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MediaTech
Fieg, la rivoluzione in sette anni: i lettori migrano dalla carta al web

Nell'arco degli ultimi sette anni, le vendite medie giornaliere di quotidiani in Italia sono diminuite di oltre 1,6 milioni di copie. Sta qui una delle cause del declino del fatturato delle societa' dell'editoria giornalistica, sono deludenti gli andamenti diffusionali e di lettura.

Se i lettori di quotidiani su carta sono calati, quelli dei siti web delle stesse testate quotidiane hanno compiuto un balzo notevole salendo da 2,7 a 3,7 milioni, vale a dire un milione in piu' di lettori sul web, con un incremento cumulato del 36,2%.

Successivamente e' pero' iniziato un declino senza interruzioni che ha visto i lettori di quotidiani su carta ridimensionarsi a 20,6 milioni a fine 2013, con una flessione cumulata del 13,4% tra il 2011 e il 2013. Lo dice la Fieg nel suo rapporto sullo stato di salute del settore, relativo al periodo 2011-2013, con la relazione presentata oggi dal presidente Giulio Anselmi con i vicepresidenti Azzurra Caltagirone e Giuseppe Ferrauto. Per i quotidiani, soprattutto a partire dal 2007, e' iniziato un declino della diffusione che si e' andato ampliando, toccando punte molto elevate nel 2011 (-6,8%) e nel 2012 (-8,1%). Il calo sembra essersi attenuato nel 2013, ma restano le dimensioni considerevoli (-5,2%). Consola, ma solo per modo di dire, che questa evoluzione negativa non riguarda soltanto l'Italia: tra il 2008 e il 2012 la diffusione mondiale dei quotidiani e' calata del 2,2%.

Nel 2012, a fronte di una media di copie vendute che sull'intero territorio nazionale e' stata di 66 copie ogni 1000 abitanti, nelle regioni meridionali la stessa media e' stata di 42 copie. Ed e' questo un gap che, lungi dal colmarsi, negli ultimi anni si e' andato consolidando, visto che nel 2010 le copie vendute per mille abitanti erano 49 al Sud (una copia ogni 20 abitanti), 82 al Centro (una copia ogni 12 abitanti) e 91 al Nord (una copia ogni 11 abitanti).

In crisi è anche la stampa periodica. Nel 2013 rispetto all'anno precedente le copie vendute dai settimanali sono diminuite del 10,7, e per i mensili la contrazione e' stata del 15,4%. Si aggiunge anche il problema rappresentato da un circuito distributivo "al cui interno permangono gravi diseconomie, la piu' evidente delle quali e' espressa da livelli di invenduto troppo elevati, con conseguente appesantimento dei costi di gestione", lamenta la Fieg. Per i quotidiani, l'incidenza delle rese su tirature e vendite e' ancora cresciuta nel 2013, passando,rispettivamente, dal 28,9 al 30% e dal 42,8 al 44,9%.

Per i settimanali, il rapporto tra rese e copie tirate e' salito dal 27,6 al 27,9%. E se al posto delle copie tirate, si mettono le copie vendute, il rapporto, nello stesso periodo, e' salito dal 39,1 al 39,5%. Per i mensili la situazione appare ancora piu' problematica. Le rese, che nel 2012 rappresentavano il 32,6% delle tirature, sono salite al 32,8%, in ragione del fatto che il loro decremento (pari al 17,3%) e' stato inferiore a quello fatto registrare dalle tirature. Il rapporto con il venduto e' invece sceso di quasi un punto (dal 57,3 al 56,0%) per la ragione inversa: il calo delle vendite (-15,4%) e' stato meno pronunciato di quello delle rese. Un risultato che pero' - ammonisce la Fieg - "sarebbe azzardato considerare come una sorta di recupero di efficienza del sistema, dal momento che questo stesso sistema, al momento attuale, produce l'abnorme fenomeno che per ogni due copie che si vendono, un po' piu' di una finisce al macero". Tra le inefficienze di tale circuito, va poi annoverata la scarsa incidenza degli abbonamenti sul totale delle copie vendute. Nel 2013, rispetto all'anno precedente, le vendite di quotidiani in abbonamento sono diminuite del 10,6%, mentre le vendite nel complesso sono scese del 10,3%. Ne e' derivato un rapporto tra le due grandezze del 9,5%, grosso modo la stessa percentuale del 2012, con una leggera tendenza all'ulteriore ridimensionamento degli abbonamenti. E se nella generalita' dei Paesi avanzati le vendite in abbonamento sono parte prevalente di quelle complessive, in Italia l'insufficienza di questo "fondamentale sbocco commerciale" si trasforma in un "handicap molto pesante, soprattutto in un momento di grave crisi come l'attuale, in quanto priva il management di uno strumento che sarebbe molto importante per stabilizzare la produzione, evitando gli effetti di repentini cali di domanda e, quindi, programmare l'attivita' con minore esposizione alle oscillazioni del mercato".

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