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MediaTech
Santoro: "Con la tv ho chiuso. Ora mi tremano le gambe"


"Certo che ho paura. Ho paura di non vedere più accendersi la lucetta rossa della telecamera, quella luce che mi ha accompagnato per trent'anni", confessa Michele Santoro in una intervista al Fatto quotidiano: "Ho paura di non ritrovare più la comunità che si è formata attorno ai miei programmi. La paura è un sentimento umano di cui dobbiamo tener conto. Sono stanco di una televisione che è diventata routine, ho bisogno di ritrovare il mio tempo, e anche - se posso dire - di sbagliare. Le cose belle vengono se non ti lasci schiacciare dal timore di fare delle cose brutte".
 
Servizio pubblico - Santoro dive addio alla tv e torna in piazza, a Firenze ("Mi tremano le gambe"), il prossimo 18 giugno: "Non finisce Servizio Pubblico, ma finisce questo format che aveva avuto inizio in un'altra piazza, era stato voluto nella più grande e finora sconosciuta forma di condivisione collettiva, di intelligenza comune". "Torno in piazza per chiudere una porta e aprirne un' altra". Ma guai a dirgli che il talk show è morto: "Fesseria ciclopica. Il talk show in quanto tale è vivo e vegeto. Renzi sarebbe nato senza il talk show? E Salvini, e Landini? La sua crisi esistenziale è dovuta invece alla modestia di un piano industriale che ha scelto, per contenere i costi, di rendere monotematica la giornata televisiva".
 
Berlusconi - "Ha costruito un mondo, contro il quale fieramente e, se posso permettermi, con un successo crescente e straordinario i nostri programmi hanno indagato denunciando la perversione istituzionale del sistematico conflitto di interessi. Berlusconi, che ci aveva fatto chiudere, che ci aveva buttati fuori dalla tv, è dovuto venire da noi alla fine per avere ascolto". Quella puntata però è stata "manipolata", continua Santoro: "Si è detto che avremmo agevolato la rincorsa di Silvio a Bersani dimenticando che nelle urne il 65% degli italiani gli ha votato contro, se si sommano le cifre del centrosinistra, di Scelta civica e dei cinquestelle. E' stato il suggello della fine". Eppure senza Berlusconi la televisione di Santoro non ha più ragione di esistere... Perché dopo di lui, ammette Santoro resta la "gente in cerca d'autore", "la società dei senza voglia". Se si può fare un mea culpa, l'errore è stato di dimenticare "che quella comunità costruita effettivamente intorno alla battaglia contro il conflitto di interessi non potesse avere una vita ulteriore, una prospettiva di più lungo respiro".
 
Travaglio - "La mia amicizia con Marco si è cimentata e poi consolidata nella resistenza a oltranza al berlusconismo. Quell'amicizia umana e professionale ha visto nascere una comunità grande, enorme. Il mio timore è che abbiamo trascurato questa realtà così vitale. Marco pensa che l' obiettivo di un giornalista, anzi la pratica quotidiana del giornalismo sia quella di opporsi al potere costituito. Certo, criticare il potere costituito è un dovere del giornalista. Ma non condivido il fatto di stare dalla parte dell'opposizione come principio". "Perciò ho bisogno di qualcosa di più, di sentirmi parte e anche protagonista della fatica di costruire un mondo migliore".

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