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Selvaggia Lucarelli sbaglia bersaglio della polemica: "Quello spot non è mio"
Selvaggia Lucarelli

Lucarelli contro Casiraghi... ma lo spot è di un'altra agenzia

E’ di pochi giorni fa l’ennesima polemica elevata da Selvaggia Lucarelli contro Chiara Ferragni, colpevole – secondo la commentatrice – di aver devoluto in beneficenza il suo cachet per la partecipazione al Festival di Sanremo all'associazione D.I.RE, donne in rete contro la violenza, che gestisce oltre 100 centri antiviolenza e più di 60 case rifugio in tutta Italia, in quanto ispirata da logiche di marketing.

Polemica che ovviamente in 48 ore si è affievolita sino a spegnersi. Ma non sui social della Lucarelli che, esaurito il filone Ferragni/beneficenza, ha spostato la mira e se la prende ora con comunicatori e giornalisti che hanno espresso opinione diversa dalla sua posizione.

Leggi anche: Lucarelli o Ferragni? I pubblicitari stanno con Chiara. Chi preferisci? Vota

Quali, ad esempio, il famoso creativo Cesare Casiraghi  - che dichiarava proprio su questo giornale che la beneficenza, anche comunicata, è sempre positiva -  oggi attaccato pesantemente dalla Lucarelli che gli rinfaccia  una campagna pubblicitaria di 7 anni fa, a suo parere maschilista.

Peccato solo che non fosse Casiraghi il pubblicitario di quegli spot! L'interessato, nel leggere i post apparsi sui social della Lucarelli, ride sulla cosa: “Se non me lo segnalavate non l’avrei neanche notato. Evidentemente la giornalista e opinionista è attiva su così tanti tavoli dialettici che nella frenesia ha fatto confusione o si è mal documentata. La campagna di cui parla non è mia ne della mia agenzia”.

Gioco-partita-incontro per il pubblicitario col codino

“Peccato – gli fa eco Davide Ciliberti della società di comunicazione Purple & Noise PR - perchè Selvaggia Lucarelli, inconsapevolmente, visto che a mio parere il suo obiettivo era evidentemente quello di ottenere visibilità e like cavalcando l'onda-Ferragni, pratica peraltro cui è ‘abbonata’ a quanto pare – riflette Ciliberti -  aveva intercettato un bel tema: quello della comunicazione sulla beneficenza, che più in generale poteva anche essere allargato a quello più ampio del brand activism” ovvero quando, tra l'altro, le aziende 'sposano' - facendo campagne pubblicitarie - cause sociali. “Tema peraltro molto attuale e su cui noi operatori ci confrontiamo e riflettiamo quotidianamente posto che in tal senso – riflette l’esperto - , non può esserci una regola ma molto buon senso ed onestà intellettuale, anche perchè poi comunque il giudizio arriva sempre e comunque dal consumatore, implacabile nel premiare o castigare il brand con maggiori o minori acquisti del prodotto”.

 

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Tags:
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