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Medicina
Covid-19, speranza in un farmaco scoperto dall’intelligenza artificiale

Un algoritmo, un sistema di intelligenza artificiale, durante il pieno della pandemia da Covid-19, aveva rilevato che un farmaco già approvato per il trattamento dell'artrite reumatoide avrebbe potuto essere efficace contro la malattia.

Due anni dopo, uno studio con più di 1.500 pazienti ricoverati per Covid negli ospedali di 12 paesi ha dimostrato che questo farmaco, il Baricitinib, è uno dei pochi trattamenti conosciuti in grado di salvare vite umane contro la malattia.

Il trial è stato portato avanti tra  la seconda e la terza ondata, e ha mostrato che se questo farmaco viene somministrato insieme a trattamenti noti, come il Desametasone e l’antivirale Remdesivir, la mortalità da Covid si riduce del 5% in termini assoluti, una vita ogni 20 pazienti.

Questo piccolo successo però sta ancora a dimostrare che i vaccini rappresentano al momento l’arma più efficace contro il Coronavirus.

In ogni caso molti clinici confermano la vitalità del nuovo medicamento. “ Abbiamo fatto questo studio quando molte persone non erano ancora vaccinate e la mortalità era parecchie volte superiore a quella attuale-dichiara Vicente Estrada, responsabile delle malattie infettive all'Hospital Clínico di Madrid e uno dei promotori dello studio-Ora i pazienti che abbiamo sono negazionisti e anziani molto fragili. Sebbene la situazione sia meno grave, si continua a morire e questo farmaco può in parte salvare alcune vite”.

Baricitinib, a marchio Olumiant, è un farmaco dell’americana Lilly, finanziatrice dello studio. Opera riducendo le citochine, proteine ​​infiammatorie prodotte dal sistema immunitario che provocano nel paziente una tempesta mortale.

Baricitinib, secondo lo studio, riduce la mortalità dei pazienti che si trovano in uno stadio intermedio di Covid. Quando cioè i pazienti mostrano polmonite in entrambi i polmoni e segni di infiammazione. Potrebbero aver bisogno di ossigeno ma non sono ancora completamente caduti nella tempesta infiammatoria o sono entrati in terapia intensiva. È proprio a questo punto che il farmaco può impedire il disastro.

Tutto ciò è confermato anche da Eugene Wesley Ely, medico della Vanderbilt University (USA) e autore principale del lavoro.

Si tratta della più grande riduzione della mortalità registrata in uno studio di questo tipo, studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases.

Le autorità sanitarie statunitensi hanno approvato l'uso del farmaco in pazienti ricoverati che ricevono ossigeno ma non hanno ancora raggiunto il punto di massima gravità o ricovero in terapia intensiva.

"Senza farmaci, la mortalità dei pazienti sarebbe di circa il 16%", spiega Jesús Sierra, responsabile del registro della Società spagnola di farmacia ospedaliera, database di 16.000 pazienti.

"Il Desametasone lo ridurrebbe al 13% e con l'aggiunta di Raricitinib rimarrebbe all'8%, quasi la metà-precisa-il costo per paziente è di 325 euro, quindi evitare un decesso significherebbe una riduzione di  spesa di circa 6.500 euro”.

La comunità scientifica è comunque concorde nel vedere il farmaco come un piccolo successo ma non qualcosa di veramente risolutore. La battaglia contro l’infezione è ancora molto lunga. Ma la speranza è che tutti vengano vaccinati mentre, nel frattempo, altri farmaci passino il processo di approvazione. Tra questi c'è la plitidepsina, un promettente antivirale prodotto in Spagna, 100 volte più potente del Remdesivir.

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