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Medicina
Fumo e Coronavirus, ISS: Durante il lockdown 436mila svapatori in più
Enrico Ziino, Head of Corporate Affairs South East Europe di Imperial Brands

L’intervista di Affari a Enrico Ziino, Head of Corporate Affairs South East Europe di Imperial Brands

Il coronavirus ha impattato anche sulle abitudini dei fumatori; uno studio dell’ISS, realizzato in collaborazione con l’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri, l’Università Vita-Salute S. Raffaele, l’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete Oncologica (ISPRO) e la Doxa, e presentato durante il No Tobacco Day del 31 maggio scorso, testimonierebbe la diminuzione durante il periodo del lockdown del numero di fumatori di sigaretta tradizionale.

Ad aumentare in maniera decisiva sono però i consumatori di tabacco riscaldato e di e-cig: i dati raccolti parlerebbero di 436mila svapatori in più durante il lockdown.

Per la precisione gli utilizzatori (occasionali e abituali) di sigaretta elettronica prima del lockdown erano l’8,1% della popolazione italiana (18-74 anni). Durante il lockdown la percentuale è schizzata al 9,1%.

Bisogna precisare che l’esercito degli svapatori è molto diversificato: “Tra gli utilizzatori di sigaretta elettronica durante il lockdown, il 38,9% ha incrementato il numero di puff, il 18,0% ha ripreso regolarmente ad utilizzarla, il 17,0% era un consumatore occasionale ed è diventato abituale (tutti i giorni), il 13,0% la utilizzava raramente (1-2 volte nella vita) ed è diventato un consumatore abituale, il 13% non l’aveva mai provata prima del lockdown”  ( clicca qui per consultare la ricerca) . 

Risulta evidente che questi dati raccontano innanzitutto una maggiore attenzione della popolazione verso la salute, valore che è stato senz’altro messo in primo piano dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo.

Ma i prodotti alternativi al fumo fanno davvero meno male? Questa la questione che continua a dividere la comunità scientifica globale.

Nel 2015 l’autorità di salute pubblica britannica aveva affermato che le e-cigarette sono per il 95% meno dannose rispetto al tabacco ed espongono a pericoli decisamente inferiori rispetto a quelle tradizionali.

In uno studio congiunto del King’s College di Londra e della Queen Mary University sempre della capitale inglese si legge infatti che “mentre il vaping potrebbe non essere al 100 per cento sicuro, la maggior parte delle sostanze chimiche che creano malattie collegate al fumo sono in esso assenti e quelle presenti comportano un pericolo limitato”.

Il dibattito continua tuttavia ad essere accesso, si è concluso infatti la scorsa settimana l’importante appuntamento con il Global Nicotine Forum, quest’anno interamente online, che ha visto la partecipazione di medici e esperti in sanità pubblica e politiche di controllo del tabacco.

È proprio il concetto di “pericolo limitato”, come espresso più sopra, a costituire il perno del dibattito: il messaggio principale emerso dal GNF è che, considerando la difficoltà di molti fumatori a smettere, bisognerebbe puntare maggiormente su politiche sanitarie della riduzione del danno.

Anche la pandemia del fumo continua infatti a mietere le sue vittime: “Il fumo è la principale causa di malattie non trasmissibili (NCD): uccide la metà di tutti coloro che fumano. Lo studio Global Burden of Disease stima che il fumo abbia rappresentato direttamente 7,1 milioni di decessi prematuri nel 2017, con ulteriori 1,2 milioni di decessi attribuibili al fumo passivo” ricorda il Global Nicotine Forum.

Occorrerebbe quindi incentivare il passaggio a prodotti alternativi come la sigaretta elettronica e il tabacco riscaldato, dispositivi che, pur non essendo totalmente privi di rischio, diminuirebbero gli effetti negativi legati al fumo delle normali sigarette.

Per capirne di più ne abbiamo parlato con Enrico Ziino, Head of Corporate Affairs South East Europe di Imperial Brands, uno dei player principali a commercializzare sigarette elettroniche in Italia.

I danni alla salute legati al fumo di sigarette sono ormai noti, eppure molti sono i fumatori che non riescono a smettere. Alcuni esperti, come emerso anche in occasione del GNF, convengono nel ritenere il cosiddetto approccio della “riduzione del danno”, un metodo valido per  contrastare questo fenomeno. Ci può spiegare cosa s’intende?

Quello della “riduzione del danno” è un concetto che sempre più esponenti della comunità scientifica hanno iniziato ad approcciare, e con loro alcune istituzioni per la salute pubblica, prima tra tutte Public Health England. Alla luce di un numero ancora così elevato di fumatori nel mondo e con l’arrivo di nuovi prodotti potenzialmente meno dannosi per la salute perché privi di tabacco e combustione, si sta capendo che ci sono ancora molti fumatori adulti che, nonostante le numerose campagne e politiche anti tabagismo, non vogliono o non riescono a smettere di fumare. Riduzione del danno in un’ottica di salute pubblica significa dunque tenere in considerazione tutte le possibilità che potrebbero essere adottate dai fumatori adulti per ridurre il più possibile i danni causati dalla combustione, in un percorso graduale verso l’abbandono del fumo e della dipendenza dalla nicotina.

Spesso l’opinione comune è che non esistano degli studi scientifici validi sui danni alla salute legati ai prodotti alternativi al fumo, ma, in realtà, le ricerche sono molte e continuano a pullulare. Come mai, a suo avviso, non si riesce ad arrivare a una conclusione che possa sdoganare definitivamente l’uso di questi prodotti?

La sigaretta elettronica è un prodotto relativamente giovane, studi legati all’uso nel lungo periodo non sono per questo ancora possibili. Ma c’è un forte interesse da parte della comunità scientifica proprio per le ragioni che dicevamo e in effetti le pubblicazioni scientifiche, sia indipendenti si realizzate dall’industria aumentano: ciò che però ancora prevale è una certa diffidenza nei confronti di un prodotto che rilascia nicotina. Imperial Brands sta investendo in questo molte risorse affinché i fumatori adulti che scelgono myblu sappiano che si tratta di un dispositivo supportato da una solida base scientifica e da alti standard di qualità. E al contempo promuove e auspica un dialogo costruttivo con le istituzioni in merito alle numerose evidenze scientifiche che riconoscono il vaping come uno strumento potenzialmente meno dannoso. 

Come si ripercuote tutto questo sui consumatori? Gli svapatori sono in aumento?

Ricerche interne e di settore ci dicono che i vapers in Italia aumentano in maniera costante almeno dal 2015. I dati resi pubblici in occasione del No Tobacco Day in Italia confermano a nostro avviso come i consumatori siano attenti e sempre più consapevoli, per questo crediamo fortemente nella scienza, nella ricerca, nella divulgazione dei risultati e nel dialogo con le istituzioni preposte. Quando la disinformazione ha prevalso, prima che venissero poi ritiratele le accuse alle sigarette elettroniche come è accaduto durante il caso EVALI negli Stati Uniti lo scorso anno, la paura ha semplicemente portato molti vapers a tornare alle sigarette tradizionali.

Non sempre i fumatori riescono, attraverso l’utilizzo di sigaretta elettronica o simili, a smettere definitivamente con le normali sigarette. Come si possono incentivare ulteriormente questi consumatori? Quale può essere il ruolo degli aromi?

Naturalmente l’eventuale passaggio al vaping non è scontato o automatico per chi vuole abbandonare le sigarette tradizionali. Oltre che la nicotina, per il fumatore sono importanti la gestualità, la ritualità, il sapore della sigaretta. Per questo gli aromi sono un elemento fondamentale. Tendenzialmente i fumatori, nell’approcciare il vaping, cercano qualcosa che li mantenga nell’ambito delle loro abitudini. La vasta gamma di aromi esistenti ad esempio nei nostri pod ha dunque come scopo iniziale quello di attirare l’attenzione e incuriosire permettendo al consumatore di restare nello spazio di comfort dato dall’aroma al tabacco (a cui è già abituato), o al contrario di spaziare e individuare l’aroma che gli si addice di più allontanando potenzialmente il rischio di un ritorno al fumo tradizionale, ed eventualmente riducendo anche il contenuto di nicotina fino ad arrivare anche a 0%. 

Quali sono gli ingredienti basilari che compongono i liquidi delle vostre sigarette elettroniche?

La potenziale riduzione del danno dei prodotti per il vaping rispetto alle sigarette tradizionali dipende dalla semplice considerazione che le sigarette elettroniche non contengono tabacco e non generano combustione: il rilascio delle migliaia di sostanze cancerogene provocato dalla combustione di sigarette semplicemente non avviene. I liquidi per il vaping contenuti nei nostri pod sono composti da pochi e semplici elementi: acqua, aromi, nicotina (dove presente) glicole propilenico e glicerina vegetale per permettere la formazione del vapore.

Il caso EVALI negli USA ha evidenziato come alcuni prodotti illeciti, liquidi e aromi, possano sfuggire al controllo e provocare danni anche seri che finiscono per ripercuotersi sui consumatori. Dietro ai vostri prodotti c’è un continuo lavoro di ricerca e sviluppo, ci può spiegare in che modo garantite la qualità e il controllo dei vostri aromi?

Imperial Brands ha deciso di investire risorse e conoscenza nello sviluppo di qualcosa di migliore per i fumatori adulti. Device e liquidi vengono sottoposti a oltre 30 test di sicurezza prima dell’immissione in mercato e gli oltre 300 scienziati che lavorano nei nostri laboratori di Nerudia sono impegnati ogni giorno nel raggiungimento di standard sempre più elevati. myblu inoltre è una sigaretta elettronica a sistema chiuso, questo significa che i pod, o cartucce, vengono riempiti e sigillati in ambienti sterili con liquidi sottoposti a numerosi controlli e test qualitativi prima di essere immessi in commercio. Di conseguenza non possono essere manomessi e non vi può essere aggiunta nessuna sostanza diversa, non controllata o illecita. Anche la vendita attraverso il canale delle tabaccherie fa parte dell’insieme di scelte che abbiamo effettuato per permettere ai fumatori adulti di trovare i prodotti e le informazioni nello stesso luogo in cui si recano abitualmente e per non far incontrare questi stessi prodotti ai minori.

 Infine la vendita online, attiva per la nostra sigaretta elettronica da un anno, è vincolata da verifiche sulla maggiore età, così come confezioni, denominazioni dei prodotti e descrizioni, tipologia di aromi, vanno incontro ad un pubblico adulto evitando riferimenti che possano suscitare interesse e appeal sui minori

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