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Medicina
Fumo, lo stop entro i 45 anni riduce il rischio di mortalità del 90%

Smettere di fumare il più presto possibile: entro i 35 anni il rischio di mortalità è simile ai non fumatori

Il fumo, è risaputo, fa male, rappresenta una cattiva abitudine che trascina con sé, ogni anno, milioni di vite. Fortunatamente però anche le peggiori abitudini, soprattutto se prese in giovane età, possono essere modificate. In questo modo, dimenticandosi cioè la sigaretta, è scientificamente provato che si riducono i danni e i rischi a lungo termine in maniera significativa. Sono stati molti gli studi che hanno voluto calcolare quando, il momento di fermarsi con il fumo, pareggerebbe i rischi per la salute di chi comincia da giovane a fumare e di chi invece non ha mai fumato. "Jama Network Open", su questo tema, ha pubblicato uno studio approfondito. Sono state raccolte testimonianze da oltre  mezzo milione di persone negli Stati Uniti ed è stato calcolato che le persone che hanno smesso di fumare prima dei 35 anni hanno avuto negli anni successivi un rischio di mortalità simile a quello delle persone che non hanno mai fumato.

Fumo, smettere prima dei 45 anni riduce il rischio di mortalità del 90%

Smettere di fumare prima dei 45 anni, secondo i ricercatori, riduce del  90% il rischio di mortalità rispetto a coloro che continuano a fumare e del 66% se l’addio al fumo avviene prima dei 64 anni. Il team, guidato da Blake Thompson, dell'American Cancer Society in Georgia (USA), ha calcolato che “con queste percentuali, molto probabilmente, oltre il 40% dei decessi di coloro che hanno fumato e il 60% di quelli dei fumatori attuali potrebbero essere attribuiti al tabacco. Decessi provocati da tumori, problemi cardiovascolari e respiratori. Le patologie che verrebbero così ridotte  sarebbero i decessi per cancro, patologie cardiovascolari o respiratorie. Nei dati si osserva pure che la mortalità totale si triplica nel caso della popolazione bianca e si raddoppia in quelle ispaniche e afro.

Fumo, smettere il più presto possibile: gli studi confermano la riduzione del rischio di mortalità

Altri studi hanno confermato queste percentuali. Ad esempio uno studio pubblicato dalla prestigiosa “The Lancet” ha rilevato che, smettendo il fumo prima dei 40 anni, il rischio di morte associato al tabacco si riduceva del 90% e quasi a zero se lo stop era fatto prima dei 30 anni. Molti sanitari sono concordi nell’evidenziare i processi con cui il fumo danneggia e perchè smettendo molti danni terminano “quando si fuma si inala la nicotina e 4.000 altre sostanze e quando si smette di fumare quell'esposizione cessa. Con esso il danno diretto della nicotina, l'infiammazione acuta, l'accumulo di metalli pesanti e materiali oncotossici o l'accorciamento dei telomeri. Come questo succeda è difficile spiegarlo, ma succede”.

In ogni caso però la maggioranza della comunità scientifica che studia i danni del fumo sembra essere d’accordo nel ritenere che smettere di fumare sia più vantaggioso se fatto subito. I benefici iniziano pochi giorni dopo aver smesso di fumare. Le cifre dei danni causati dal tabacco sono enormi. Tuttavia molti rimangono convinti  la colpa non sia tutta del fumatore, che risulta essere in molti casi una specie di vittima. Vittima di un'industria del tabacco potente , capace di strategie per aumentare la sua quota di mercato con nuovi fumatori al posto di quelli persi. In ogni caso studi come quello appena pubblicato mostrano che smettere di fumare, e soprattutto farlo il prima possibile, ha enormi benefici per la salute del fumatore e di conseguenza pure sui bilanci della sanità pubblica.

 

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