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Medicina
Mai più ‘matti da legare’. Sparisce, dal 2023, la ‘contenzione meccanica’
Contenzione meccanica

Mai più ‘matti da legare’. Dopo l’annuncio del Ministro Speranza alla Seconda Conferenza Nazionale Per una salute mentale di comunità  (il primo appuntamento fu nell’ormai lontanissimo 2001) la bozza di accordo è stata inviata a Regioni e Comuni per essere poi approvato definitivamente dalla Conferenza Stato-Regioni. Per la cura delle malattie mentali è questo un passaggio storico.

Si vuole arrivare, entro il 2023, a un “definitivo superamento della contenzione meccanica in tutti luoghi della salute mentale”. La pratica viene usata ancora oggi in diverse strutture, in particolare per i trattamenti sanitari obbligatori (i famigerati TSO).
 

Una pratica pericolosa
Nel testo si evidenzia come nei servizi di Salute Mentale “contenzione è pratica diffusa, a volte routinaria anche se sommersa” e anche se dati recenti non sono disponibili “le ultime rilevazioni disponibili evidenziano che l’85% delle strutture fa ricorso alla contenzione e che questa si accompagna di norma ad altre limitazioni della libertà personale” come la porta chiusa, le perquisizioni e le spoliazioni delle persone al momento del ricovero e perfino dei familiari in visita.

La contenzione meccanica, in particolare se prolungata, “produce esiti psicofisici negativi: organi e funzioni possono essere danneggiati direttamente dalla pressione o dal mal posizionamento del mezzo di contenzione. In letteratura sono descritte abrasioni della cute, compressione dei nervi, ischemie di arti e organi. Inoltre l’immobilità può produrre tromboembolia polmonare, piaghe da decubito e uretriti per il ricorso all’uso del catetere quando una persona è legata. Gli esiti infausti arrivano fino alla morte”.
 
Nel documento si evidenzia come gli operatori ricorrano alla contenzione meccanica a causa “dell’aggressività minacciata o agita dal paziente verso se stesso o gli altri”. Inoltre frequentemente la giustificazione fornita è la carenza di personale ma come dice il Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti “Questa motivazione è fallace”. Dalle ricerche infatti emerge che le “variabili che più incidono sul ricorso alla contenzione sono la cultura, l’organizzazione dei servizi, l’atteggiamento degli operatori che rivestono un ruolo decisivo più della gravità dei pazienti e del loro profilo psicologico”.
 
Il Ministero fornisce 7 raccomandazioni che dovranno essere adottate dalle Regioni.
 - Attivare percorsi di riconoscimento delle pratiche limitative delle libertà personali
- Assumere iniziative per conoscere e monitorare la contenzione meccanica
- Garantire le attività di formazione a tutte le operatrici e gli operatori
- Rispettare i diritti e la dignità delle persone
- Organizzare servizi di salute mentale e di NPIA integrati, inclusivi e radicati nel territorio
- Garantire la qualità dei luoghi di cura e l’attraversabilità dei servizi
- Promuovere il lavoro di equipe e il lavoro in rete

 

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