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Medicina
Salute, le sei regole per un cuore perfetto
La trombosi uccide più del cancro e dell’Aids

di Nancy Squitieri

Le regole per un cuore perfetto? Le spiega ad Affaritaliani.it il Dott. Roberto Meazza, cardiologo e responsabile del Day-Service ipertensione malattie dell’apparato cardiovascolare dell’Università di Milano, secondo il quale “Per avere un cuore sano è innanzitutto importante fare una netta distinzione tra la prevenzione primaria e quella secondaria. La prima dovremmo conoscerla e applicarla tutti, la seconda invece coinvolge chi, nel corso della propria vita, ha avuto un eventocardiovascolare, e risulta per questo più a rischio, e statisticamente predisposto a riammalarsi”.

1. La prevenzione prevede l’applicazione di alcune semplici regole e consiste in un primo momento nell’inquadrare e monitorare i fattori di rischio non modificabili, ovvero familiarità, sesso del paziente e razza, per poi agire su tutti quelli modificabili. Questo significa che molto dipende da noi. I fattori di rischio modificabili, infatti, riassumono un po’ il nostro stile di vita: la nostra alimentazione, il controllo del girovita, che nell’uomo non dovrebbe mai superare i 100 cm e nella donna gli 85 cm, la vita sedentaria. A questi poi vanno aggiunti ulteriori ed eventuali fattori di rischio quali la dislipidemia, l’ipertensione, il diabete e le malattie cronico - degenerative. La notizia confortante è che anche su questi possiamo intervenire .

Per calcolare l’effettivo rischio per ognuno, si utilizzano apposite tabelle, tra le quali in Europa la più diffusa è la SCORE, che permette di incrociare i dati del paziente con i valori delle sueanalisi, dando un risultato numerico preciso su cui costruire eventuali comportamenti.

2. Sempre secondo il Dott. Meazza: "Fortunatamente accanto a quelli di rischio esistono anche i fattori cosiddetti di protezione, che, pur non essendo ufficiali, sono universalmente riconosciuti: un buon DNA, il luogo dove viviamo, cioè la vicinanza di una struttura sanitaria funzionale, e l’essere ben seguiti, ovvero avere come interlocutore un buon medico. Così come esistono gli errori comuni, frutto di convinzioni errate, tra i quali i più diffusi sono:l’abitudine alle cure fai da te e il sottoporsi casualmente ad esami medici vari in assenza di sintomatologia specifica”.

3. Anche il tanto dibattuto colesterolo merita un approfondimento: le tabelle di rischio sono vecchie e quindi si basano sul colesterolo totale. Oggi invece si sa che bisogna distinguere tra quello buono, o HDL, sul quale si agisce con l’attività fisica, e il cattivo, o LDL sul quale si interviene modificando lo stile di vita e non necessariamente utilizzando farmaci specifici. Ovviamente questo non è possibile nel caso di prevenzione secondaria, dove diventa invece indispensabile la somministrazione di farmaci come ad esempio quelli a base di statine.

4. E se volessimo sostituire i medicinali con rimedi naturali? “Perché no”, aggiunge Meazza, “Ma solo se rigorosamente preparati da gente brava, fatti bene e soprattutto titolati bene. Ovvero chiari dal punto di vista del dosaggio. Sappiamo infatti che nel caso delle erbe, l’eventuale sottodosaggio ne rende inutile l’assunzione, mentre il sovradosaggio può provocare tossicità”.

5. In ogni caso a partire dai vent’anni è buona prassi misurare la pressione due volte all’anno. In particolar modo con l’arrivo dell’estate se si è anziani o in terapia cardiaca, è opportuno un passaggio dal proprio medico curante, poiché il caldo e i luoghi di vacanza come la montagna, comportano cambiamenti di pressione che vanno necessariamente gestiti. Fortunatamente oggi ci si sottopone di più ai controlli di routine rispetto al passato, pertanto sembrerebbe superfluo specificare che dopo i 45 anni tutti dovrebbero essersi sottoposti almeno una volta nella vita ad un elettrocardiogramma.

6. Infine tra i fattori di rischio modificabili non potevamo tralasciare l’immancabile fumo di sigarette, che andrebbe totalmente abolito, mentre nel caso specifico di sigari e pipe sembrerebbe tollerato a patto di non superarne uno/una a settimana. Attenzione però: su questo fronte gli studi scientifici non sono ritenuti sufficienti a fornire dati certi e soprattutto, considerata la forte connessione che esiste tra questi e i rischi di malattie tumorali, rimarrebbero ben pochi dubbi sul farne o no completamente a meno.

Tags:
salutecuorecardiologia
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