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“Verdura a cena, notte più serena”: come prevenire cancro e diabete

Una sostanza naturale per contrastare l’azione infiammatoria di patologie gravi: Affari ne parla con il farmacologo e biochimico Mauro Miceli

“Verdura a cena, notte più serena”: come prevenire cancro e diabete
Ragazza verdura

Diabete e cancro, gli “alimenti funzionali” sono un’arma per combatterli. Lo studio

Può una sostanza naturale contenuta in una verdura combattere i radicali liberi, agire contro l’infiammazione, addirittura contrastare diabete e cancro? La risposta è si.

Si chiamano alimenti funzionali. Ergo, alimenti che contengono sostanze capaci di influire sulla nostra salute. Il mirtillo ad esempio lo è per le funzioni cardiovascolari, o il riso rosso fermentato grazie a una statina naturale, la monacolina k, in grado di combattere il colesterolo. Anche broccoli e cavoli, facenti parte delle crucifere, sono alimenti funzionali, perché contengono un composto vegetale naturale, il sulforafano”. Mauro Miceli, farmacologo, biochimico, docente aggregato in scienze di laboratorio bio mediche all’Università di Firenze, già titolare di direzione tecnica di laboratorio regionale Sanità pubblica a Firenze commenta gli ultimi studi che parlano addirittura di contrasto al diabete.

Come agisce il sulforafano contro  il diabete?

La scoperta è di un gruppo di ricercatori della Lund University, in Svezia:  hanno evidenziato che il sulforafano contenuto  nelle Brassicacee, verdure di cui fanno parte i cavoli, i cavoletti di Bruxelles e i broccoli, va ad agire sui geni che predispongono al diabete. 

La scienza epigenetica ci dice da tempo che gran parte della nostra espressione genica è influenzata dall’ambiente.

Vuol dire che possiamo controllare come si esprimono i nostri geni?

Assolutamente si. Il sulforafano è una molecola capace di agire sulle funzioni dei geni senza alterare la sequenza nel DNA. Cioè, detto in parole semplici, fa si che il gene si esprima in modo  favorevole in termini di effetti sulla salute. Il sulforafano ha importanti proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e una azione importante contro i radicali liberi.

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In che modo e in che dosi cavolfiori e broccoli ci aiutano a combattere diabete, radicali liberi e forme infiammatorie?

Come alimenti funzionali, vanno consumati senza quasi cuocerli, al massimo al vapore, almeno tre volte la settimana: cuocendoli purtroppo si distrugge un enzima fondamentale per consentire al sulforafano di liberarsi. Questa sostanza non è disponibile subito, ma è in legame con una molecola zuccherina: per liberarla gli ortaggi vanno tagliati prima di cuocerli e soprattutto vanno cotti poco e al vapore. Oppure lo si assume sotto forma di estratto: in questo modo il sulforafano diventa un nutraceutico, ovvero il principio biologicamente attivo dell’alimento funzionale. Con aggiunta di licopene, tratto dai pomodori, ne traiamo uno dei più potenti antiossidanti a nostra disposizione. Esso, secondo la recente letteratura, risulta utile per controllare il livello dei lipidi e del colesterolo ed evitare che questo subisca modifiche come ossidazione e glicazione, che potrebbero portare a patologie.

Inoltre, i germogli di broccoli, che hanno dimostrato di avere il massimo contenuto di sulforafano, contengono vitamine, acido folico, minerali come calcio, ferro e potassio e un’ampia quantità di antiossidanti (carotenoidi, flavonoidi, clorofilla e glucosinati).

Quali altre proprietà ha questa molecola?

Dagli studi fatti emergono azioni anti-tumorali, anti microbiche e anti virali. In particolare, il sulforafano è capace di aumentare nel DNA l’espressione del gene Nrf2. Questo gene va a stimolare la produzione degli antiossidanti endogeni della cellula ed è antagonista di un altro gene che al contrario è  ossidante e ad azione fortemente infiammatoria  (NFkb, citochina pro-tumorale).

Quindi possiamo parlare di azione anti tumorale?

Bloccare il gene NFkb significa agire sui meccanismi di base del cancro. Questo gene è coinvolto nella angiogenesi, ovvero nello sviluppo di vasi sanguigni tumorali che ne favoriscono la proliferazione e metastasi. Si è visto che  un consumo importante di brassicacee  (dalle 3 alle 5 volte a settimana)  portava una riduzione del rischio dal 30 al 40%. In particolare, si è riscontrata una riduzione sia sui tumori mammari, che su quelli prostatici e dell’ovaio.

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Come valutate la validità di questi studi?

Qui c’è da fare una puntualizzazione molto chiara.  Per le molecole naturali non ci sono i test su larghissima scala o gli studi randomizzati che vengono fatti sui farmaci con l’impiego di forti risorse finanziarie.  

Ma questo tipo di medicina, che io chiamo matematica, non tiene conto delle specificità dell’individuo, valuta tutto in termini di medie e risultati statistici. Nel campo dei nutraceutici e degli alimenti funzionali, pur non avendo disponibile molte metanalisi, ovvero studi controllati ad alta significatività statistica, si possono comunque mettere insieme mettendo insieme più studi significativi per arrivare a conferme comunque importanti, questo è essenziale capire.

Che differenza c’è fra un alimento funzionale come il sulforafano, un nutraceutico e un farmaco?

Come accennato prima a proposito di sulforafano e broccoli, lo spiegherò usando come esempio il mirtillo, che è diventato farmaco vero. Nasce come alimento funzionale, chi lo mangiava aveva benefici alla circolazione periferica, soprattutto alla microcircolazione, ad esempio si era visto da studi osservazionali che ai piloti della RAF durante la  guerra davano composti a base di concentrato di mirtillo per  aumentare la  capacità  visiva. Poi l’estratto (nutraceutico) ha confermato proprietà importanti sulla circolazione venosa periferica, previa studi su larga scala e controllati che hanno confermato l’efficacia; ragion per cui l’estratto standardizzato del mirtillo, a concentrazioni più elevate, è diventato un vero e proprio fito-medicinale ovvero un farmaco vegetale.

Spesso sui nutraceutici c’è l’obiezione che non esistano studi clinici randomizzati e controllati ma…va anche detto che spesso tanti professionisti del settore medico e sanitario in generale, per mia personale esperienza, non sanno interpretare in modo corretto gli studi clinici biostatistici per capire quali hanno effettivamente un valore e quali molto meno. E questo è un problema che va risolto con un’adeguata formazione post-dottorale, ma no profit:  questo è un punto fondamentale per effettuare adeguate scelte terapeutiche in modo indipendente e non condizionato .