Fabrizio Corona chiude con un patteggiamento un altro capitolo giudiziario della sua lunga vicenda processuale. L’ex agente fotografico ha concordato una pena di dieci mesi, convertita in una sanzione pecuniaria, nel procedimento milanese in cui era accusato di bancarotta fraudolenta per una presunta distrazione da circa 1,1 milioni di euro. L’accordo, raggiunto con il consenso della Procura di Milano, è stato accolto dalla seconda sezione penale del Tribunale, presieduta da Nicola Clivio. La pena è stata calcolata in continuazione con una precedente condanna definitiva legata al fallimento di una delle società riconducibili a Corona.
L’acquisto della casa in zona corso Como
Secondo l’impostazione accusatoria, Corona avrebbe agito come amministratore di fatto della Fenice, società poi dichiarata fallita, sottraendole circa 1,1 milioni di euro e provocando un danno patrimoniale ritenuto di rilevante entità. Il denaro sarebbe stato utilizzato nel marzo del 2008, senza delibere o ratifiche societarie, per finanziare parte dell’acquisto di un appartamento in via De Cristoforis, nei pressi di corso Como. L’immobile, nel quale Corona non vive più da tempo, sarebbe stato inoltre intestato fittiziamente a un amico e collaboratore dell’ex fotografo dei vip. La difesa, rappresentata dall’avvocato Ivano Chiesa, aveva presentato nei mesi scorsi la richiesta di patteggiamento, ottenendo il via libera del pubblico ministero Luigi Luzi. Corona ha anche versato circa 40mila euro a titolo di risarcimento all’Agenzia delle Entrate.
La difesa di Corona: “Non abbiamo rubato niente”
Nel giugno del 2025 Corona si era presentato personalmente in aula, sostenendo di volersi difendere nel merito e respingendo le accuse. “Noi non abbiamo debiti con nessuno, non abbiamo mai rubato niente a nessuno, anzi avevamo crediti che non ci sono stati pagati”, aveva dichiarato durante un’udienza. L’ex agente fotografico aveva terminato nel settembre del 2023 di scontare, dopo oltre dieci anni, le condanne definitive accumulate nelle diverse vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto.
Il pm chiede l’assoluzione della madre
Nello stesso procedimento è imputata, con rito abbreviato, anche la madre di Corona, Gabriella Privitera, formalmente indicata come amministratrice della società. Per lei, tuttavia, il pm Luzi ha chiesto l’assoluzione, ritenendo che fosse inconsapevole del ruolo ricoperto e delle operazioni compiute dal figlio. “Era una madre all’oscuro di quello che il figlio poteva fare o non fare e che ha sempre visto il figlio lavorare. Un figlio che le ha chiesto di mettere delle firme e lei lo ha fatto. C’è assenza di dolo da parte sua”, ha sostenuto in aula la sua avvocata Cristina Morrone. La sentenza nei confronti di Gabriella Privitera è attesa per il prossimo 15 settembre.

