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Che cosa si sono detti Sala e Schlein ieri: le primarie a Milano, le tensioni con il Pd, il futuro (a Roma?) del sindaco

Incontro di oltre un’ora tra il sindaco di Milano e la segretaria del Pd. Dopo le tensioni con i dem milanesi, si apre il dossier Comunali 2027: nodo candidato, rapporto con Azione e Movimento 5 Stelle, e il possibile futuro politico di Sala

Che cosa si sono detti Sala e Schlein ieri: le primarie a Milano, le tensioni con il Pd, il futuro (a Roma?) del sindaco

Più che una semplice visita istituzionale, il faccia a faccia tra Beppe Sala ed Elly Schlein a Palazzo Marino ha avuto il sapore di una verifica politica. Dopo settimane di attriti tra il sindaco e una parte del Pd milanese, la segretaria nazionale dem e il primo cittadino si sono incontrati per oltre un’ora, in un colloquio definito dagli staff “proficuo” e dedicato alle “prospettive di azione per la città di Milano” e alla costruzione di un’alternativa di governo nazionale “da preparare insieme”.

Sala e il Pd: un rapporto da ricucire

Il punto di partenza, inevitabilmente, era il rapporto da ricucire tra Sala e i dem. Nelle ultime settimane il sindaco aveva manifestato irritazione per alcuni passaggi politici interni alla maggioranza. Prima lo stop al gemellaggio con Tel Aviv, con un ordine del giorno a prima firma Pd approvato dal Consiglio comunale ma non attuato dalla giunta. Poi il dossier taser, con la delibera per la Polizia locale finita al centro dei malumori democratici prima ancora dell’approdo in Aula. Infine la movida, con le misure di Palazzo Marino contestate anche dal consigliere dem Michele Albiani. Dopo l’intervento critico della capogruppo Beatrice Uguccioni in Consiglio comunale, Sala aveva sintetizzato il clima con una frase netta: “qualcosa si è rotto”.

Il dossier Milano e il nodo delle Comunali 2027

Il confronto con Schlein è servito a riaprire il canale politico. Secondo quanto ricostruito da Corriere della Sera e Repubblica, la segretaria del Pd avrebbe ormai aperto il dossier Milano, chiedendo al sindaco una valutazione sul quadro cittadino e sul percorso più efficace per arrivare alle Comunali del 2027. Per il centrosinistra, la partita è tutt’altro che ordinaria: si tratta di scegliere come affrontare il dopo-Sala, cioè la fine di un ciclo amministrativo durato due mandati e costruito su un equilibrio non sempre facile tra Pd, civismo, riformisti e area moderata.

Il sindaco continua a tenere insieme prudenza e realismo. “Schlein sa che io ci tengo che si rivinca un’altra volta qui, e mi fa piacere che ascolti la mia opinione”, ha detto Sala dopo l’incontro. Ma ha anche precisato che il futuro del capoluogo lombardo “non lo vedrà più protagonista”, avendo quasi completato i due mandati. Il suo ruolo, ha spiegato, sarà limitato: “Il mio intervento deve essere solo nell’ambito in cui mi verrà richiesto”.

Primarie o candidato unitario: il rebus del centrosinistra

Il primo nodo riguarda il metodo. Le Comunali sono ancora lontane, ma la scelta del candidato rischia di diventare il terreno su cui misurare i rapporti di forza nella coalizione. Sala preferirebbe una candidatura unitaria, capace di evitare fratture e guerre di posizione. Ma al momento, ammette, quella sintesi non c’è. “Se ci fosse un candidato unitario sarebbe meglio, ma al momento non credo ci sia”, ha spiegato il sindaco.

Da qui l’ipotesi delle primarie. Non una passione del primo cittadino, ma una strada che potrebbe diventare inevitabile se il centrosinistra non riuscisse a convergere su un nome condiviso. “Pierfrancesco Majorino è un fautore delle primarie. Io non lo sono, ma lo divento se non c’è un candidato unitario”, ha detto Sala. Il calendario nazionale potrebbe incidere anche sulla partita milanese: se le primarie nazionali dovessero tenersi a gennaio, quelle per Milano potrebbero arrivare già entro la fine dell’anno. Un anticipo che costringerebbe il centrosinistra a sciogliere rapidamente nodi che oggi sono ancora tutti aperti.

Azione, Movimento 5 Stelle e il perimetro della coalizione

Prima ancora del nome, però, resta da definire il perimetro politico. È il tema più delicato, perché Milano è stata vinta dal centrosinistra grazie a un’alleanza larga, capace di tenere insieme il Pd, il mondo civico saliano e un’area riformista e moderata che il sindaco considera decisiva. “È chiaro che io ritengo che serva uno spazio politico più moderato nel centrosinistra”, ha osservato Sala.

Il ragionamento porta direttamente al rapporto con Azione, con i riformisti e con il mondo civico che ha sostenuto le amministrazioni Sala. Ma si intreccia anche con l’ipotesi di dialogare, pure a Milano, con il Movimento 5 Stelle. Per il sindaco “in città il Pd è pressato dalla sinistra e dal centro”: una formula che fotografa il rischio di una coalizione schiacciata troppo su un lato, con la possibilità di perdere pezzi moderati o, all’opposto, di lasciare spazio a candidature autonome alla sinistra del Pd.

Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza resta quello di Pierfrancesco Majorino. Ma proprio la sua eventuale candidatura riaprirebbe il tema dell’equilibrio interno. Nelle ultime settimane è circolata anche l’ipotesi di affiancare a un profilo più progressista una figura capace di parlare al centro e al mondo civico. In questo quadro, il nome più citato è quello dell’assessore al Bilancio Emmanuel Conte. Non è ancora una formula, ma segnala il problema politico: costruire una candidatura che non perda l’eredità saliana e non si chiuda dentro il solo perimetro del Pd.

Il futuro di Sala: E’ presto, sarebbe sciocco se mi distraessi”

Nel colloquio si è parlato anche del futuro personale del sindaco. Sala non ha mai davvero chiuso la porta a un possibile ruolo nazionale dopo la fine del mandato, ma continua a evitare accelerazioni. “È ancora presto”, ha ribadito. E ancora: “La cosa che continuo a ribadire e che ho ribadito anche a Schlein è che il carico di lavoro su Milano è talmente importante. Per questo sarebbe sciocco se mi distraessi pensando al mio futuro”.

L’ipotesi di un approdo in Parlamento, in particolare al Senato, resta tra gli scenari che circolano nel centrosinistra, anche se molto dipenderà dalla legge elettorale e dal quadro politico nazionale. Ma Sala, almeno per ora, vuole evitare che il tema del proprio destino personale oscuri quello del dopo-Sala. Il paradosso è proprio questo: il sindaco dice di non voler essere protagonista della prossima fase milanese, ma la costruzione del centrosinistra 2027 passa ancora dalla sua eredità politica. E Schlein, incontrandolo a Palazzo Marino, ha mostrato di saperlo bene.

Sala: “Il mio futuro è in politica ma ne parliamo dopo l’estate. Centro in subbuglio, Schlein deve mostrare pazienza”

Oggi il sindaco è tornato a rispondere ai cronisti sull’incontro di ieri e ha precisato: “Ovviamente i nomi non sono stati fatti, in ogni caso farei fatica a dirveli. Sul mio futuro, lo dico in maniera chiara e radicale, io sono interessato a continuare in politica, ma adesso la situazione continua ad essere talmente delicata che mi impongo di non pensarci, ci ripenseremo dopo le vacanze”. “Io continuo ad essere del parere che ci sia la necessità di tenere insieme, con tutte le fatiche del caso, uno spazio politico più largo possibile. E’ chiaro – ha proseguito il giorno dopo l’evento di lancio del movimento Europeisti.eu a Milano – che in questo momento il Pd ha la responsabilità di dover cercare di lavorare su chi gli sta a sinistra, e mi pare che vengano fuori anche proposte più a sinistra, e un centro che è in subbuglio. Capisco che è difficile, però ce la si può fare. La vittoria non è scontata: io continuo a dire che negli ultimi dieci anni abbiamo sempre vinto, se facciamo le cose giuste possiamo continuare a vincere, ma la vittoria non è scontata. Ci vuole tanta pazienza, ed Elly Schlein ne ha dimostrata veramente tanta di pazienza nel cercare di continuare a fare di tutto per tenere tutti insieme e sa benissimo che anche se è faticoso bisogna farlo”.