Chi pagherà i danni delle devastazioni che per due giorni hanno sconvolto il centro di Milano? È la domanda che si pongono commercianti, amministratori e rappresentanti politici all’indomani della guerriglia urbana di sabato 17 e domenica 18 ottobre. Un primo bilancio economico parla di oltre 500mila euro di perdite per le attività commerciali, ma si tratta di una stima ancora parziale, riferita soltanto alla prima giornata di scontri. E mentre il sindaco Giuseppe Sala lavora alla quantificazione dei danni e valuta come garantire ristori alle attività colpite, dal centrodestra si moltiplicano le proposte per far ricadere il costo delle devastazioni sui responsabili delle violenze.
Crosetto: “I danni siano suddivisi tra i responsabili e le loro famiglie”
Tra le prime prese di posizione c’è quella del ministro della Difesa Guido Crosetto, che propone di attribuire direttamente agli autori delle devastazioni, e alle rispettive famiglie, il costo economico delle violenze. “Non è mia materia ma penso che andrebbero identificati uno ad uno, tutti, nessuno escluso, gli autori delle distruzioni di questi giorni e innanzitutto, pro-quota, andrebbero suddivisi su di loro e le loro famiglie tutti i danni, privati e pubblici, che ci sono stati. Alle cose ma soprattutto alle persone”, afferma il ministro. Una proposta che assume particolare rilievo considerando la giovanissima età di molti dei partecipanti agli scontri. Nella sola giornata di domenica oltre 200 ragazzi sono stati accompagnati in Questura, quasi l’80% dei quali minorenni.
Salvini: “Chi rompe paga”. La proposta di una cauzione per le manifestazioni a rischio
Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini annuncia invece l’intenzione di ripresentare già questa settimana in Parlamento una proposta di legge per introdurre una garanzia finanziaria a carico degli organizzatori delle manifestazioni considerate a rischio. “Dopo le vergognose scene di guerriglia urbana degli ultimi giorni, già questa settimana riproporremo in Parlamento, dopo troppi ritardi causati da altri in passato, la proposta della Lega per introdurre una garanzia finanziaria a carico degli organizzatori delle manifestazioni a rischio, a copertura degli eventuali danni. Manifestare è un diritto, devastare no. Chi rompe paga“, dichiara Salvini. La proposta prevede che, in occasione di iniziative considerate particolarmente critiche per il luogo di svolgimento, il numero dei partecipanti o le caratteristiche della manifestazione, il questore possa prescrivere specifiche misure preventive agli organizzatori.
Il prefetto, dopo una valutazione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, potrebbe inoltre richiedere una garanzia finanziaria destinata a contribuire al risarcimento degli eventuali danni ai beni pubblici o destinati a funzioni pubbliche. Un meccanismo che introdurrebbe una forma di responsabilizzazione preventiva degli organizzatori, ma che solleva anche interrogativi sulla sua concreta applicazione, soprattutto nel caso di mobilitazioni nate spontaneamente sui social network e prive di promotori formalmente individuabili.
A Palazzo Marino le richieste di Lega e Fratelli d’Italia: “Il Comune si costituisca parte civile”
Il dibattito si sposta anche sul piano locale. Samuele Piscina, consigliere comunale e segretario provinciale della Lega, annuncia la presentazione di un ordine del giorno per chiedere che Palazzo Marino si costituisca parte civile nei processi contro i responsabili delle devastazioni. “I milanesi non devono sborsare un solo euro per la follia di questi violenti“, sostiene Piscina, annunciando anche un’interrogazione urgente per ottenere una quantificazione dei danni arrecati al patrimonio pubblico. Una richiesta analoga arriva da Fratelli d’Italia. Il deputato Riccardo De Corato sollecita il Comune a censire i danneggiamenti e ad agire nei confronti degli autori identificati, mentre il capogruppo del partito in Consiglio comunale, Riccardo Truppo, ha depositato una mozione per impegnare l’amministrazione a costituirsi parte civile. “Non possono essere ancora una volta i contribuenti milanesi a pagare il conto lasciato da chi devasta la città“, afferma De Corato.
Sulla stessa linea Deborah Dell’Acqua, vicecoordinatrice cittadina di Fratelli d’Italia, che richiama l’attenzione sui danni al patrimonio culturale ed economico, dalle pensiline alle stazioni della metropolitana fino ai monumenti. “Occorre accertare le responsabilità e fare in modo che i responsabili rispondano anche economicamente dei danni, senza scaricarne il costo sui cittadini”, osserva.
Anche Alessandro Colucci, deputato e coordinatore lombardo di Noi Moderati, insiste sul principio del “chi rompe paga”: “I commercianti non possono essere lasciati soli a pagare il prezzo di comportamenti criminali, né le Forze dell’Ordine possono diventare il bersaglio di chi pretende di imporre le proprie ragioni con la forza”.
Il centrodestra milanese ha intanto organizzato per le 18 di lunedì 19 ottobre un presidio in piazza San Carlo, in solidarietà ai commercianti danneggiati e agli agenti feriti.
Sala: “Giusto che chi ha subito danni venga rimborsato”
Il sindaco Giuseppe Sala affronta la questione partendo dalla ricognizione delle conseguenze economiche delle violenze. “Quello che sto cercando di fare è quello di valutare i danni alla città, perché è giusto che chi ha avuto danni venga rimborsato“, spiega il primo cittadino a Sky TG24, sottolineando come il lavoro di ripristino e pulizia delle strade sia cominciato già nelle ore successive ai primi scontri. Lunedì mattina Sala ha visitato, insieme al presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, alcuni degli esercizi commerciali devastati durante il fine settimana. “Ho incontrato i negozianti e tante persone ancora scosse da quanto è accaduto. A tutti loro ho espresso la mia solidarietà e vicinanza”, racconta il sindaco, ricordando in particolare una lavoratrice di un piccolo esercizio in Galleria Passarella, aggredita domenica e già tornata al lavoro il giorno successivo. “Ancora una volta Milano si sta rimboccando le maniche e, anche se ferita, si è rimessa al lavoro“, osserva Sala. Il sindaco invita anche a evitare che il confronto sulle violenze si trasformi esclusivamente in una polemica politica: “Non è questo il tempo di cercare voti”.
“Come Confcommercio ci stiamo attivando perché le imprese commerciali che hanno subito danni siano risarcite e tornino al più presto alla normalità. Credo sia importante ricordare che le attività di vicinato, piccole e grandi, non svolgono solo un ruolo economico ma sono essenziali per la vivibilità e la sicurezza delle città”, ha aggiunto il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.
Quanto costano le devastazioni? Confcommercio stima oltre 500mila euro per il solo sabato
Al di là delle dichiarazioni politiche, il primo problema è stabilire quanto sia effettivamente costata la guerriglia urbana. Secondo una stima diffusa dal segretario generale di Confcommercio Milano Marco Barbieri e approfondita da Economy Magazine, i danni economici subiti dalle attività commerciali del centro durante gli scontri di sabato 17 ottobre superano i 500mila euro. “Una situazione del genere non si era mai vista”, ha dichiarato Barbieri all’ANSA. La cifra non comprende soltanto i danni materiali provocati agli esercizi commerciali, ma anche i mancati incassi dovuti alla chiusura anticipata delle attività. Molti negozi del centro, infatti, hanno dovuto abbassare le saracinesche già intorno alle 17. Il dato va tuttavia interpretato con cautela: è una prima valutazione aggregata e non un consuntivo definitivo. Non esiste ancora una ripartizione puntuale tra vetrine distrutte, arredi danneggiati, merci sottratte e fatturato perso. Soprattutto, la stima si riferisce alla sola giornata di sabato. Le nuove devastazioni di domenica, che hanno interessato tra le altre via Torino, largo Cairoli e corso Garibaldi, potrebbero avere ulteriormente aggravato il bilancio, ma non è ancora disponibile una quantificazione verificata delle perdite aggiuntive.
Vetrine, merci rubate e mancati incassi: perché il conto è difficile da calcolare
Come evidenzia Economy Magazine, la quantificazione dei danni richiede di distinguere tra diverse tipologie di perdita. La prima riguarda i danneggiamenti materiali: vetrine sfondate, ingressi compromessi, tavolini e sedie distrutti, dehors devastati, attrezzature da sostituire. A questi si aggiunge il valore delle merci sottratte durante i saccheggi o danneggiate al punto da non poter più essere vendute. La seconda voce, meno evidente ma altrettanto importante, è quella del mancato fatturato. La chiusura anticipata di un negozio comporta infatti una perdita di opportunità commerciali, che può essere particolarmente significativa nelle ore pomeridiane e serali del fine settimana. Non si tratta però di somme automaticamente equivalenti a un danno risarcibile. Per calcolare la perdita economica effettiva occorre verificare quali vendite sarebbero state ragionevolmente realizzate, tenendo conto dei costi e delle caratteristiche della singola attività. Ci sono poi le conseguenze indirette: ulteriori giorni di chiusura per consentire le riparazioni, spese per la messa in sicurezza, interventi tecnici e adempimenti necessari per ottenere eventuali indennizzi. Per un piccolo esercizio indipendente, anche pochi giorni di attività interrotta possono rappresentare un problema finanziario rilevante.
Assicurazioni e ristori pubblici: chi rimborserà davvero i commercianti?
È qui che il tema dei risarcimenti diventa più complesso delle dichiarazioni politiche. La prima possibilità per gli esercenti è rappresentata dalle polizze assicurative, ma non è affatto scontato che ogni attività disponga di una copertura adeguata o che questa comprenda tutte le tipologie di danno. Come sottolinea Economy Magazine, una polizza può prevedere il rimborso per la rottura delle vetrine o per il danneggiamento di beni, ma non necessariamente per il mancato guadagno derivante dalla chiusura dell’attività. Quest’ultimo richiede generalmente garanzie specifiche e resta comunque soggetto alle condizioni contrattuali. Un secondo possibile canale è quello dei ristori pubblici. Sala ha espresso l’intenzione di garantire un sostegno a chi ha subito danni, ma al momento non risulta ancora definito un provvedimento che stabilisca risorse disponibili, requisiti, modalità di richiesta e tempi di erogazione. Resta infine la possibilità di agire civilmente nei confronti degli autori delle devastazioni, una volta individuate e accertate le responsabilità. La costituzione di parte civile richiesta da Lega e Fratelli d’Italia potrebbe consentire al Comune di chiedere un risarcimento per i danni subiti, ma un’eventuale condanna non garantirebbe automaticamente il recupero integrale delle somme, che dipenderebbe anche dalla possibilità concreta di ottenere il pagamento. Anche la proposta di Crosetto di coinvolgere economicamente le famiglie dei responsabili minorenni richiederebbe di verificare le condizioni giuridiche della responsabilità civile dei genitori, che non può essere semplicemente estesa in modo indistinto a tutti i familiari.
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