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Elezioni, ecco i rebus di Milano. Collegi, nomi, riconferme e bocciature

I collegi di Milano per la Camera ricalcano quelli del senato del 2001

Elezioni, ecco i rebus di Milano. Collegi, nomi, riconferme e bocciature
Pisapia Lia Quartapelle Gelmini ape
Camera e Senato: in questi giorni tutti i partiti sono impegnati in una difficile “conta” sui collegi, per capire chi passerà e dove. Affaritaliani.it Milano, sentiti i maggiori partiti, può iniziare a ipotizzare una ripartizione

di Fabio Massa

La situazione è complicata. Non drammatica, abbastanza seria, come si dice a sinistra. Trionfale, come si dice a destra. Il tema è quello della Camera e del Senato che verranno in base alla nuova legge elettorale approvata. In questi giorni tutti i partiti sono impegnati in una difficile “conta” sui collegi, per capire chi passerà e dove. Affaritaliani.it Milano, sentiti i maggiori partiti, può iniziare a ipotizzare una ripartizione.

I COLLEGI DI MILANO PER LA CAMERA – Secondo le previsioni, anche se sul Corriere il ministro Minniti pare che abbia iniziato una revisione delle zone, i collegi di Milano per la Camera ricalcano quelli del Senato del 2001. E quindi: Milano Centro Direzionale, Milano Loreto Romana, Milano Fiera Giambellino, Milano Lorenteggio, Milano Baggio Quarto Oggiaro, Milano Niguarda Sesto. Poi c’è la provincia. Il dato politico è che di questi sei collegi per Forza Italia e Lega Nord (che chiuderanno secondo rumors su una divisione 50 e 50 in caso di accordo), per ora il Pd, se si alleasse con radicali e Campo Progressista, potrebbe contenderne (con difficoltà), al massimo due. E precisamente: il collegio uno, del centro, e il collegio 6 di Sesto San Giovanni. Per i più ottimisti, e che conoscono le dinamiche interne al partito, anche Loreto Romana è zona di battaglia. Poi dipende molto dalle alleanze, considerato che gli uninominali sono terreno di scontro uno contro uno. E quindi: il Pd ha bisogno di Giuliano Pisapia, e Pisapia potrebbe volere una candidatura in zona 1. Difficilmente sarebbe Alessandro Capelli, che pare orientato a una candidatura nel proporzionale, e dunque più sicura. E i Radicali potrebbero reclamarlo, ad esempio, per Marco Cappato. Nel collegio 6, invece, c’è da capire chi sceglierà il Pd, considerato che l’estrazione territoriale è particolarmente importante (candidato di Sesto per i sestesi). Si parla di Monica Chittò, il sindaco battuto da Di Stefano, ma è difficilissimo. Se invece il Pd andrà da solo, cosa improbabile, al netto anche di interventi territoriali di San Minniti, si prevede cappotto per la destra.

I SOMMERSI E I SALVATI – A questo punto, nomi alla mano, chi si candida? Chi torna in parlamento? Chi corre nel proporzionale bloccato? Discorso complesso. Secondo rumors raccolti da Affari, su Milano le priorità sembrano essere due. La prima è di riuscire a far candidare negli uninominali persone di grande appeal e rete sul territorio, offrendo loro un posto anche nel proporzionale. In questo modo porterebbero valore aggiunto. Potrebbe essere il caso di Lele Fiano, o di Lia Quartapelle, o di Casati e Cova. O, a destra, di Mariastella Gelmini (proporzionale a Brescia, uninominale a Milano dove ha preso migliaia di preferenze alle comunali). La seconda priorità è tenere fuori il più possibile i paracadutati da Roma. Antico auspicio a dirla tutta, ogni volta vanificato. Però questa volta i numeri sono impietosi, al netto di tutti i fuoriusciti. Aspirano alla riconferma almeno nove. Nel proporzionale potrebbero saltar fuori sette posti. Due dagli uninominali contendibili. Quindi di spazio ce ne è poco, e senza considerare gli inserimenti. Ad esempio, un nome per tutti: Tommaso Nannicini. Ma anche altri giovani che premono per entrare. Prima di tutto c’è da sciogliere il doppio nodo delle deroghe: per Barbara Pollastrini, ormai al quinto mandato. E per Franco Monaco, che è al terzo. Entrambi sono dati fuori dalla lista dei papabili. Poi ci sono quelli che hanno lasciato: Cimbro, Laforgia, Bersani, Letta, Civati. Quelli che si prevede che non saranno paracadutati, come Carbone, o la femminista Giuliani che tanti nasi fece storcere ai tempi. Poi ci sono quelli che riprovano. I fantastici nove: Cova, Fiano, Gasparini, Malpezzi, Mauri, Peluffo, Prina, Quartapelle, Rampi (ma su Monza Brianza). Galli di Confindustria, Locatelli socialista, Marzano potrebbero andare nelle liste collegate e giocarsela là.

IL SENATO – Sul Senato, per chi sta facendo i conti, a sinistra c’è spazio. Sono due i collegi plurinominali e secondo le stime ognuno ne eleggerà due: quattro posti per il Pd. Praticamente sicuri Cociancich e Mirabelli. Per Massimo Mucchetti è difficilissimo poter rientrare. Aspirerà anche Emilia De Biasi, visto che è donna e che è l’unica esponente franceschiniana rosa di un certo peso sulla città. Rimarrebbe libero uno posto, o forse due.

A DESTRA – E a destra? A destra la Lega Nord ha il problema delle quote rosa. Troppo poche donne in rampa di lancio. Si prevede un raddoppio complessivo dei parlamentari. Per adesso le trattative sui collegi vedono entrambe le formazioni, Forza Italia e Carroccio, reclamare per sè la maggioranza (quattro uninominali su sei), anche se alla fine si chiuderà probabilmente in parità. Ovviamente, dopo un accordo politico che pare vicino.

fabio.massa@affaritaliani.it