La patrimoniale torna a fare irruzione nel dibattito politico. A rilanciare una delle proposte più controverse della politica economica è il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che lega la tassazione dei grandi patrimoni alla necessità di finanziare i servizi pubblici e i cosiddetti beni comuni. Nelle parole del primo cittadino c’è anche una critica più ampia al funzionamento dell’economia contemporanea: tecnologia, globalizzazione e concentrazione dei profitti hanno progressivamente modificato i rapporti di forza tra capitale e lavoro.
Gualtieri: “Necessario recuperare gettito in modo equo”
Il sindaco di Roma Capitale, durante il suo intervento al tavolo “Tax the Rich” promosso da Alleanza Verdi e Sinistra nell’evento “Terra!”, va al di là del concetto di tassare i più ricchi. Al netto della patrimoniale, il problema è recuperare risorse disperse fra paradisi fiscali e leggi sbagliate che agevolano la fuga di denaro in altri paesi. “Si fattura e si generano profitti in Italia, poi si pagano le tasse altrove. Non è un modello sostenibile. Ritengo necessario recuperare gettito in modo equo. La patrimoniale è un tema importante per chi deve amministrare una città che si trova nella necessità di beni comuni sostenuti e finanziati dalla fiscalità”. Gualtieri ritiene non solo ingiusto ma anche antieconomico non recuperare risorse erodibili con un modello progressivo. In pratica, si pagano le tasse in relazione al fatturato e non alle aliquote fisse. E ne beneficia il paese.
L’affondo del sindaco di Roma: “Con i soldi spesi per ridurre le accise, trasporto gratuito per tutta l’Italia”

Il sindaco di Roma Capitale si spiega con un esempio pratico: “I beni comuni costano meno ma rendono di più. Faccio un esempio pratico. Con i soldi utilizzati per ridurre di qualche centesimo le accise, si otterrebbe la gratuità del trasporto pubblico in tutta Italia“. La sua riflessione si allarga poi alle trasformazioni dell’economia globale: “Una tassa sui grandi patrimoni non sarebbe sufficiente da sola perché non corregge il tasso di accumulazione che continua ad accumularsi nelle poche e stesse mani. La globalizzazione, invece, rende più difficile intercettare fiscalmente i profitti prodotti nei singoli Paesi. Il rischio, nella sua lettura, è che la crescente concentrazione dei guadagni finisca per penalizzare ulteriormente chi vive di lavoro. “Se non c’è potere d’acquisto, il sistema si blocca”.
La ricetta ispirata a Lula: “Patrimoniale globale, proposta bellissima”

Il nodo da sciogliere, dunque, riguarda il rapporto tra capitale e lavoro. Da qui la proposta di una patrimoniale globale, idea del presidente del Brasile Lula, che Gualtieri definisce, senza lasciare spazio alle interpretazioni, “una proposta bellissima”. L’obiettivo è individuare un minimo comune denominatore internazionale per recuperare risorse da destinare ai servizi e agli investimenti collettivi: “Serve un intervento che agisca sulle cause prima ancora che sugli effetti. Capisco che l’idea di tassare il super ricco sia anche morale per certi versi, ma la vera sfida, che definirei gigantesca, è un’altra: correggere i rapporti di forza fra lavoratore e chi ha gli strumenti per il lavoro in modo da costruire un mix di strumenti capaci sia di aumentare il gettito, sia di riequilibrare il modello economico in modo da alimentare la fiscalità generale che sta scappando sotto il naso”.


