Dopo il caso di Riano di alcuni giorni fa, la peste suina africana è tornata a preoccupare nel Lazio. I casi confermati nel territorio della Asl Roma 4 sono infatti saliti a quattro e per questo la Regione ha deciso di intervenire in maniera più decisa con un’ordinanza che amplia il perimetro dei controlli e introduce nuove misure per evitare che il virus possa continuare a circolare e a propagarsi ulteriormente, raggiungendo così gli animali domestici. Sebbene non possa essere trasmessa all’uomo, la PSA può infatti rappresentare un vero e proprio pericolo per gli allevamenti.
Zone infette e nuove regole per contenere il virus

Emanata lo scorso 2 settembre, l’ordinanza regionale prevede l’identificazione e l’istituzione di un’area infetta che comprende ben 22 Comuni della Città metropolitana di Roma e dei territori limitrofi, oltre ai Municipi III e XV della Capitale, con Riano, Campagnano, Capena, Fiano Romano, Formello e Monterotondo fra i territori interessati. L’obiettivo è quello di contenere gli spostamenti degli animali e rafforzare le ricerche di eventuali carcasse in seguito al rinvenimento della prima nel rianese. Ad occuparsi delle attività di monitoraggio e del supporto tecnico-scientifico è l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, che aveva già confermato quello che potremmo definire “caso zero”.
Il ritorno della malattia arriva dopo che la provincia romana era stata dichiarata indenne dalla PSA nel gennaio del 2025, al termine dell’ondata che aveva interessato la zona a partire dal 2022. Per questo, la macchina dei controlli è tornata rapidamente in moto. Tra le disposizioni attuali c’è il divieto di caccia in ogni forma, mentre saranno autorizzati soltanto specifici interventi di controllo e contenimento, sempre nel rispetto delle prescrizioni di biosicurezza. Non si potranno inoltre alimentare, avvicinare o disturbare gli animali selvatici e, salvo deroghe, saranno vietati eventi e assembramenti nelle aree agricole e naturali interessate dalle misure, per ridurre al minimo le occasioni di contatto che potrebbero contribuire ad una maggiore diffusione del morbo. Stessa cosa vale per i rifiuti, che dovranno essere disposti nei cassonetti e smaltiti in maniera tale che non possano essere raggiunti. Del resto, se la peste suina non rappresenta un rischio per le persone, la situazione cambia quando si parla di suini domestici. Per questi ultimi, infatti, l’arrivo può avere conseguenze pesanti, tant’è che l’attenzione rimane alta sulle strutture all’aperto e su quelle maggiormente esposte al rischio di contagio.
La risposta all’emergenza, quindi, sta avvenendo attraverso l’attuazione di una strategia a 360°, che coinvolge amministrazioni locali, servizi veterinari e strutture sanitarie. Insomma, la sola cosa positiva al momento, oltre agli esemplari infetti, è la sospensione, anche se solo per un periodo di tempo, della caccia al cinghiale!


