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Milano
F2i, risiko di nomi per il post Gamberale. Che vuole i suoi. Inside

di Fabio Massa

Di nomi, per l'avvicendamento in F2i, ne stanno uscendo. Del resto, il posto che Vito Gamberale sta lasciando libero, spinto un po' dall'età (il primo luglio compirà 70 anni), un po' dalle inchieste di Milano che si stanno avvicinando a grandi passi alle fasi più calde, è decisamente appetibile. Il fondo infrastrutturale di Cassa Depositi e Prestiti è una sorta di "salotto buono" (e davvero molto operativo) della finanza italiana, nel quale la parte del padrone di casa la fa lo Stato, ma ci sono anche le banche più importanti, ovvero Intesa San Paolo e Unicredit.

Quindi, per la poltrona di amministratore delegato, competono in tanti. Si è fatto il nome di Piergiorgio Peluso, figlio dell'ex ministro Cancellieri, classe 1968 e una carriera brillante in Telecom Italia e Fonsai. La stessa Fonsai per la quale Giulia Ligresti finì in carcere, con contorno di telefonate del Guardasigilli e polemiche varie. Massimo Sarmi, classe 1948, è un altro nome spendibile. Ex delle Poste Italiane, con 12 anni di guida alle spalle, è un pretendente. Poi c'è Renato Ravanelli, direttore generale di A2A prima che la tagliola di Milano e Brescia si abbattesse sulla governance duale nominando un amministratore delegato e un presidente con poteri, e di fatto, tagliando fuori lui dalla prima linea di comando. Oggi Ravanelli ha i suoi uomini in tutti i gangli della multiutility pubblica, ma sa bene che per lui si potrebbero aprire brillanti possibilità al di fuori dell'azienda. Sono questi i tre nomi di richiamo "spesi" già sui giornali.

Eppure, secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, la situazione non si giocherà sui big esterni, ma sulla continuità. Quella continuità che Vito Gamberale avrebbe chiesto in cambio di un addio in punta di piedi. In punta di piedi, ma coperto d'oro, visto che ci vocifera che tra buonuscita e stock option si potrebbe mettere in tasca tra i 5 e i 10 milioni di euro. Una bella cifretta, per don Vito, al quale però interessa anche che le sue operazioni abbiano continuità. E quindi, proprio in nome della continuità, pare non passi giorno che manchi di parlare e perorare la causa dei suoi fedelissimi a Federico Ghizzoni, ad di Unicredit e Gaetano Miccicché, direttore generale di Intesa. E quali sono i suoi fedelissimi? Primo fra tutti c'è Davide Mereghetti, membro del cda di F2i di espressione di Unicredit. Poi, per Intesa, c'è il suo gradimento su Fabio Canè, attualmente responsabile dei Progetti Speciali e del Private Equity della Divisione Corporate ed Investment Banking del Gruppo Intesa Sanpaolo. Nel suo passato anche un'indagine nel caso Parmalat, insieme alla moglie. E ancora: Marco Morelli, anche lui proveniente da Intesa, dove era dg, e poi country manager di Merrill Lynch per l'Italia. Infine, il favorito di Gamberale: Mauro Maia. Senior partner, un passato in Mediobanca, ha condiviso con don Vito praticamente tutto, e attualmente ne condivide anche la presenza sul registro degli indagati sulle ultimi indagini a loro carico a Milano per la vicenda Sea. Ovviamente in tutto questo una parola pesantissima ce l'avrà proprio Cassa Depositi e Prestiti, che per adesso sta a guardare che cosa vuol fare il governo. Franco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini avrebbero chiesto al sottosegretario Luca Lotti di occuparsi la partita. In base a quello che deciderà l'uomo di Renzi, loro muoveranno di conseguenza. E non è escluso che sarà nel metodo che il premier vorrà dire una parola forte, anche per sgombrare il campo da inchieste, indagini, inquisiti, indagati e chi più ne ha più ne metta. L'ex sindaco di Firenze potrebbe anche decidere per una moral suasion affinché si faccia un bando pubblico, o una ricerca trasparente di head hunting. E non è detto che sarebbe una cattiva idea.
 
@FabioAMassa

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gamberalef2i







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