La procura di Milano ha depositato la richiesta di giudizio immediato per Gianlunca Soncin, il 53 enne accusato del femminicidio dell’ex fidanzata Pamela Genini, originaria della provincia di Bergamo, avvenuto il 14 ottobre scorso, nel suo appartamento, in via Iglesias a Milano. Il 53 enne, al momento si trova in carcere detenuto per omicidio pluriaggravato dalla premeditazione, mentre sono state contestate le aggravanti dello stalking e della premeditazione. Con questa imputazione il giudice Tommaso Perna dovrà valutare l’eventuale rinvio a giudizio davanti alla Corte D’Assise di Milano ed eventualmente introdurre la possibilità di una condanna all’ergastolo.
Secondo quanto costruito, quella sera Soncin si è introdotto nell’appartamento della vittima utilizzando una copia delle chiavi, mentre Pamela Genini era al telefono con un ex fidanzato. In quel momento, l’ex fidanzato ha chiamato la polizia e quando gli agenti hanno citofonato, la vittima ha risposto fingendo che fossero rider per non insospettire l’aggressore e successivamente ha trascinato la ragazza sul terrazzo. Qui l’ha colpita con una ferocia inaudita: l’autopsia ha rivelato 76 coltellate, inferte con un’arma proveniente dalla sua collezione personale custodita a Cervia. L’uomo ha poi tentato il suicidio prima dell’irruzione degli agenti.
Le testimonianze raccolte delineano un rapporto “tossico”. Altri episodi riportano aggressioni subite da Pamela all’Isola d’Elba e a Cervia. In quest’ultima occasione, la giovane era finita in ospedale con un dito fratturato, ma nonostante la compilazione del questionario antiviolenza, il “codice rosso” non era scattato.
Le indagini parallele per la decapitazione del cadavere di Pamela Genini
Parallelamente al processo per omicidio, la Procura di Bergamo indaga su un episodio macabro avvenuto lo scorso 23 marzo nel cimitero di Strozza. La tomba di Pamela è stata profanata: degli ignoti hanno aperto la bara, decapitando il cadavere e trafugando la testa. Gli inquirenti non escludono alcuna pista. Il legale della famiglia ipotizza un gesto riconducibile a una “mente disturbata e ossessiva” ancora legata alla figura della vittima, ma si valuta anche l’inquietante traccia dei “collezionisti di morte”, un mercato nero sotterraneo che opera su piattaforme online collegando tombaroli e collezionisti di resti umani.

