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Milano
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C'è un anniversario che oggi, più che mai, va celebrato superando l'ideologia. E' l'anniversario della morte tragica di un giovane di 19 anni, simbolo della politica dell'odio incapace di costruire, di superare lo squilibrio culturale tra sinistra e destra, le reciproche responsabilità e quel presupposto di superiorità morale della prima sulla seconda anche in fatto di commemorazioni.

I morti ammazzati sono prima di tutto persone, qualunque fosse la loro appartenenza politica. Era il 13 marzo del 1975 quando alcuni studenti di medicina che militavano in Avanguardia Operaia massacrarono Sergio Ramelli - studente modello e militante del Fronte della Gioventù - con le spranghe e la Hazet 36, la chiave inglese di oltre tre chili utilizzata spesso come arma impropria in quegli anni bui.

Il giovane morì il 29 aprile, dopo 48 giorni di agonia, colpevole di avere condannato in un tema i primi delitti delle Brigate Rosse. Per scongiurare gli estremismi di una parte e dell'altra, che portarono negli anni 70 le persone a uccidersi a volte nel silenzio-assenso delle istituzioni, è necessario ricordare un periodo in cui il nero e il rosso delle bandiere si tramutavano nel rosso del sangue e nel nero della morte. Ciò che è accaduto domenica davanti a Palazzo Chigi non sia mai l'inizio di un nuovo periodo del terrore. Atti come quello non vanno mai giustificati, né compresi. Vanno solo condannati.

Va condannato chi ha usato un'arma contro gli Altri e chi quell'arma l'ha armata con la violenza delle parole. Ma torniamo alle commemorazioni. Alla storia. Persiste tutt'ora la tendenza di parte del mondo intellettuale e politico a discutere sugli argomenti del passato come se essi, invece di avere subito un'evoluzione che li ha resi inequivocabilmente diversi, fossero ancora presenti nella forma immutata di ieri. C'è, in un frammento della società che dovrebbe essere sopra le parti, la tendenza a giustificare la violenza se è corredata di un'ideologia che si ritiene più giusta di un'altra. Ecco che per commemorare Davide "Dax" Cesare, ucciso da alcuni militanti dell'estrema destra dieci anni fa, si tollera che Milano sia devastata e si chiede invece di non fare un corteo per Ramelli. Per anni si è dovuta commemorare la morte brutale di un innocente senza fare troppo rumore e dietro assurde contestazioni, così come accade per altre vittime innocenti della destra italiana.

Ma non ci sono vittime di serie A e vittime di serie Z. Ci sono solo esseri umani che hanno e avevano il diritto naturale e poi civile di scegliere in cosa e in chi credere senza dover essere massacrati per questo. Sergio era solo un ragazzo appena sbocciato alla vita e trucidato con crudeltà da quell'ideologia che poi cancella la storia, i fatti, arrogandosi il diritto all'oblio. Le vittime innocenti, tutte, vanno ricordate sempre perché la memoria crea un patto tra generazioni, di continuità ma anche di evoluzione. Quegli uomini, quelle donne, quei giovani morti nel passato con atroci sofferenze, siamo noi. Loro, tutti, al di là delle idee, del partito, sono memoria viva di errori che non devono mai più essere ripetuti.

Il futuro si edifica solo sulle basi di un passato solido perché presente nella sua oggettività, scevro dal pregiudizio e dall'appannaggio di un'idea personale del mondo ritenuta a torto la sola possibile. E oggi purtroppo, nel populismo sterile, questo modo di interpretare le proprie posizioni sta pericolosamente riemergendo. Ecco perché non bisogna mai abbassare lo sguardo sugli orrori del passato. Ecco perché dobbiamo essere capaci di superare il pregiudizio, perché dobbiamo sapere commemorare la morte violenta e ingiusta degli Altri. Quella morte resta e da essa bisogna ripartire lottando perché non si ripetano mai più le modalità con cui quelle vite sono state spezzate. E la loro morte scandalosa e ingiusta deve farci tremare e deve unirci. Mai come ora dobbiamo essere capaci di sollevare il velo del pregiudizio attraverso quel sapere aude che fa di ognuno di noi, semplicemente e primariamente, un uomo.

Barbara Benedettelli
Resp. Dip. Tutela Vittime della Violenza
Di Fratelli d'Italia

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