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Milano
I problemi della vittoria leghista. Salvini deve mettere mano al partito. Inside

di Fabio Massa

Il risultato è lusinghiero. Anche i più critici verso il segretario federale Matteo Salvini, i "bossiani" di stretta osservanza, seppur a denti stretti, lo ammettono senza mezzi termini: "Non ci fosse stato lui, non ce l'avremmo fatta". Instancabile, in ogni televisione, radio, sito web, social network, il Matteo che adesso nel mirino ha un suo sogno nel cassetto: la poltrona di primo cittadino di Milano. "Certo - raccontano in via Bellerio ad Affaritaliani.it - il problema adesso è tutto politico: che cosa sarà la Lega Nord? Quando un partito si schiaccia su un leader così carismatico come Salvini il rischio che diventi un partito personale è alto". Del resto i numeri parlano chiaro: Salvini ha ottenuto 180mila voti. Il secondo, Angelo Ciocca, che si è battuto come un leone, arriva a 21mila. Indietro di quasi 160mila voti. Per non parlare degli altri, ancora più in basso.

Problemi di una vittoria, intendiamoci. Quindi, happy problems, per dirla all'inglese. Il pericolo della disfatta completa, quella che avrebbe portato allo scioglimento, è alle spalle. Adesso è tutto un gioco di strategia futura. Ed è proprio dalla Lombardia, secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, che parte l'analisi del voto. Perché proprio sotto la Madonnina la vittoria ha due facce. Quella buona del "risultatone" e quella brutta della conta dei voti.

Solo un anno fa, il 24 febbraio, la Lega Nord e il suo segretario federale di allora, Roberto Maroni, conquistavano la Regione Lombardia con 700.907 voti. Il 12,96 per cento, che portò in dote ben 15 seggi in consiglio regionale. Corsa molto diversa, intendiamoci: là c'era il candidato governatore, che galvanizzava. Ma anche una situazione di malgoverno evidente, tra pranzi pagati alle figlie e rimborsi allegri, tra scandali sanitari e 'ndrangheta (che poi fu il motivo che portò la Lega a staccare la spina). Alle Europee, in Lombardia, la Lega Nord ha ottenuto 714.835 voti pari al 14,61 per cento. Un avanzamento, quindi. Eppure è nei dettagli che il diavolo nasconde la coda. E alle scorse regionali i voti del Carroccio comunque vennero suddivisi anche sulla Lista Maroni, che ebbe un lusinghiero 10,23 per cento con oltre 552mila voti. Dove sono finiti? Di certo si sono persi, e questo è un dato che deve far riflettere. I voti di quella lista non sono stati recuperati. Anche un certo tipo di intellighenzia è stata evidentemente più attirata dal messaggio della macroregione di Stefano Bruno Galli che dalle teorie no euro di Claudio Borghi Aquilini (deludente con le sue 10756 preferenze). Dal quel punto di vista, missione fallita. (Piccolo inciso: il sito della Lega Lombarda è fermo ai tempi di Monti. Non deve essere una priorità...)

Che cosa succederà adesso? In via Bellerio tutti pensano che Matteo Salvini dovrà mettere mano pesantemente al partito nazionale. In pratica, la Lombardia dovrà andare a congresso e rinnovare il vertice. Stefano Borghesi, volto senza alcuna notorietà pubblica, sarà quindi sostituito con tutta probabilità dopo l'estate. I pretendenti sono vari. I rumors parlano di Daniele Belotti, già assessore regionale, arrivato quinto alle Europee, bergamasco doc che ha ingaggiato una battaglia durissima contro Giorgio Gori e la sua veranda abusiva. Ma anche di Fabrizio Cecchetti, consigliere regionale ed ex presidente del consiglio, che tuttavia ha fatto molto arrabbiare una parte del partito con il suo endorsement pro-gay proprio alla vigilia delle elezioni. Tra quelli che aspirano c'è poi il varesotto Dario Galli, ex presidente della Provincia e formazione da manager, che alle europee è arrivato quarto con oltre 16mila preferenze. La gara pare essere già cominciata. Dipende da Salvini se dare il segnale di start oppure no.

@FabioAMassa

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salvini







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