A- A+
Milano
Il libro di Pisapia in anteprima. Il giudizio sugli assessori

di Fabio Massa

Sempre nel suo stile bonario, ma - come anticipato da Affaritaliani.it - Giuliano Pisapia non risparmia niente a nessuno nel suo libro, che sarà da domani in libreria per i tipi di Rizzoli, “Milano città aperta”. Le bozze, che Affaritaliani.it ha letto integralmente, contengono molti spunti per capire non solo la psicologia del sindaco uscente, che non si ricandida al secondo mandato, ma anche il suo rapporto conflittuale con il Partito Democratico e il giudizio sul predecessore, quella Letizia Moratti dalla quale eredita Expo e anche tante criticità.

“Il presidente del Consiglio Romano Prodi e Letizia Moratti, tutti insieme appassionatamente, avevano festeggiato il grande traguardo dell’Italia. Milano, dopo che la sindaca aveva girato instancabilmente il mondo per conquistare con ogni mezzo i voti dei Paesi che avrebbero deciso in quale città si sarebbe tenuta l’esposizione universale del 2015, aveva battuto la concorrenza di Smirne - scrive Pisapia -  L’Italia aveva vinto sulla Turchia. Ma, nei primi tre anni, l’orgoglio per l’impresa si era trasformato nell’anticamera della vergogna. La Moratti aveva piantato la bandierina e poi non era più stata capace di andare avanti. L’Expo era stata annunciata come il nuovo Rinascimento di Milano, ma le aspettative si erano già miseramente sgonfiate”.

Per il Pd le parole che Pisapia riserva sono durissime, a tratti feroci. “Da quando c’era l’elezione diretta del sindaco, il Pds-Ds-Pd non aveva mai azzeccato il concorrente. E per rimediare alle sconfitte aveva ceduto alla tentazione di pescare fuori dalla politica e di guardare sempre al centro. Era successo così nel ’97, con Aldo Fumagalli, presidente dei giovani industriali, che però non aveva mai avuto un ruolo o un impegno nella città. E dopo il tentativo con un sindacalista cattolico, Sandro Antoniazzi, nel 2001, ci aveva riprovato nel 2006 con Bruno Ferrante, un prefetto che non aveva nulla in comune con il popolo, la cultura, le aspettative della sinistra (e che malgrado l’impegno a restare in consiglio comunale, dopo la sconfitta aveva abbandonato la contesa politica e aveva iniziato a collaborare prima con Ligresti e poi con i Riva, quelli dell’Ilva di Taranto). Diciamo che lo scouting non era il punto di forza del partito leader della sinistra”.

Pisapia attacca a fondo: “Anche in quell’inizio di estate del 2010, a Milano all’interno della sinistra c’era paura a parlare di sinistra. Quello che il Partito Democratico cercava era un candidato che non avesse odore di sinistra. Dannatamente occupato a mantenere un equilibrio tra le anime di un partito che non si era ancora amalgamato, con i cattolici della ex Margherita e i laici dell’ex Pci preoccupati di salvaguardare la propria specifica identità. E tutte e due ansiose di conservare il proprio spazio. La parola magica sembrava solo una: centro”.

Il sindaco ribadisce che le primarie, che l’hanno incoronato, non sono un must (come vorrebbe invece, ad esempio, Pierfrancesco Majorino): “Non sono un fanatico delle primarie e non penso che debbano essere la strada obbligata per individuare i candidati a determinati ruoli. Se c’è un leader forte, 
«evidente», che riscuote il consenso dei più, che ha un grande seguito e gode di molta fiducia, non credo che sia necessario passare per forza dal rito delle primarie. Dobbiamo cercare di snellire il sistema, non possiamo appesantirlo e far diventare per forza le primarie un orpello in più di cui ci dotiamo”.

La dirigenza Pd? Pisapia li dipinge così: “Quelli che stavano al vertice mi guardavano come un nemico. Se avessimo preso come riferimento il quadro dei partiti, e invece che sognatori fossimo stati realisti, non ci saremmo mai messi in moto - scrive Pisapia - A farmi ritirare dalle primarie, ci hanno provato in tutti i modi. Il segretario provinciale del Pd mi annunciava la sua visita in studio. Poi non si presentava e arrivava il capogruppo del partito a Palazzo Marino. «Giuliano, noi pensiamo che tu dovresti ritirarti dalla corsa delle primarie.» Spiegava che non era un problema personale, ma politico. «Tu sei troppo connotato a sinistra. Se anche ce la fai a vincere, non batterai mai la Moratti.»”. Chi è il capogruppo di cui parla Pisapia? Pierfrancesco Majorino?

Di certo quello che doveva essere il suo delfino, per lo “sfondamento a sinistra” e per la tutela dell’alleanza Pd-Sel non ottiene grandi citazioni. Idem per l’assessore ai lavori pubblici Carmela Rozza, citata una sola volta e in questo modo (beffardamente associata proprio a Majorino, con il quale condivide un’antica ruggine): “Pierfrancesco Majorino aveva attaccato con rudezza la mia compagna e adesso è uno dei miei assessori. Carmela Rozza, che aveva forti legami con gruppi di inquilini delle case popolari, a un’assemblea aveva raccolto falsità nei miei confronti e le aveva messe nel ventilatore e anche lei è in giunta con me”. Su Boeri, nulla di nuovo: “Uno dei posti dove ho voluto andare subito dopo la vittoria era il Circolo 02Pd. Un circolo fatto soprattutto di giovani che avevano nell’idea del rinnovamento della politica la loro ragione fondante. La sala, un negozio con una vetrina su strada, quasi un simbolo della volontà di apertura alla società, era strapiena e i ragazzi si alternavano in interventi bellissimi. Ma i dirigenti ascoltavano poco. Avevano altre preoccupazioni: bisognava garantire un ruolo importante a Stefano Boeri. C’era chi la sconfitta non l’aveva digerita. Così, mentre i ragazzi parlavano, mi dicevano che volevano sei assessori più il ruolo di vicesindaco che pretendeva Boeri. Per lui era molto importante ottenere un posto al sole. Ma il posto da vicesindaco non era disponibile perché a parole tutti avevano condiviso la mia proposta che quel ruolo andasse a una donna. Ero imbarazzato, ero andato al circolo per ascoltare gli interventi dei giovani, ma era difficile. Allora Boeri si propone come «prosindaco». Bastava solo che io accettassi di inventare quel ruolo. O ancora chiedeva di prendere un altro assessorato pesante, quello dell’urbanistica. Ma queste sono le cose che io non condivido: come poteva un architetto che già aveva lavorato con la Moratti e per società che stavano costruendo in mezza città, occuparsi di urbanistica? Il conflitto di interessi non è tale solo se riguarda gli altri. Alla fine gli è stata assegnata la cultura, settore nel quale non c’era nessun conflitto”. Poi, il siluramento.

Buone parole, invece, per Pierfrancesco Maran: “Avevo conosciuto Pierfrancesco Maran, trentun anni, in una bocciofila di viale Argonne. Era già stato per due mandati consigliere di zona per il Pd e i maligni di lui dicevano che era il del- fino di un potente del partito finito in disgrazia, Filippo Penati. A vederlo con gli anziani del quartiere che lo chiamavano per nome, a me quel ragazzo con l’aria da bambino sembrava appassionato e generoso, non troppo fragile per essere così giovane. Quando è stato il momento, ho pensato a lui per un ruolo che volevo strategico, l’assessorato alla mobilità. Cristina Tajani, trentadue anni, un dottorato e un ruolo di ricercatrice alla Statale, aveva parlato della condizione dei giovani a una manifestazione elettorale del mio comitato e mi avevano colpito la sua serietà e la sua competenza. Ricercatrice anche all’ufficio studi della Cgil, docente in corsi di laurea e master, mi è sembrata la persona giusta per il lavoro”.

Ancor migliore la descrizione per Chiara Bisconti. “Chiara Bisconti era il capo delle risorse umane di una multinazionale e non aveva mai fatto politica. Avevo ascoltato il suo intervento a un convegno in Bocconi. Parlava di come, in un mondo completamente cambia- to grazie alle tecnologie, nel quale le donne avevano un ruolo importante, fosse necessario per le aziende inventare degli strumenti per permettere di conciliare il lavoro e la vita. Lei, anche madre di tre figli, alla Nestlé lo aveva fatto. Era la candidata perfetta per un assessorato nuovo che avevo in mente, l’assessorato al benessere. 
Ho telefonato a Chiara una domenica mattina. Non era a Milano e aveva appena letto un articolo del «Corriere» intitolato Pisapia sta cercando giovani donne per la sua giunta. Naturalmente le davo ancora del lei. «Mi perdoni se la disturbo la domenica mattina. Noi non ci conosciamo direttamente, ma so di cosa si occupa e sto ragionando sulla mia giunta. Ho alcune idee e mi piacerebbe parlarne con lei. Mi piacerebbe istituire un assessorato al benessere, che è un bel progetto. E mi piacerebbe che se ne occupasse lei.» 

Con la De Cesaris, invece, il rapporto è più complesso: “Quando mi hanno parlato dell’avvocato De Cesaris, amministrativista stimata, ho chiesto informazioni a un collega di cui mi fidavo. Mi ha detto: ha un carattere difficile e talvolta insopportabile, ma è bravissima. Così Ada Lucia è diventata assessore. E dopo qualche tempo, quando la squadra di giunta è stata in parte modificata, il mio efficientissimo vicesindaco”. D’Alfonso? “Per i giornali Franco D’Alfonso, assessore al com- mercio, è l’«ideologo» degli arancioni. Quello che è vero è che era stato tra i primissimi a credere nella nostra scommessa”. Tabacci? “Conoscevo Tabacci dai tempi di Tangentopoli (ero stato il suo avvocato e lui era stato imputato e assolto) e ne avevo una stima profonda. È un democratico cristiano della scuola di Marcora e Goria, che magari ci fossero ancora. Se sulla piazza avessi avuto un Fanfani, il politico del piano casa, non avrei esitato a proporgli l’edilizia pubblica. Bruno aveva una grande esperienza alla commissione bilancio e un’idea pulita della politica”. Granelli? “Marco Granelli è l’assessore alla sicurezza. È instancabile, asciutto, un cattolico nel solco degli insegnamenti del cardinale Martini. Non è uno da punti esclamativi. Ma stavolta l’esclamativo ci vuole”. Del Corno? “Filippo Del Corno, il musicista che oggi è assessore alla cultura, mi ha raccontato che per lui il giorno più bello è stato quando è andato in una scuola elementare della Bovisa”.

@FabioAMassa 

Tags:
pisapialibromilano città aperta







A2A
A2A
i blog di affari
Salento: pastella, cozze aperte all’ampa... Chi l'ha detto che si mangia male?
di Francesca Micoccio
Green pass obbligatorio e lockdown annunciati: il ritorno alla nuova normalità
L'OPINIONE di Diego Fusaro
Il braccio robotico di Perseverance alla ricerca di segni di vita su Marte
di Maurizio Garbati


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.