Sfera Ebbasta è il primo artista ad aver girato un video musicale all’interno del Cenacolo Vinciano, nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Le riprese di “Lontano”, brano pubblicato il 22 settembre, sono state realizzate la settimana precedente adottando specifiche precauzioni per le luci e l’audio, necessarie a tutelare il delicatissimo capolavoro di Leonardo da Vinci. Una possibilità che non era stata concessa neppure alla produzione de “Il Diavolo veste Prada 2”, costretta a ricostruire il Cenacolo in studio per girare una scena ambientata durante una festa.
Sfera Ebbasta al Cenacolo con il figlio Gabriele
Nelle sequenze ambientate davanti all’Ultima Cena, il rapper compare da solo insieme al figlio Gabriele. Il resto del videoclip attraversa invece alcuni dei luoghi più riconoscibili di Milano, dallo stadio di San Siro a piazza Duomo. A completare l’ambientazione compaiono Ferrari d’epoca, un collier di diamanti raffigurante il Cavallino rampante e anche un cavallo in carne e ossa. Il richiamo è al titolo del nuovo album, “Purosangue”, la cui uscita è prevista per l’11 dicembre 2026. Secondo quanto comunicato in occasione del lancio del singolo, Sfera Ebbasta sosterrà inoltre, insieme al Museo del Cenacolo Vinciano, una serie di appuntamenti dedicati all’inclusione sociale e all’avvicinamento al patrimonio culturale.
La protesta della Cgil: “Questa non è valorizzazione”
La scelta di concedere gli spazi del Cenacolo alle riprese ha però provocato la reazione della Fp Cgil. Il sindacato aveva già contestato alcuni eventi organizzati negli spazi di Brera, tra cui una lezione di fitness nella sala Teresiana della Biblioteca Braidense, dove agli studenti non sarebbe consentito nemmeno introdurre acqua. E più indietro nel tempo c’era stato anche l’evento dell’Estetista Cinica che aveva suscitato polemiche. “Dopo i precedenti e le polemiche per gli eventi fatti a Brera, siamo stupiti che si torni a commettere questi errori”, ha dichiarato all’Ansa Andrea Ferraccio della Fp Cgil. Per il rappresentante sindacale, operazioni di questo tipo non rappresentano una forma di valorizzazione del patrimonio, ma rischiano invece di tradursi in uno “svilimento” del bene culturale.


