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Milano
Il Viminale stoppa il Comune di Milano: "Le multe? Entro i 90 giorni"

Le multe elevate tramite autovelox devono essere notificate entro 90 giorni dalla violazione: sulla "prassi adottata dal comune di Milano di far decorrere i novanta giorni" dalla data "in cui gli operatori visionano i fotogrammi" il Ministero dell'Interno da' ragione alla prefettura che ha manifestato "perplessita'" che sono "condivisibili". E' quanto si legge nella risposta del Viminale a una nota con cui la prefettura ha interpellato gli uffici ministeriali "in materia di contestazioni delle violazioni al Codice della strada accertate mediante strumenti elettronici", ovvero le multe arrivate ai cittadini per gli eccessi di velocita' sulle strade dove la scorsa primavera sono stati posizionati sette nuovi autovelox. La risposta del Ministero e' stata resa nota oggi dal gruppo della Lega Nord a palazzo Marino: "Si riscontra la nota - si legge nella lettera del ministero - di codesta Prefettura con la quale e' stata evidenziata la prassi, adottata dal Comune di Milano, di far decorrere i novanta giorni - termine per la contestazione degli illeciti rilevati tramite sistema remoto - non dalla data di commissione degli stessi, bensi' da quella in cui gli operatori visionano i fotogrammi e associano i dati della targa a quelli del proprietario del veicolo (e obbligato in solido). Al riguardo, ferma restando la competenza esclusiva dell'Organo territoriale in merito alla decisione dei ricorsi, si rappresenta che le perplessita' manifestate da codesto Ufficio appaiono condivisibili. Infatti, gia' a far tempo dalla sentenza n.198 del 10 giugno 1996, depositata il successivo 17 giugno, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimita' del I comma dell'articolo 201 del codice della strada, nella formulazione all'epoca vigente, nella parte in cui non fa decorrere il termine per la notificazione 'comunque dalla data in cui la pubblica amministrazione e' posta in gradi di provvedere alla loro (dei trasgressori o degli obbligati in solido) identificazione'. Appare pertanto indubbio che le ragioni che possono legittimare gli enti cui appartengono gli organi accertatori a superare tali limiti non possono che dipendere da fattori esterni e non da prassi organizzative interne".

"A suffragio di tale assunto - si prosegue nella nota del ministero - soccorre anche la lettura del seguito del comma in esame, nel quale e' indicato chiaramente che 'qualora l'effettivo trasgressore o altro dei soggetti obbligati sia identificato successivamente alla commissione della violazione la notificazione puo' essere effettuata dagli stessi entro novanta giorni dalla data in cui risultino dai pubblici registri o nell'archivio nazionale dei veicoli l'intestazione del veicolo (...) o comunque dalla data in cui la pubblica amministrazione e' posta in grado di provvedere alla loro identificazione'. La disposizione, che riproduce pressoche' alla lettera il disposto della sopra citatat decisione della Corte Costituzionale, costituisce un'ulteriore conferma dell'assunto che, in linea di principio e salva la necessita' di acquisire informazioni indispensabili da altri organismi, il dies a quo per la decorrenza dei termini non puo' che essere individuato in quello della commessa violazione. Si evidenzia peraltro che qualora la notifica risulti inequivocabilmente avvenuta nel termine di novanta giorni dalla commissione dell'illecito, anche in presenza di un'indicazione errata del dies a quo, la stessa debba considerarsi come validamente avvenuta".

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