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Milano
"L'edilizia senza consumo di suolo: è questo il futuro del Real Estate"

di Fabio Massa

Antonio Intiglietta, presidente di Gestione Fiere spa e di EIRE-Expo Italia Real Estate, traccia per Affaritaliani.it un quadro complessivo del panorama dell'edilizia a Milano e in Italia: "L'unico modo per uscire dalla crisi è puntare sulla rigenerazione del patrimonio pubblico e privato. Io sono per lo sviluppo a consumo zero di suolo". Sul Pgt del vicesindaco De Cesaris: "E' una donna capace di risolvere i problemi con il dialogo franco con gli operatori. Il futuro dell'edilizia è l'housing sociale, non gli enti assistenziali come l'Aler". E infine: "Sul tema della casa c'è continuità tra il governo Formigoni e quello di Maroni. LEGGI L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Antonio Intiglietta, EIRE-Expo Italia Real Estate è in programma dal 24 al 26 giugno a Fieramilanocity. In che scenario si terrà?
Lo stato dell'arte è questo: siamo in una fase nella quale tutti si auspicano una ripresa. Per il Real Estate italiano questo vuol dire che abbiamo come grande opportunità la rigenerazione del patrimonio pubblico e privato. Dobbiamo incrociare quali sono i nuovi bisogni e le nuove esigenze imprenditoriali ed economiche del Paese. Stiamo parlando di infrastrutture che sono connesse allo sviluppo dell'Italia.

Il settore è in ripresa o ancora in crisi nera?
Abbiamo da una parte un incremento della richiesta di case in affitto o dell'acquisto di case con nuove formule, per esempio il long leasing. Dall'altra le "case medie" sono ancora in crisi. Stiamo parlando di quelle abitazioni che venivano acquistate dalla classe media: da 2-3000 euro a metro quadro ai 7000 metro quadro. Questo settore è ancora in forte crisi. Vanno bene invece l'housing sociale e le case di lusso. Poi, le dirò, il problema è di creatività e di risposta ai bisogni.

In che senso?
Facciamo un esempio: sta crescendo il numero degli anziani. Che hanno bisogno di servizi, di socialità, di connessione con il tessuto territoriale. Dobbiamo pensare a questo quando si realizza qualcosa per loro.

La provoco: lei è il presidente di Eire, ovvero la "fiera di chi consuma suolo..."
Accetto la provocazione. E dico subito che io sono perché lo sviluppo del Paese non occupi più un metro quadro.

E come si fa a fare palazzi senza occupare metri quadri?
Rigenerando quel che c'è e occupando le aree dismesse.

A Milano questo auspicio come si realizza?
Questo è esattamente quello che si sta facendo a Milano, dove si sta rigenerando quello che c'è. Giustamente il vicesindaco De Cesaris dice che chi è proprietario di beni che non riqualifica si deve porre qualche domanda. Le zone degradate sono un danno. La rigenerazione e la riqualificazione sono davvero la strada da seguire per il progresso.

Un paio d'anni fa c'era stato il caso della Torre Galfa...
Appunto. E' il classico tema di rigenerazione. La vera sfida che ha davanti il mercato del Real Estate è come riusare i patrimoni esistenti. Se uno ha un grattacielo, oggi, si deve fare una domanda: che cosa me ne faccio? Come lo posso ristrutturare, come lo posso valorizzare? Questo è compito dell'operatore privato. Ma la pubblica amministrazione dovrebbe creare tutte le condizioni di flessibilità che permettono al privato di operare. Insomma, la riqualificazione non deve essere resa impossibile.

Eppure c'è chi gli edifici non li possiede per usarli ma per metterli a bilancio.
Questo non c'entra niente con l'attività imprenditoriale. Torniamo al punto: come si rimette in moto il real estate italiano? Stiamo parlando del 15-20 per cento del Pil italiano. Lo si rimette in modo riqualificando il patrimonio esistente.

Giacché è stata citata: le piace il Pgt varato dall'assessore De Cesaris?
I
o ho una grande stima per l'assessore De Cesaris, sia per il suo piglio che per la sua capacità di risolvere il dialogo franco con gli imprenditori i problemi con soluzioni concrete. Pragmaticamente De Cesaris sta rigenerando la città in dialogo con gli operatori. Facciamo un esempio con le Torri Garibaldi: là c'era un punto di criticità che l'intelligenza imprenditoriale di Beni Stabili e la capacità di dialogo con la pubblica amministrazione ha risolto. Questo è un esempio, ovviamente. Oppure l'ex magazzino dell'autoparco del Comune di Milano è un luogo dove oggi si fa formazione professionale e housing sociale per giovani coppie e studenti.

A proposito di housing sociale: c'è bisogno di un nuovo patto per il sociale con case a basso costo?
I
l Paese non ha una politica di housing sociale da oltre dieci anni...

Fin dai tempi dell'abolizione del contributo Gescal...
Esatto. Oggi, con la Cassa depositi e prestiti finalmente è stato trovato un modello. E' un modello molto interessante, perché al livello territoriale può generare un supporto economico importante per mettere in moto il processo di sviluppo, di riqualificazione, capace di rispondere a un'edilizia abitativa per quella fascia di lavoratori e professionisti che viene definita "zona grigia", non così capienti da comprare una casa in edilizia privata ma non così poveri da dover ricorrere all'Aler. Il modello di Cdp può essere una risposta. Vorrei anche dire un'altra cosa...

Prego.
Per quanto riguarda il livello più basso, quello nel quale bisogna badare alla sussistenza è meglio creare un ente oppure ideare dei voucher da usare nel caso di bisogno? Forse la politica assistenziale delle case è finita, e le istituzioni assistenziali hanno fatto il loro tempo. Forse oggi dobbiamo creare una nuova stagione nella quale l'housing sociale è la soluzione.

A proposito di Regione, secondo lei oggi esiste una politica innovativa per la casa?
La Regione ha fatto una cosa molto importante, anche prima del Governo Maroni, che è quella di avere un fondo regionale con Cdp per l'housing sociale. Questa è una direzione da perseguire. Poi c'è l'eredità delle Aler da gestire e da riconvertire. Nel frattempo bisogna guardare al futuro...

Tra Formigoni e Maroni c'è continuità sul tema della casa?
Sì. Rimane la sfida aperta sul tema delle Aler. Vorrei aggiungere che a livello nazionale la strada dei fondi regionali è da percorrere, perché ha ottimi esempi che potrebbero essere dilatati e resi più forti. Forse per il futuro bisognerà poi considerare i milioni di case sospese, che non hanno un acquirente, non hanno un proprietario, hanno imprenditori che sono in crisi che magari potrebbero essere immediatamente cedute a questi fondi per dare una risposta al bisogno abitativo del Paese.

A livello di operatori, in che fase di mercato siamo?
Intanto c'è una leadership che sta tenendo e sta crescendo, fatta dalle Sgr e dalle società primarie che hanno tenuto botta in questo momento di crisi e sono più che mai forti e stanno diventando interlocutori privilegiati degli operatori internazionali che vogliono investire sull'Italia. Esiste poi un comparto medio che è andato in crisi e il comparto piccolo è stato decimato: quello che è rimasto in piedi ha forti anticorpi. La cura dimagrante è stata micidiale, ma chi è rimasto è il più forte.

Ultima domanda sulle coop: l'anno scorso ci sono stati concordati preventivi, una situazione difficile.
La situazione non è cambiata. Le coop vivono una fase di crisi come tutti. Chi era solido ha retto e si sta avviando verso lo sviluppo, chi ha avuto sbilanciamenti finanziari e imprenditoriali è in serie difficoltà. Forse c'è bisogno di un'ulteriore aggregazione tra coop per reggere la sfida del presente e del futuro.

@FabioAMassa

Tags:
ediliziareal estateintiglietta







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