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Milano

 

GUERRA NEL PD: LO SPECIALE DI AFFARI

INTERVISTA-1/ "Dimissioni di tutta la segreteria provinciale. Subito". Carmela Rozza, assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Milano, ex capogruppo a Palazzo Marino, è molto esplicita in un'intervista ad Affaritaliani.it: "Sosterrò la richiesta di dimissioni di Roberto Cornelli. Questo è un partito che non decide mai nulla. Come sulla vicenda Boeri: scendono sempre dalle nuvole. Non decidono nulla e poi sparano sulle larghe intese. Che si occupino di Milano, invece. Chi sceglie di non scegliere se ne deve andare a casa". Poi boccia Civati: "Chi fa politica deve fare sintesi in mezzo a tutto questo, non serve il Grillo parlante che dice le frase ad effetto e insulta a momento debito per prendersi le prime pagine dei giornali. Questa non è politica, questo è protagonismo individuale del quale questo partito non ha proprio bisogno". ----- LEGGI TUTTO

INTERVISTA-2/ Franco Mirabelli, senatore, ex coordinatore della mozione Franceschini in Lombardia, esponente di punta di Area Dem, in un'intervista ad Affaritaliani.it boccia la linea scelta da Pippo Civati: "Sono contrario a chi dice che se ne deve andare. Ma anche lui sbaglia: non può essere presentato come un atto di eroismo quello di votare, dopo aver discusso e deciso le cose nel gruppo, come si vuole". Franceschini sostiene che chi vota contro la fiducia è fuori: "E' ovvio, in un gruppo non può coesistere chi vota la fiducia e chi no". I traditori? "Civati dice che sono i franceschiniani e sbaglia di grosso. Anzi". Poi l'attacco, durissimo, al segretario metropolitano di Milano Roberto Cornelli: "Non è più di garanzia. Si deve dimettere subito, e lasciare il posto a un collegio che guidi questa transizione"----- LEGGI TUTTO


LA REPLICA/ "Ho letto su un giornale (Affaritaliani.it, ndr), con un po' di stupore, che Mirabelli e Rozza chiedono le mie dimissioni. Un atto irresponsabile, perchè in questo modo stanno drammatizzando la situazione col rischio di spaccare il Pd e creare un effetto a catena anche nei circoli e in altre province oltrechè in Lombardia". Lo afferma il segretario metropolitano del Partito Democratico, a margine della segreteria metropolitana----- LEGGI TUTTO

LA CONTROREPLICA DI FRANCO MIRABELLI/ "Che Cornelli di fronte a un ragionamento politico risponda con quel tono e addirittura accusi gli altri di irresponsabilità è paradossale. Non tenti di fare il martire attaccato per le proprie posizioni politiche", spiega ad Affari il senatore e leader di Area Dem in Lombardia Franco Mirabelli----- LEGGI TUTTO

L'INTERVENTO-1/ Mentre il PD rischia di sgretolarsi sotto i colpi dell'incapacità palesata dalla propria classe dirigente, si assiste alla classica rincorsa di chi intende rifarsi una propria verginità. Non solo il Segretario e la sua segreteria dovranno dimettersi ma dovrà farlo l’intera Direzione Provinciale... di Gabriele Ghezzi, vice Presidente della Commissione Sicurezza del Comune di Milano----- LEGGI TUTTO

L'INTERVENTO-2/ Concordo con chi in queste ore chiede una gestione più collegiale del PD Milanese per poter gettare le basi per aprire, con più serenità e franchezza, una nuova fase che sia costruttiva... di Ilaria Cova, Componente Segreteria Regionale PD----- LEGGI TUTTO

 

 

di Fabio Massa

Una segreteria infuocata, quella di ieri sera del Partito Democratico metropolitano di Milano. Al centro, il grande malessere del partito rispetto alla guida di Roberto Cornelli. Seppur con modalità e toni differenti, le critiche sono venute da più parti. Il primo a intervenire, due giorni fa su Affaritaliani.it, era stato il consigliere regionale e membro della commissione regionale Antimafia Massimo D'Avolio, che aveva espresso la necessità di "inaugurare una fase collegiale. Niente fughe in avanti. Al partito fanno male. Riprendiamo a ragionare in collegialità, ognuno con il proprio spazio". Sulla stessa linea, pur appartenendo a sensibilità diverse, Eugenio Comincini, renziano doc, che pure esprimeva critiche più precise: "La linea politica scelta non ha pagato. Una serie di errori sono stati fatti, anche nella gestione quotidiana. Va ripensato il rapporto tra segretario e direzione". E' il primo giorno della grande fibrillazione del Pd, dovuta alla linea adottata del segretario Cornelli, che si è espresso - prima dell'elezione di Napolitano - contro le larghe intese e l'accordo con il Pdl.

Con il segretario si schierano fin da subito i suoi fedelissimi. Il tesoriere Fabrizio Vangelista, Matteo Mangili, il parlamentare e coordinatore cittadino Francesco Laforgia. Secondo rumors, sono la spina dorsale della proposta politica che Cornelli potrebbe avanzare in vista del congresso regionale, con il supporto dei giovani turchi e anche di leader come Barbara Pollastrini e Antonio Panzeri.

Ma il secondo giorno di fibrillazione vede i toni inasprirsi. L'intero dibattito si svolge su Affaritaliani.it. Apre le danze il senatore e leader di Area Democratica Franco Mirabelli, che lo dice senza remore: "Cornelli si deve dimettere. Non è più di garanzia. Lasci il posto a un collegioche guidi questa transizione". Passano tre ore e interviene l'ex capogruppo in consiglio comunale e attuale assessore Carmela Rozza. Se possibile, il suo intervento è anche più duro di quello di Mirabelli: "Si dimetta tutta la segreteria. Sosterrò la richiesta di dimissioni di Roberto Cornelli. Questo è un partito che non decide mai nulla. Come sulla vicenda Boeri: scendono sempre dalle nuvole. Non decidono nulla e poi sparano sulle larghe intese. Che si occupino di Milano, invece". Il consigliere comunale Gabriele Ghezzi rincara: "Si dimetta anche la direzione". Insomma, tutti a casa. A questo punto il segretario Roberto Cornelli fa tre mosse. La prima è quella di incontrare il renziano Alessandro Alfieri, che infatti sui giornali getta acqua sul fuoco. La seconda è quella di convocare urgentemente una segreteria per le 17.30. La terza è quella di mandare una nota nella quale definisce "atto irresponsabile" la richiesta di dimissioni. Anche perché, nel frattempo, si sono diffuse voci sulla volontà di dimettersi da parte dei membri della segreteria. Una mossa estrema, che comunque porterebbe alla caduta del leader. La maggior parte dei membri della segreteria è su questa posizione, quando inizia la riunione fiume. Alla fine la posizione non cambia, ma viene congelata in attesa della direzione: il segretario deve garantire una gestione più collegiale del partito. Tradotto: ci devono essere cambi nella squadra di governo, che attualmente viene vista come espressione di una corrente (leggasi Barbara Pollastrini) e non dell'intero corpus dei militanti e dei circoli. Se questo non avverrà, è il messaggio implicito, le dimissioni arriveranno e si arriverà comunque a una gestione diversa del partito. Ma evitare la balcanizzazione è il primo imperativo di tutti. In attesa della direzione e delle decisioni di oggi, che decideranno il futuro del partito milanese. Almeno fino al congresso.

@FabioAMassa

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