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Milano

Caro Giuliano,

purtroppo non posso essere con voi sabato per precedenti impegni politici fuori Milano.

Colgo l’occasione di inviarti, a nome dei socialisti milanesi, qualche considerazione sull’argomento della riunione, riprendendo cose peraltro già dette nei mesi scorsi sia con una lettera aperta inviata direttamente a te sia con interventi in Aula. Riassumo le indicazioni mie e del partito in questo modo.

Dopo due anni e mezzo di faticosa amministrazione bisogna cercare di compiere passi e realizzare scelte di carattere strutturale. Quelle che, in qualche modo, guardano al futuro con un certo respiro, rendono irreversibile l’azione amministrativa e giustificano l’utilità di un’amministrazione pubblica.

1. L’Expo deve essere l’occasione per realizzare o avviare grandi opere. Non solo per tirare a lucido quel che c’è. In questo quadro, deve essere chiara e sicura l’iniziativa per accelerare con ogni mezzo i lavori di M4 e M5 e avviare concretamente opere funzionali alla prospettiva di un grande progetto di riapertura dei Navigli in Milano, unica vera opera di straordinaria dimensione europea che Milano può mettere in cantiere. È possibile, a mio avviso, entro il 2015 restaurare e riattivare, come indicato dal Consiglio, le conche di Viarenna e dell’Incoronata, magari con risorse Expo ricavabili dalla rimodulazione delle opere delle cosiddette Vie d’Acqua. Così come, entro Expo, è assolutamente necessario dotare la città di una Moschea per garantire il diritto di preghiera della comunità musulmana.

2. Ho proposto nei giorni scorsi, anche in qualità di Presidente dell’Associazione Riaprire i Navigli, che le risorse ricavabili dalla vendita di A2A, non siano disperse in mille rivoli, ma vadano alla risoluzione dei problemi più gravi come quello del Seveso e delle sue esondazioni. Problema che da decenni è insoluto. Ciò significa che a valle del suo percorso, perché da lì bisogna incominciare, si possa da subito progettare e avviare le opere di ribacinizzazione nel tratto di via Melchiorre Gioia, affinché il Seveso sia in sede propria, ma separando le sue acque da quelle del Naviglio Martesana, possa correre sotto il letto del Martesana stesso che a quel punto potrebbe essere in quel tratto subito riaperto e rimesso a cielo aperto, con benefici effetti di riqualificazione delle aree limitrofe.

3. Nella politica dei trasporti, il tema generale rimane l’obiettivo della riduzione del traffico automobilistico, ma che non può trovare nella sola Area C e men che meno nella sua ventilata estensione una vera risposta. Il vero tema è la riorganizzazione del traffico attraverso diversificati interventi: crescita del trasporto pubblico, estensione delle zone pedonali, isole ambientali e ZTL; una diversa politica della sosta riprendendo coraggiosamente l’attuazione di parcheggi interrati per residenti e/o a rotazione (così come fanno tutte le città del mondo che vogliono preparasi ad un’estensione dell’uso pedonale del suolo pubblico). Una politica del traffico e dell’ambiente, che non può riguardare solo e sempre le zone centrali, ma tutta la città, periferie comprese. D’altra parte, non dimentichiamoci mai che sotto sotto il modello di Area C ha come logica la monetizzazione del traffico, non la sua strutturale riduzione. Ma questo danneggia ceti e categorie diverse, e penalizza contemporaneamente le attività del centro e i cittadini che abitano fuori.

4. Si giocherà presto la partita dell’accordo di programma con FS per l’utilizzo degli scali ferroviari. In gioco ci sono le destinazioni funzionali di quelle aree, ma il problema di fondo è come obbligare le Ferrovie dello Stato a reinvestire le plusvalenze per realizzare non opere qualsiasi o peggio ancora quelle che interessano alle FS in logica aziendale, ma per l’unica grande opera mancante del nodo ferroviario milanese e cioè il Secondo Passante Ferroviario da Certosa a Porta Genova, già contenuto nei documenti programmatici del Comune di Milano.

5. Si discute tanto di visione di città e di qualità urbana, ma a questo proposito poniamo un problema: Milano ha bisogno di un diverso disegno urbano di tutti gli spazi pubblici, oggi spesso compromessi,e privatizzati dalla sosta regolare o irregolare delle auto e diversamente degradati, senza nessuna attenzione alla qualità anche monumentale della città e così tutto si riduce alla mera discussione spesso frammentaria e senza logica del che fare. Compresa la discussione di opere provvisorie, come un ascensore per il Duomo o qualche albero in quella piazza. Proponiamo, a questo punto, che le politiche dei lavori pubblici e soprattutto stradali e le politiche dell’arredo urbano siano collocate e coordinate dentro una nuova idea di spazio pubblico. Per esempio, è ormai assurdo discutere se le strade devono essere asfaltate o lastricate di vecchio porfido quando dovremmo essere già al punto di capire come eliminare i marciapiedi per rendere buona parte della città pedonale o quasi.

6. Sulle politiche sociali compito delle giunte riformiste è trovare le forme e non solo le risorse per affrontare, con nuovi strumenti, le questioni più gravi in momenti di crisi. Nonostante gli sforzi già compiuti bisogna entrare nelle questioni vive della crisi e delle difficoltà delle categorie più deboli. Parte essenziale di questa questione è per noi il tema della casa e dell’edilizia sociale che va rilanciata con ogni mezzo e con risorse che è necessario trovare a tutti i costi.

7. Milano può sviluppare la propria vocazione turistica allargando la propria offerta verso il turismo culturale, del tempo libero e di nicchia. Ma per farlo occorrerebbe aprire un tavolo di consultazione con gli operatori del settore con l’obiettivo di sostenere gli investimenti ed invertire una tendenza negativa (la permanenza media é scesa da 2,49 giorni del 2000 a 2,03 del 2012, pari a meno 18%).

8. Per quanto riguarda le entrate e il bilancio sottolineiamo nuovamente la grande opportunità che ci è data dalla legge, e che non è stata secondo noi sufficientemente utilizzata, di recuperare il 100 % delle somme accertate dall’attività di accertamento dell’evasione fiscale svolta direttamente dall’amministrazione comunale attraverso un proprio ufficio e una task-force appositamente dedicata a questo scopo.

9. Infine, il tema della città metropolitana. Guai se pensiamo che possa avere di per sé un potere demiurgico di risolvere problemi tra loro differenti e che sono da affrontare per quello che sono, indipendentemente dai perimetri istituzionali che mai sono sufficienti ad affrontare questioni reali. Nello stesso tempo, non si può dedicare le energie al tema della città metropolitana se parallelamente non si attua un processo di decentramento e di rafforzamento dei poteri delle Zone, nella direzione della loro trasformazione in veri e propri municipi sul modello francese o almeno romano.

10. Ribadisco come altrettanto prioritario il tema della riorganizzazione della macchina comunale finalizzata ad un diverso e più efficace servizio ai cittadini, alla sua profonda sburocratizzazione, per essere più snella, veloce ed efficiente, per garantire l’accelerazione delle procedure fin a partire dagli uffici protocollo di settore e al rapido disbrigo anche delle più normali pratiche amministrative. Insieme ad una efficace e ragionata spending review che consenta alla macchina amministrativa una costante riduzione dei costi e non un loro incremento.

Un caro saluto,

Roberto Biscardini

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