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Milano, Majorino: “Primarie? Non ho ancora deciso ma…”
pierfancesco majorino

di Fabio Massa

Pierfrancesco Majorino è uno dei due candidati alle primarie del Pd “in pectore”. Eppure, come spiega ad Affaritaliani.it, “ancora non ho deciso nulla”. Tuttavia, mentre si diffondono le voci (che rumors del Pd definiscono “fantasiose”) su una candidatura unitaria di Tito Boeri, presidente dell’Inps e fratello di Stefano, già candidato contro Pisapia, Majorino non si sottrae alle domande sulle primarie: “Far votare la città metropolitana? Traduzione sbagliata di un problema giusto. Candidato unico? Ipotesi buffa…” L’INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Assessore Majorino. O devo chiamarla “candidato Majorino”?
Non ho ancora deciso. Davvero.

Mentre attendiamo la sua decisione commentiamo una serie di ipotesi: far votare alle primarie anche la città metropolitana.
Ipotesi che è la traduzione sbagliata di un problema vero.

In che senso?
Nel senso che non si può fare. Che succede se in città vince un candidato e nell’hinterland un altro, e alla fine è il secondo che prevale? Che candidiamo su Milano il candidato più debole? Assurdo. Detto questo è ovvio e sacrosanto il tema che bisogna mettere al centro della riflessione della città metropolitana.

Soluzione?
Bisogna che chi si candida faccia un tour anche nei comuni della Città Metropolitana, che vengano coinvolti i sindaci. Occorre che i sindaci siano parte integrante del meccanismo delle primarie.

Altra ipotesi: candidato unico del Pd. Con la benedizione di Roma.
Che ipotesi buffa. A un certo punto, è ovvio, discuteremo di regole, e quello sarà il momento in cui si fa un ragionamento compiuto. Eviterei di buttare là ipotesi su ipotesi. Tuttavia partirei da un punto fermo nella riflessione: Milano, a differenza di tante altre città, ha fatto molto bene nell’organizzazione delle primarie del 2011.

Infatti il Pd le ha perse.
E’ stato scelto Pisapia che poi ha vinto: mica è andata male!

Andiamo avanti con il ragionamento.
La domanda da cui partire è: a che cosa servono le primarie? A chiudere alla partecipazione oppure ad aprire alla partecipazione? Io credo servano ad aprire, a coinvolgere il massimo numero di milanesi possibile. Ma se uno inizia le primarie con mille limiti o imposizioni, non si fa altro che frustrare lo strumento. Io sono ottimista sullo spirito delle primarie milanesi, qui non ci sono rischi di infiltrazioni. Le primarie di Milano sono un’occasione dalla quale noi non dobbiamo temere nulla. 

A giugno si fanno le regole, pare.
Le primarie sono una grande occasione di partecipazione, sono sicuro che le faremo molto bene e saremo molto unite. Dovremo farle davvero tutti quanti, e lo dico non avendo ancora deciso se candidarmi o meno. Dovremo fare le primarie consapevoli del fatto che abbiamo solo da guadagnare. L’ipotesi di una candidatura romana non la prendo neanche in considerazione: l’autonomia di Milano è da salvaguardare e da difendere con le unghie e con i denti. Il tema vero è un altro: che idea di città ha chi si candida?

C’è chi spera che il Pd candidi più personalità diverse perché così si indebolisce.
Dipende con che spirito ci si candida. Chi si candida deve lavorare fianco a fianco con chi vince dal giorno dopo la fine delle primarie. Le primarie sono una ricchezza, non un’occasione attraverso la quale fare la guerra per bande. Non bisogna pensare a rivincite congressuali, su questo sono d’accordo con il segretario regionale Alfieri. Altrimenti si parte con il piede sbagliato.

Chiudiamo con lo scambio di battute di ieri. Pisapia ha detto che se si candida Berlusconi corre pure lui.
Io sono sempre stato per la ricandidatura di Pisapia. Se a convincerlo ci vuole Berlusconi, ben venga la candidatura di Berlusconi. Anzi, sa che cosa le dico? Magari faccio un giro ad Arcore…

@FabioAMassa

Tags:
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