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Milano 2027, a centrosinistra c’è aria di primarie: Majorino in pole, ma si moltiplicano i contendenti. In attesa di Calabresi…

Dalla vicesindaca Scavuzzo all’assessore Conte, fino alle candidature di Pacini e Goisis. Il Pd rinvia a settembre la decisione sul metodo, mentre resta il nodo dell’area riformista e del perimetro della coalizione

Milano 2027, a centrosinistra c’è aria di primarie: Majorino in pole, ma si moltiplicano i contendenti. In attesa di Calabresi…

La corsa per raccogliere l’eredità di Beppe Sala è già cominciata, ma il centrosinistra milanese non ha ancora deciso né il candidato né il percorso con cui sceglierlo. A circa un anno dalle elezioni comunali del 2027, i nomi realmente in campo sono numerosi e rappresentano sensibilità diverse: dalla continuità con l’amministrazione uscente alla sinistra più critica verso il modello di sviluppo degli ultimi anni, passando per un’area riformista che guarda con diffidenza alle primarie.

La linea ufficiale del Partito democratico è prendere tempo fino a settembre. Prima di discutere nomi e regole, il segretario metropolitano Alessandro Capelli vuole definire con gli alleati una visione comune per la città, una carta dei valori e il perimetro della coalizione. Solo dopo verrà stabilito se ricorrere alle primarie, che restano la strada preferita dal Pd milanese ma non sono ancora una scelta irreversibile.

Anche Sala ha indicato un criterio preciso: qualora non emergesse un candidato capace di unire spontaneamente tutta la coalizione, il passaggio dalle urne diventerebbe inevitabile. Il sindaco uscente, che ha escluso di voler sponsorizzare personalmente uno degli aspiranti, ha però avvertito che la proliferazione dei nomi non può sostituire la discussione sulle idee e sulla capacità di governare una macchina complessa come Milano.

Majorino, il candidato più strutturato

Il profilo politicamente più solido resta quello di Pierfrancesco Majorino. Capogruppo del Pd in Consiglio regionale, già assessore al Welfare e candidato alla presidenza della Lombardia nel 2023, Majorino non ha ancora formalizzato la propria discesa in campo, ma si muove da tempo come un possibile aspirante sindaco. La sua candidatura avrebbe il vantaggio di partire da una notorietà elevata, da un radicamento cittadino e da una rete politica già organizzata. Majorino è inoltre uno dei più convinti sostenitori delle primarie, nelle quali potrebbe contare su una base mobilitata nel Pd e nell’area progressista. Il suo posizionamento è a sinistra rispetto all’esperienza amministrativa di Sala, pur senza rappresentarne una rottura frontale. Il punto di forza è la capacità di tenere insieme il partito e una parte del campo largo. Il limite potrebbe essere proprio la difficoltà di attrarre il voto più moderato e riformista.

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Scavuzzo e Conte, i candidati della continuità amministrativa

Anna Scavuzzo è stata la prima a manifestare apertamente la volontà di partecipare alla corsa. Vicesindaca e assessora all’Istruzione, rappresenta uno dei profili con maggiore esperienza nella giunta Sala e può rivendicare una conoscenza diretta della macchina comunale. La sua candidatura si collocherebbe nell’area della continuità amministrativa, con un’impostazione istituzionale e meno divisiva rispetto ai nomi più schierati politicamente. La difficoltà sarà trasformare il ruolo ricoperto in questi anni in una proposta autonoma e riconoscibile. Nello stesso spazio si muove Emmanuel Conte, assessore al Bilancio, al Demanio e al Piano casa. Conte ha ormai reso evidente la propria disponibilità e sta costruendo un profilo fondato sui risultati amministrativi, sulle politiche abitative e sulla capacità di rappresentare il civismo che ha accompagnato Sala. Il suo punto di forza è il legame con l’esperienza della giunta uscente, unito a un’immagine più politica rispetto a quella del tradizionale tecnico. Potrebbe cercare di raccogliere l’elettorato riformista e civico, ma dovrà dimostrare di possedere una forza organizzativa sufficiente per competere con candidati più radicati nel Pd.

Pacini e Goisis spingono a sinistra

Lorenzo Pacini ha ufficializzato proprio oggi la propria candidatura alle primarie. Assessore del Municipio 1, esponente della sinistra del Pd e molto seguito da una parte delle giovani generazioni democratiche, propone una netta discontinuità rispetto al modello di città degli ultimi anni. La sua campagna andrà a insistere sul costo della vita, sul diritto alla casa, sulle disuguaglianze e sull’idea di un “socialismo municipale” finanziato anche attraverso imposte di scopo. Pacini punta a rappresentare gli elettori più critici verso l’amministrazione Sala e verso il peso degli investitori privati nelle trasformazioni urbane. La sua candidatura appare seria sul piano politico, anche se più orientata a condizionare il programma e gli equilibri interni che a partire come favorita per la vittoria finale.

Un altro candidato già dichiarato è Tommaso Goisis, esperto di politiche pubbliche e animatore dell’associazione “Sai che puoi?”. Il suo profilo unisce attivismo civico, competenze amministrative e una critica al funzionamento tradizionale dei partiti. Goisis tenta di intercettare quell’area progressista che chiede più partecipazione e una revisione delle priorità su casa, servizi e qualità urbana. E invoca l’indizione delle primarie. La sua presenza contribuisce ad affollare ulteriormente lo spazio a sinistra di Majorino.

Calabresi resta il nome del mondo riformista

Mario Calabresi continua a essere indicato come il possibile candidato capace di unire il Pd moderato, il civismo e una parte del centro. L’ex direttore della Stampa e di Repubblica non ha però mai espresso pubblicamente la propria disponibilità e, in assenza di un suo passo avanti, il nome resta una possibilità autorevole ma non una candidatura effettivamente in campo. Una sua eventuale discesa potrebbe modificare radicalmente il quadro. Calabresi sarebbe probabilmente più adatto a una designazione unitaria che a una competizione interna e potrebbe raccogliere il favore di chi teme che primarie molto polarizzate consegnino la coalizione a una piattaforma troppo spostata a sinistra. Proprio su questo punto si concentra la posizione di Azione e dell’area riformista. I centristi chiedono un candidato condiviso, moderato e competitivo, opponendosi all’idea di primarie che potrebbero trasformarsi in una conta tra apparati e aree ideologiche. In caso contrario, non viene esclusa una corsa autonoma al primo turno.

Una coalizione ancora da definire

Prima ancora del candidato, il centrosinistra deve definire la propria coalizione. L’ipotesi è costruire a Milano un’alleanza più ampia rispetto a quella del 2021, includendo stabilmente il Movimento 5 Stelle accanto a Pd, Alleanza Verdi-Sinistra, forze civiche e partiti riformisti. Il nodo più delicato resta il rapporto con Azione e con la nascente area europeista. I centristi non vogliono essere semplicemente aggiunti a una coalizione già definita e chiedono garanzie sul profilo del candidato e sul programma. Dall’altra parte, la sinistra pretende che chi partecipa all’alleanza si impegni a sostenere il vincitore delle eventuali primarie. La vera partita comincerà a settembre, quando il Pd presenterà agli alleati la propria proposta sul percorso. Fino ad allora continueranno le campagne individuali. E, forse, la proliferazione di nuovi nomi.

Detto della candidatura al di fuori degli schemi da parte di Massimiliano Lisa, patron del Museo dedicato a Leonardo in Galleria, questa la situazione a centrodestra.