Mario Calabresi esce allo scoperto e racconta i retroscena della sua possibile candidatura a sindaco di Milano nel 2027. Un’ipotesi che non nasce nelle ultime settimane, ma che sarebbe al centro di interlocuzioni con il centrosinistra milanese già da un paio d’anni. Intervistato dalla trasmissione Linea d’ombra su Telenova, il giornalista ed ex direttore di Repubblica conferma il dialogo con il Partito democratico, rivendica la necessità delle primarie e delinea le priorità della sua eventuale amministrazione: casa, ambiente, mobilità e una maggiore capacità di ascolto dei cittadini. Non mancano le distanze da Pierfrancesco Majorino, in particolare sul gemellaggio con Tel Aviv, e una posizione critica rispetto alla demolizione dello stadio di San Siro.
Calabresi: “Il dialogo con il Pd è iniziato due anni fa. Le primarie sono fondamentali”
“Da un paio d’anni dialogo con parte del Pd e del centrosinistra milanese sulla possibilità di una mia candidatura. Non è una cosa che ho fatto da solo, c’è stato un dialogo con la segreteria milanese e la prima telefonata mi è stata fatta”. Calabresi chiarisce così che la sua disponibilità a correre per Palazzo Marino è maturata attraverso un confronto politico avviato da tempo. Sul metodo per individuare il candidato del centrosinistra non ha dubbi: “Non fare le primarie sarebbe un delitto. Sono fondamentali per riportare gli elettori a partecipare e aprire un dibattito sul futuro della città”.
Una posizione netta, mentre nella coalizione resta aperto il confronto sulla scelta del successore di Giuseppe Sala. Calabresi rivendica una candidatura nata dalla percezione di una “richiesta forte di cambiamento della città” e si definisce “moderato nei toni e nei comportamenti, ma con idee radicali sui cambiamenti necessari”. Una scelta, sottolinea, “non garantita da nessuno”.
In caso di vittoria alle primarie, il primo passo sarebbe ricomporre il fronte del centrosinistra, coinvolgendo gli altri candidati: “Dialogare con gli altri candidati e ragionare su come portare nel mio programma pezzi delle loro proposte e collaborare con loro”. Nessuna preferenza, invece, sul possibile avversario del centrodestra: “Gli avversari non ce li si sceglie, ci si confronta con quelli che si trovano. Sarà il centrodestra a scegliere il proprio candidato”.
Le critiche a Sala: “Dopo il Covid è mancato l’ascolto del malessere della città”
Il giudizio sull’amministrazione Sala è articolato. Calabresi riconosce al sindaco uscente il merito di aver “internazionalizzato Milano e ridotto il debito comunale”, ma individua nel periodo successivo alla pandemia una frattura tra Palazzo Marino e una parte della cittadinanza. “Dopo il Covid è mancata una capacità di ascolto del malessere della città”, osserva. È proprio sulla necessità di recuperare questo rapporto, secondo Calabresi, che dovrebbe costruirsi una nuova stagione politica per Milano.
Casa, verde e traffico: “Seimila alloggi sfitti, non possiamo permettercelo”
Tra le prime iniziative che Calabresi vorrebbe mettere in campo da sindaco figurano un piano per il verde urbano, anche in vista delle estati sempre più difficili da affrontare, e una ricognizione del patrimonio abitativo inutilizzato. “Ci sono, per esempio, 6mila appartamenti Mm che oggi sono sfitti. Non possiamo permetterci questo lusso, abbiamo troppe case vuote in questa città”, sostiene. La proposta è quella di avviare un programma di ristrutturazione degli alloggi inutilizzati, per rimetterli a disposizione dei cittadini e contribuire ad affrontare l’emergenza abitativa.
Sul fronte della mobilità, Calabresi mette in discussione l’efficacia delle politiche adottate finora. “I dati dell’inquinamento non sono migliorati con Area C. Abbiamo bisogno di non far entrare 400mila macchine al giorno a Milano”, afferma, indicando come priorità il potenziamento dei parcheggi di interscambio, oggi spesso sovraffollati e percepiti come poco sicuri. Quanto ad Area B e Area C, l’obiettivo sarebbe aprire un confronto con i commercianti, evitando che le limitazioni al traffico vengano vissute come misure ideologiche o punitive.
San Siro, Calabresi: “Abbattere il Meazza sarebbe doloroso. Mi piacerebbe avere due stadi”
Sul futuro di San Siro, Calabresi prende posizione a favore della conservazione del Meazza, pur senza mettere in discussione frontalmente il progetto del nuovo impianto di Milan e Inter. “L’idea che San Siro venga abbattuto è dolorosa. Non dispero che possa rimanere in piedi con una nuova missione. Mi piacerebbe che ci fossero due stadi”, spiega. Il giornalista evita di esprimere giudizi retrospettivi sulle scelte dell’amministrazione, ma sottolinea la necessità di tutelare i residenti durante la realizzazione del nuovo stadio. “Come sindaco chiederò garanzie sull’inquinamento, sull’ambiente e sulla salubrità del quartiere. Quella zona non può pagare il prezzo di anni di lavori e macerie senza avere un tornaconto”.
Da qui la richiesta di benefici concreti per il territorio e di un confronto con le società calcistiche anche sul costo dei biglietti. Il nuovo impianto, avverte Calabresi, non dovrà diventare uno stadio “solo per i turisti del calcio”: “I milanesi meno abbienti devono continuare a poter andare allo stadio”. Quanto al Meazza, richiama il costo stimato della demolizione, pari a 120 milioni di euro, invitando a valutare la possibilità di mantenerlo in piedi attribuendogli una nuova funzione.
Tel Aviv, la distanza da Majorino: “Il gemellaggio va mantenuto, almeno per ora”
Un’altra questione sulla quale emergono differenze rispetto a Pierfrancesco Majorino riguarda il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv. Mentre il capogruppo regionale del Pd si è espresso a favore della sua interruzione, Calabresi invita a distinguere le responsabilità del governo israeliano dalle posizioni politiche della città. “Io penso che l’Italia debba dare una risposta forte al governo di Israele”, afferma, richiamando quanto avvenuto a Gaza e la situazione in Cisgiordania, dove ritiene che si possa parlare di “pulizia etnica”. Ma Tel Aviv, osserva, ha espresso alle urne una forte opposizione a Benjamin Netanyahu. “C’è una città però che è Tel Aviv e ha votato al 75% contro Netanyahu”, sottolinea, evidenziando il ruolo della città nella contestazione delle politiche del governo israeliano.
La conclusione è un invito alla prudenza: “Darei un’altra possibilità al gemellaggio con Tel Aviv, cioè lo terrei monitorato, però con la città che ha resistito di più e che di più sta combattendo e ha combattuto nelle urne contro Netanyahu bisogna tenere un filo di rapporto”.
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