Mario Calabresi conferma la propria disponibilità a partecipare alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco di Milano nel 2027, ma mette subito in chiaro due punti: non è il candidato di Azione e la consultazione non deve trasformarsi in una resa dei conti interna alla coalizione. In un’intervista al Corriere della Sera, il giornalista e scrittore, 56 anni, rivendica la propria indipendenza politica e invita il centrosinistra a utilizzare le primarie come occasione per riavvicinare i cittadini alla politica, superando stanchezza e disillusione.
“Sì, è necessario tornare a coinvolgere i milanesi per superare stanchezza e disillusione”, afferma Calabresi, che racconta di aver discusso della propria possibile candidatura anche con numerosi esponenti del Partito democratico. Ma respinge l’idea di essere espressione di una specifica forza politica: “Non sono il candidato di Azione! Sono indipendente ma mi riconosco nei valori e nel campo del centrosinistra”.
Calabresi: “Le primarie siano un confronto di idee, non una resa dei conti”
La preoccupazione principale dell’ex direttore della Stampa e di Repubblica riguarda il clima politico nel quale si svolgerà la competizione. “Con il vento di destra che soffia oggi in Europa non possiamo permetterci errori”, avverte Calabresi, sottolineando il rischio che le primarie diventino “una resa dei conti, anziché una bella occasione di confronto e di idee”.
Uno scenario che, a suo giudizio, rappresenterebbe una sconfitta indipendentemente dall’esito della consultazione. Per questo l’invito rivolto alla coalizione è quello di concentrarsi sulle proposte per Milano, evitando che la competizione tra i diversi aspiranti candidati finisca per accentuare divisioni e contrapposizioni.
“Non serve essere uomini di partito per avere una visione della città”
Calabresi risponde anche alle critiche di chi, soprattutto a sinistra, gli contesta la mancanza di una precedente esperienza politica. “Non penso che per avere una visione lucida della società e dei suoi problemi sia necessario essere esponenti di partito”, replica, ricordando come Milano abbia una lunga tradizione di partecipazione della società civile alla vita democratica.
La decisione di mettersi a disposizione nasce, spiega, da una riflessione maturata nel tempo. “Alla politica penso da molto tempo, perché ho visto crescere muri, crearsi fratture e nascere paure”. Di fronte al rischio che queste divisioni inducano le persone a chiudersi sempre più nella propria dimensione privata, Calabresi sostiene di aver scelto invece di impegnarsi direttamente.
“C’è una Milano che corre e una che fa fatica”: la sfida delle disuguaglianze
Al centro della sua riflessione c’è una città attraversata da profonde differenze sociali ed economiche. “C’è la Milano che corre e quella che fa davvero fatica“, osserva, indicando nella necessità di “ricucire strappi e colmare distanze” una delle principali sfide della prossima amministrazione. Tra le priorità individuate ci sono welfare, ambiente e sicurezza. Su quest’ultimo fronte Calabresi riconosce che la competenza sull’ordine pubblico spetta allo Stato, ma invita a considerare anche la dimensione sociale della sicurezza. “Una città è più sicura quando è viva e abitata, quando c’è senso di comunità”, sostiene, richiamando l’importanza della vitalità dei quartieri e delle relazioni tra i cittadini.
Una legge speciale per Milano: “Servono più autonomia e risorse”
Un altro punto centrale della proposta di Calabresi riguarda la necessità di dotare Milano di strumenti amministrativi adeguati alla complessità della sua dimensione metropolitana. Il giornalista si dice favorevole a una legge speciale per la città, che garantisca maggiore autonomia e risorse sufficienti per affrontare problemi che superano i confini comunali. “Ci vuole una legge, maggiore autonomia e risorse adeguate”, afferma, facendo riferimento in particolare alla gestione dei trasporti, delle politiche abitative e delle aree verdi.
L’allarme sui giovani: “Milano non diventi una vetrina scintillante per pochi”
La questione che più preoccupa Calabresi, tuttavia, è il rischio che Milano perda progressivamente la capacità di trattenere le nuove generazioni. Una città che continua ad attrarre talenti e studenti, ma nella quale diventa sempre più difficile costruire un progetto di vita stabile. “La forza di Milano è sempre stata quella di includere, ma se diventa una città troppo faticosa per chi ha trent’anni, per chi vuole fare un figlio, per le famiglie, allora il suo futuro è a rischio”, avverte.
Il punto, secondo Calabresi, è preservare quella promessa di mobilità sociale e di opportunità che ha storicamente rappresentato uno dei principali elementi di attrattività del capoluogo lombardo. “È la promessa delle opportunità ad aver fatto grande Milano”, conclude. La sfida è fare in modo che la città continui a offrire possibilità a una platea ampia di cittadini, senza trasformarsi in “una vetrina scintillante per pochi”.


