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Milano 2027, nel centrodestra sono iniziate le grandi manovre. Che per ora assomigliano a un tutti contro tutti…

Il Carroccio punta sui gazebo e guarda a Silvia Sardone per pesare nella scelta del candidato sindaco e arginare Futuro Nazionale (ma anche La Russa). I vannacciani evocano Del Debbio, mentre Forza Italia minaccia la corsa in solitaria

Milano 2027, nel centrodestra sono iniziate le grandi manovre. Che per ora assomigliano a un tutti contro tutti…

Sembrano essere definitivamente state avviate le grande manovre nel centrodestra milanese in vista dell’appuntamento elettorale del 2027. L’impressione è tuttavia che le principali forze politiche in campo stiano in questo momento badando più al proprio posizionamento che a costruire una visione condivisa.

Dopo il protagonismo di Ignazio La Russa, che ha chiesto di arrivare in tempi rapidi a una scelta e continua a guardare con favore a Maurizio Lupi, la Lega prova a riprendersi il centro della scena con i gazebo del 20 e 21 giugno. Una consultazione formalmente aperta, senza una rosa prestabilita di nomi, ma con un significato politico molto chiaro: ascoltare i milanesi, portare un’indicazione al tavolo della coalizione e soprattutto evitare che la scelta del candidato sindaco sia percepita come una decisione calata dall’alto.

Milano, le consultazioni della Lega e il totem identitario Sardone

Il Carroccio, in questa fase, deve muoversi su più fronti. Da una parte vuole marcare le differenze rispetto a Fratelli d’Italia e al ruolo di La Russa, considerato da molti nel partito troppo ingombrante nella partita milanese. Dall’altra deve tutelarsi dall’avanzata di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale, che in Lombardia si sta organizzando e che guarda proprio a una parte dell’elettorato leghista più identitario. È qui che torna centrale il nome di Silvia Sardone, vicesegretaria della Lega e profilo molto riconoscibile nel campo sovranista. Secondo quanto riportato da Repubblica, molti nel centrodestra sono pronti a scommettere che dai gazebo possa emergere proprio il suo nome, anche per disinnescare le voci di un suo possibile passaggio nell’orbita vannacciana, ipotesi che lei ha ad ogni modo già liquidato come “Tutte falsità”.

Sardone ha un radicamento elettorale preciso soprattutto nella zona tra il quartiere Adriano e il confine con Sesto San Giovanni. Alle Europee del 2024 ha raccolto 8.355 preferenze a Milano, mentre alle Comunali del 2021 ne aveva ottenute 3.549. È un profilo forte per il mondo più identitario della Lega, ma proprio per questo rappresenta anche una candidatura divisiva per chi, nel centrodestra, ritiene che Milano si possa contendere solo con un nome più largo, civico o moderato. Per la Lega, mettere Sardone al centro significa parlare al proprio popolo e mandare un segnale a Vannacci; per gli alleati, però, potrebbe significare restringere il campo invece di allargarlo.

Suggestione Del Debbio per Vannacci (che a Milano fa sul serio)

Il problema, per il Carroccio, è che Vannacci non è più soltanto un tema nazionale o televisivo. A Milano Futuro Nazionale sta costruendo una rete. Nel capoluogo lombardo sarebbero già nati 13 comitati riferibili al generale. L’ex leghista Massimiliano Bastoni, passato a Futuro Nazionale dopo una breve parentesi in Forza Italia, alla domanda su una possibile alleanza con il centrodestra, ha risposto: “Se accetteranno determinate basi programmatiche. Ma sicuramente non andremo a supplicare. Nel caso, il matrimonio si fa in due“. Una frase che chiarisce il posizionamento: Futuro Nazionale non si presenta come semplice appendice della coalizione, ma come soggetto pronto a trattare da una posizione autonoma.

Nella stessa occasione Bastoni ha commentato anche la suggestione, circolata in alcuni articoli, di Paolo Del Debbio come possibile candidato sindaco per Milano. “Un profilo molto alto e Milano ha bisogno di profili alti”, ha detto, aggiungendo: “Sicuramente potrebbe essere una persona che viene presa in considerazione, ma non lo so se ci sono state delle interlocuzioni tra lui e Vannacci”. Per ora siamo nel campo delle ipotesi, se non delle evocazioni mediatiche, ma il solo fatto che il nome venga fatto conferma la volontà di Futuro Nazionale di non accontentarsi di un ruolo marginale.

La Russa vuole chiudere e dettare la linea, gli alleati fanno resistenza

Nel frattempo Ignazio La Russa continua a esercitare un ruolo di pressione sulla coalizione. Il presidente del Senato, milanese e figura di maggiore peso istituzionale del centrodestra cittadino, ha chiesto di non perdere altro tempo e di arrivare entro l’estate a un’indicazione. Il suo schema è chiaro: un candidato politico o civico, purché noto, capace e in grado di governare, accompagnato fin dall’inizio da una squadra di possibili assessori. Una formula pensata per tenere insieme partiti e società civile, evitando che la candidatura diventi una conta secca tra sigle.

Tra i nomi politici, quello di Maurizio Lupi resta il più vicino alla sensibilità di La Russa. L’ex ministro ed ex assessore all’Urbanistica di Milano viene considerato dal presidente del Senato un profilo amministrativamente solido. Ma proprio Lupi è il nome che incontra più resistenze tra Lega e Forza Italia. Per il Carroccio, indicare un candidato politico rischia di autorizzare ogni partito a mettere sul tavolo il proprio nome. E a quel punto i gazebo diventano anche uno strumento di pressione: se la scelta deve essere politica, allora la Lega vuole misurare il proprio consenso e portare una proposta riconoscibile.

Sorte (FI) avvisa: “A Vigevano abbiamo corso da soli ed è andata bene…”

Se Lega e Fratelli d’Italia si contendono la guida politica della coalizione, Forza Italia prova a ritagliarsi il ruolo di argine moderato. Alessandro Sorte, coordinatore regionale degli azzurri lombardi, ha messo sul tavolo un avvertimento esplicito: “Per noi il centrodestra è sacro, ma era sacro anche a Vigevano. Per questo non siamo disponibili a sposare schemi perdenti che tra l’altro mortificano Fi a Milano”, ha detto intervistato da Repubblica. Il riferimento è alla recente vittoria di Vigevano, dove Forza Italia ha sostenuto un candidato civico, Previde Massara, arrivando al ballottaggio e vincendo.

Sorte non propone formalmente una corsa separata a Milano, ma non vuole nemmeno che Forza Italia venga considerata una comparsa nella trattativa. “È un’ipotesi remota, perché noi siamo per il centrodestra unito. Ma al tempo stesso dico agli alleati di non sminuirci, perché quando abbiamo deciso di correre da soli come avvenuto in provincia di Pavia, è andata molto bene. Abbiamo dimostrato di essere i più competitivi, battendo il campo largo e arginando l’estrema destra e Futuro Nazionale”. La sua analisi del quadro milanese è molto netta: “Al momento, siamo davanti a questa situazione: il presidente La Russa vorrebbe Maurizio Lupi candidato, la Lega rilancia con la sua vicesegretaria Silvia Sardone e Roberto Vannacci ha già annunciato di voler presentare un proprio profilo. In questo scenario, allora, rimango convinto che un candidato civico in grado di allargare il più possibile, resti l’opzione migliore”. Per Sorte, dunque, Milano non si vince sommando soltanto le identità di partito, ma offrendo un nome capace di parlare oltre il perimetro classico del centrodestra.

Da qui la freddezza verso Lupi e Sardone. Sul leader di Noi Moderati, Sorte riconosce il valore personale e politico, ma avverte: “È una persona capace ed è sostenuto dal presidente La Russa, uno dei politici più intelligenti di questo Paese. Però un leader nazionale politicizzerebbe il voto in una città progressista. Farebbe molta fatica”. Quanto alla vicesegretaria leghista, il giudizio è ancora più sintetico: “Un profilo molto identitario, che non sfonderebbe certo al centro”.

La linea azzurra converge quindi sull’idea di una candidatura civica o comunque non troppo connotata. Nel campo dei profili possibili vengono citati l’ex presidente di Assolombarda Alessandro Spada, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano Antonino La Lumia e il patron di Panino Giusto Antonio Civita. La Lega, almeno nelle dichiarazioni degli ultimi giorni, ha guardato con attenzione soprattutto a Spada e Civita. La Russa ha mostrato interesse per più nomi, mantenendo aperto il ventaglio. Forza Italia, invece, chiede che non si brucino le tappe e che ciascuno metta davvero le proprie carte sul tavolo.

“Oggi ritengo sbagliato a priori fare nomi: sia convocato al più presto il tavolo di coalizione, e ognuno metta sul tavolo le proprie carte. A quel punto, vedremo quale sarà la proposta più convincente”, ha detto Sorte. È la richiesta di un metodo, ma anche la rivendicazione di un peso politico. Gli azzurri vogliono evitare che la candidatura venga decisa solo sull’asse La Russa-Lega o come risposta all’offensiva di Vannacci.

Sul generale, Sorte è netto: “Per me sarebbe un errore: nel centrodestra c’è già la destra sovranista della Lega e quella nazionalista di Meloni. E poi ci siamo noi di Forza Italia, che siamo la forza liberale: Vannacci non si inserisce in questo quadro”. È forse il passaggio che meglio fotografa il terzo fronte della discussione: non solo chi sarà il candidato, ma quale centrodestra si presenterà a Milano. Un centrodestra identitario e di mobilitazione, uno più politico guidato dai big nazionali, oppure uno civico-moderato costruito per sfidare il centrosinistra su un terreno più largo.