Il futuro di San Siro genera scintille all’interno del centrosinistra, con la vicesindaca Anna Scavuzzo che prende nettamente le distanze da Mario Calabresi, entrambi considerati tra i possibili protagonisti della corsa alla successione di Giuseppe Sala. In un’intervista al Corriere della Sera, Scavuzzo replica alle recenti dichiarazioni del giornalista, che aveva auspicato la possibilità di valutare una soluzione alternativa alla demolizione del vecchio Meazza. Una posizione che la vicesindaca accosta senza troppi giri di parole a quella del presidente del Senato Ignazio La Russa.
“Mi stupisce molto. Anche perché la sua è una posizione identica a quella del presidente del Senato Ignazio La Russa, che avevo già confutato mesi fa”, afferma Scavuzzo. Che aggiunge: “Siamo sicuri che i cittadini vogliano due stadi uno di fianco all’altro? E rinuncerebbero al verde? E non è nemmeno la posizione del centrosinistra”.
Scavuzzo difende il progetto: “Ottantamila metri quadrati di verde”
La vicesindaca difende il percorso seguito dall’amministrazione Sala nella trattativa con Milan e Inter, ricordando come entrambe le società avessero concretamente valutato la possibilità di realizzare i rispettivi impianti fuori Milano, rispettivamente a San Donato e Rozzano. Scavuzzo rivendica inoltre il ruolo del Comune nell’aver favorito la scelta di uno stadio condiviso e nell’aver ottenuto modifiche contrattuali, dalle condizioni economiche agli impegni sulla manutenzione del verde. Quanto al destino del Meazza, ribadisce che gli elementi storici dell’impianto saranno recuperati e valorizzati per quanto possibile. Tra le ipotesi progettuali c’è anche quella di conservare il prato del vecchio campo da calcio. “Su quell’area ci aspettiamo 80 mila metri quadrati di verde”, sottolinea, respingendo implicitamente l’idea di mantenere entrambi gli stadi. Sul nuovo impianto, invece, il giudizio è positivo: Scavuzzo apprezza la qualità architettonica della proposta elaborata dagli studi Foster e Manica, ma sottolinea la necessità di accompagnare la realizzazione dello stadio con una progettazione complessiva dei quartieri circostanti.
La sfida a Calabresi e il retroscena sui contatti con il Pd
Il confronto su San Siro assume inevitabilmente un significato politico in vista delle prossime elezioni comunali. “Se Mario Calabresi vuole discutere, sono pronta”, dichiara Scavuzzo, lasciando intendere che sia arrivato il momento di confrontare pubblicamente le diverse visioni della città. La vicesindaca non nasconde peraltro la propria sorpresa per un altro passaggio delle recenti dichiarazioni di Calabresi: la rivelazione di un’interlocuzione con la segreteria del Partito democratico avviata già due anni fa. “Per me è una novità. Non ne abbiamo parlato in nessun organo decisionale”, osserva Scavuzzo, che fa parte anche della direzione nazionale del Pd. Pur riconoscendo che contatti informali e interlocuzioni politiche siano fisiologici, esclude che possano essere stati assunti accordi o promesse sulla futura candidatura. Un passaggio che aggiunge un ulteriore elemento di tensione al dibattito interno al centrosinistra, dove resta ancora da definire il percorso per individuare il candidato sindaco, a partire dall’eventuale ricorso alle primarie.
Sicurezza a Milano, Scavuzzo critica la presenza dei militari
Nell’intervista trova spazio anche il tema della sicurezza, tornato al centro del confronto politico dopo le recenti tensioni in città e le ipotesi di un rafforzamento della presenza dell’esercito. Scavuzzo esprime perplessità rispetto a una Milano presidiata in maniera massiccia dai militari, richiamando esperienze vissute in città come Gerusalemme, Sarajevo e Kiev. “Una presenza dell’esercito in questi termini è ingombrante rispetto al clima che si vuole costruire”, sostiene la vicesindaca, precisando di non avere nulla contro le forze armate e le forze dell’ordine. Il riferimento è anche all’appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al dialogo con le nuove generazioni. Per Scavuzzo la prospettiva dovrebbe essere quella di ridurre progressivamente la necessità di ricorrere ai militari per garantire la sicurezza urbana: “L’obiettivo è non aver più bisogno dei militari in città, non tenerli qui il più a lungo possibile”.
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