Il progetto del nuovo stadio di San Siro continua ad alimentare il dibattito politico milanese, anche in vista delle elezioni comunali del 2027. A intervenire è Mario Calabresi, tra i possibili candidati sindaco del centrosinistra, che in un contributo pubblicato sul Corriere della Sera solleva una serie di questioni legate alle ricadute dell’operazione sul quartiere e sulla città. Tre le priorità indicate: salute e vivibilità dei residenti, futuro del quartiere e accessibilità dello stadio per tutti.
La prima preoccupazione riguarda l’impatto del cantiere. La costruzione del nuovo impianto dovrebbe durare circa quattro anni, prima della successiva demolizione del Meazza, prevista dopo gli Europei del 2032, e della realizzazione delle altre strutture commerciali e ricettive. Un percorso che, secondo Calabresi, richiede garanzie precise per gli abitanti della zona, a partire dalla qualità dell’aria e dalla tutela della salute.
Le risorse della vendita da reinvestire nel quartiere
Il secondo nodo riguarda le conseguenze dell’intervento sul tessuto urbano e sociale di San Siro. Per Calabresi, il quartiere non può limitarsi a sopportare anni di lavori senza ottenere benefici concreti. Da qui la richiesta di un piano di riqualificazione sostenuto sia dal Comune, attraverso le risorse incassate dalla vendita dello stadio, sia da Milan e Inter, chiamate a contribuire ulteriormente. Il giornalista esprime inoltre perplessità sull’impostazione complessiva dell’operazione, giudicata troppo esclusiva e poco capace di coinvolgere la cittadinanza. “Non possiamo immaginare che il nuovo San Siro sia vissuto come qualcosa di estraneo”, avverte.
C’è poi il tema dei prezzi. Calabresi teme che il nuovo impianto possa diventare una destinazione soprattutto per turisti e tifosi con elevate disponibilità economiche. Per questo chiede alle società di garantire anche biglietti a prezzi accessibili per le famiglie e per i milanesi, evitando che l’esperienza dello stadio diventi un privilegio.
Il futuro del Meazza: “Se possibile, valutare di conservarlo”
Uno dei passaggi politicamente più significativi riguarda il destino del vecchio stadio. Pur prendendo atto della vendita dell’area, Calabresi ribadisce che l’abbattimento del Meazza rappresenta una scelta dolorosa, per il valore simbolico e affettivo che l’impianto conserva nella storia milanese.
Il progetto definitivo e il piano attuativo per l’area del vecchio stadio non sono ancora stati presentati. Secondo Calabresi, questo lascia spazio a un’ulteriore riflessione: qualora emergesse una soluzione capace di assegnare al Meazza una nuova funzione, conservarlo potrebbe rappresentare un’opportunità, anche considerando i circa 120 milioni di euro necessari per la demolizione e il relativo impatto ambientale. Non si tratta dunque di una richiesta di fermare il nuovo stadio, ma di mantenere aperta la possibilità di un destino alternativo per quello esistente.
Infine, il messaggio rivolto alla prossima amministrazione comunale: il futuro sindaco dovrà avere voce in capitolo sull’operazione, facendo prevalere l’interesse pubblico sulle sole esigenze economiche delle società calcistiche. Un’indicazione che Calabresi inserisce nel dibattito sul futuro governo della città, rivendicando per Palazzo Marino un ruolo attivo nella trasformazione di San Siro.
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