Affitti sempre più difficili da sostenere e stipendi insufficienti per costruirsi un futuro autonomo. Due studi fotografano un’emergenza abitativa che rischia di diventare una questione generazionale
A Roma diventare adulti non significa necessariamente riuscire ad andare a vivere da soli. Si può avere un lavoro, aver completato gli studi e superato i trent’anni senza possedere le condizioni economiche per lasciare la casa dei genitori. Non è soltanto una questione di scelte personali, ma il risultato di un mercato immobiliare che corre più velocemente dei redditi. Una difficoltà silenziosa, destinata a incidere sulla composizione sociale e demografica della Capitale.
Lo studio Proxima: per un affitto serve l’82% dello stipendio
A fotografare la situazione è una recente indagine del centro studi Proxima, fondato da Leonardo Soffientini, che ha analizzato il rapporto tra le retribuzioni dei giovani romani e il costo delle abitazioni.
Secondo la ricerca, il reddito lordo medio annuo dei lavoratori under 30 è di circa 14mila euro, mentre per affittare un bilocale di 50 metri quadrati occorrono mediamente 957 euro al mese. Una spesa che, su base annua, equivale all’82% della retribuzione lorda.
Il problema non riguarda esclusivamente i più giovani. Un’altra analisi, realizzata da Quadrivo attraverso l’incrocio dei dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e delle dichiarazioni fiscali, colloca Roma al primo posto tra i 106 capoluoghi italiani esaminati per incidenza dei canoni sul reddito.
Secondo Quadrivo, l’affitto teorico di un’abitazione di 80 metri quadrati nella Capitale raggiunge 944 euro mensili, pari al 46% del reddito netto medio individuale, stimato in 24.495 euro annui. Un indicatore statistico che non descrive necessariamente il bilancio di una famiglia, ma rende evidente lo squilibrio tra disponibilità economiche e mercato delle locazioni.
Una città che rischia di perdere le nuove generazioni
Alle spese per la casa bisogna aggiungere utenze, trasporti, alimentazione e tutti i costi della vita quotidiana. Per molti giovani l’alternativa diventa condividere un appartamento, trasferirsi lontano dal luogo di lavoro oppure rinunciare temporaneamente all’indipendenza.
Le conseguenze, tuttavia, vanno oltre le difficoltà individuali. L’impossibilità di accedere a un’abitazione può ritardare la formazione di nuove famiglie, incidere sulle scelte di maternità e paternità, limitare la mobilità professionale e accentuare le disuguaglianze tra chi dispone di un sostegno economico familiare e chi deve costruire tutto attraverso il proprio stipendio.
La sfida per Roma Capitale non consiste soltanto nell’aumentare il numero degli alloggi disponibili. Occorrono politiche capaci di sostenere le locazioni accessibili, valorizzare il patrimonio abitativo esistente e favorire un incontro più equilibrato tra domanda e offerta.
Perché una città che vuole attrarre talenti, investimenti e nuove professionalità deve anche garantire a chi ci lavora la possibilità concreta di abitarci. Altrimenti il rischio è quello di una Capitale sempre più ricca di opportunità, ma sempre meno accessibile alle generazioni chiamate a costruirne il futuro.
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