Le parole di Giuseppe Sala mettono nero su bianco quello che nel centrosinistra milanese si intuiva ormai da settimane: Elly Schlein non ha intenzione di accelerare sulla scelta del candidato sindaco e, soprattutto, considera ancora prematuro aprire formalmente il capitolo delle primarie. Intervistato a margine della Milano Digital Week, il sindaco ha spiegato che “non sia semplice slegare la partita milanese da quella nazionale”. E sulle intenzioni della segretaria dem ha aggiunto: “Penso che ne faccia molto una questione di tempi. Penso che consideri le primarie una via abituale e anche importante. E siccome crede nelle primarie sa che, idealmente, funzionano se si fanno tre mesi prima del voto o qualcosa del genere”. Dichiarazioni riportate dal Corriere della Sera, che indicano quindi nei primi mesi del 2027 l’orizzonte più plausibile per una eventuale consultazione.
Sala: “La partita milanese è legata a quella nazionale”
Il punto è proprio questo. Milano non viene considerata dal Nazareno una partita completamente autonoma. Le scelte sulla coalizione, sul metodo e sui candidati devono convivere con il quadro nazionale e con il percorso che porterà alle Politiche. Schlein, del resto, continua a ripetere che prima vengono programma e alleanza. A Milano ha ribadito che “il Pd milanese sta lavorando e ha tutto il nostro supporto”, invitando a partire “dai temi e dalla visione di città”. Sala interpreta il silenzio della segreteria nazionale nello stesso modo: non un abbandono delle primarie, ma la volontà di non aprire troppo presto una partita che potrebbe produrre tensioni difficili da ricomporre.
Una prudenza che non nasce oggi. Già nelle scorse settimane il Corriere aveva raccontato come Schlein stesse prendendo tempo proprio per evitare una competizione interna eccessivamente divisiva, mentre Mario Calabresi iniziava a rendere sempre più esplicita la propria disponibilità a impegnarsi per Milano.
Majorino e Calabresi sono già in movimento
Il problema è che mentre Roma prende tempo, a Milano la partita è già cominciata. Pierfrancesco Majorino non ha ancora formalizzato una candidatura, ma da mesi è uno dei nomi più strutturati nell’area progressista. Mario Calabresi, dall’altra parte, ha ormai fatto capire di voler provare a mettersi in gioco e ha iniziato a costruire un proprio percorso pubblico. Secondo Libero, la linea fatta arrivare dal Nazareno ai vertici milanesi sarebbe quella di tenere ancora in stand-by le primarie e, nel frattempo, provare a ridurre il numero dei possibili contendenti. Lo stesso quotidiano sostiene che il Pd, qualora si arrivasse alla consultazione, vorrebbe presentarsi con un solo proprio candidato. Sala, dal canto suo, appena un giorno fa aveva descritto un percorso leggermente diverso ma compatibile: prima tentare di trovare un nome sul quale convergere, poi, se l’operazione non dovesse riuscire, ricorrere alle primarie. “Non sono un dogma, ma non possono essere un tabù”, aveva spiegato.
Il rischio (ad oggi remoto): due candidati della stessa area
È qui che si apre lo scenario più delicato. Oggi resta un’ipotesi remota, ma più a lungo la scelta verrà rinviata, più potrebbe diventare difficile convincere chi nel frattempo avrà costruito una candidatura, una rete di sostenitori e un progetto politico a fare un passo indietro. Libero arriva a ipotizzare lo scenario estremo: niente primarie e due candidature riconducibili alla stessa area di centrosinistra, qualora nessuno dei principali protagonisti accettasse di ritirarsi. Non è lo scenario su cui oggi sta naturalmente lavorando la coalizione e non ci sono elementi per considerarlo probabile. Ma rappresenta il rischio politico di una fase di attesa troppo lunga.
Le cautele di Schlein hanno una logica: tenere insieme programma, perimetro della coalizione e candidatura, evitando che le primarie diventino una resa dei conti anticipata. Ma la strategia funziona soltanto finché i diversi potenziali candidati restano disponibili a riconoscersi nel percorso comune. Il vero equilibrio da trovare è quindi tra non partire troppo presto e non arrivare troppo tardi. Perché se il rinvio serve a costruire una candidatura condivisa, può rafforzare la coalizione. Se invece lascia maturare più candidature ormai difficili da ritirare, il rischio è che il tempo, da alleato, diventi il problema.
Majorino accelera: appuntamento il 22 ottobre
Intanto Pierfrancesco Majorino sembra intenzionato ad andare avanti spedito nel proprio percorso politico, anche senza una formalizzazione della candidatura. Il capogruppo dem in Regione ha infatti convocato per giovedì 22 ottobre alle 21, al Teatro della Quattordicesima di via Oglio 18, un nuovo appuntamento pubblico dedicato al futuro di Milano. Il messaggio con cui chiama a raccolta sostenitori e cittadini ha già il tono di una piattaforma politica: “Parliamo di Milano. Di una nuova pagina da scrivere“. Majorino descrive una città “dei paradossi”, capace di attrarre ma anche di respingere, soprattutto per il costo della vita, e insiste sulla necessità di “cura”, di nuove politiche per i quartieri e di una città in cui “siano le persone, non i fondi immobiliari, a farla da padrone”. Nel suo intervento tornano alcuni dei temi che stanno caratterizzando da mesi il suo posizionamento: casa, periferie, lavoro, cultura, sport, ambiente e diritto delle famiglie a vivere bene. Cita San Siro e gli alloggi Aler vuoti, Corvetto, la Biblioteca europea, la Sormani, la Casa Jannacci, le piscine da riaprire e la necessità di un grande piano di piantumazioni. E chiude con uno slogan che suona già da campagna elettorale: “Milano è un nuovo futuro da scrivere. Per una città ancora più bella e più giusta“.


