La candidatura di Pietro Tatarella produce un primo paradosso nella corsa a Palazzo Marino: l’ex esponente di Forza Italia (FI) sembra convincere più alcuni settori di Fratelli d’Italia (FdI) che il partito nel quale ha costruito la propria storia politica. Non è soltanto una questione di simpatie personali. Si intravede una strategia differente, che porta verso Carlo Cottarelli e verso una possibile convergenza dell’area moderata e riformista al di là degli schieramenti tradizionali. La situazione resta fluida. Nel centrodestra continuano a circolare i nomi di Maurizio Lupi, Silvia Sardone, Antonio Civita, Antonio La Lumia e Guido Bertolaso. Ma, contemporaneamente, prende forma un’ipotesi capace di rimescolare entrambi i campi: una candidatura centrista sostenuta da Forza Italia, Azione e da una parte del mondo riformista democratico.
Tatarella candidato azzurro, ma l’apertura arriva da Fratelli d’Italia
Tatarella ha rotto sette anni di silenzio politico annunciando la propria disponibilità a correre per la carica di sindaco dentro il centrodestra. Una candidatura dichiaratamente politica, distante dalla ricerca di un civico dietro cui nascondere le responsabilità dei partiti. “Oggi non ci si può nascondere dietro il soggetto civico, la politica si deve prendere le sue responsabilità”, ha affermato, rivendicando la propria appartenenza originaria: “In questo momento non c’è nessuno che più di me possa incarnare i valori di Forza Italia”. A mettere il suo nome nel dibattito, però, è stato soprattutto Ignazio La Russa. Una mossa singolare: il presidente del Senato e dirigente di Fratelli d’Italia ha indicato come possibile candidato un uomo proveniente dalla tradizione azzurra, suscitando più di una perplessità dentro Forza Italia. L’impressione è che una parte di FdI guardi a Tatarella come a un profilo politico capace di parlare alla città senza assumere i tratti della destra più radicale. L’ex consigliere ha infatti marcato le distanze da Silvia Sardone: “Il mio approccio non è quello della Sardone, non è quello di una destra estrema”.
Perché Forza Italia continua a pensare a Cottarelli
L’accoglienza fredda riservata dagli azzurri a Tatarella si spiega soprattutto con il lavoro avviato su un’altra candidatura. Forza Italia sembra infatti intenzionata a tenere aperta l’ipotesi Carlo Cottarelli, economista, ex parlamentare del Pd (Partito Democratico) e tra i promotori a Milano degli Europeisti insieme a Carlo Calenda, Pina Picierno e Luigi Marattin. Il segretario lombardo del partito Alessandro Sorte ha delineato con chiarezza il perimetro politico dell’operazione: “Possiamo vincere solo unendo moderati e liberali ai riformisti che, delusi dal centrosinistra, se ne allontanano per condurre con noi una battaglia riformatrice comune”. Non si tratterebbe dunque soltanto della ricerca di un candidato autorevole, ma del tentativo di costruire una coalizione diversa da quella tradizionale. Un’area liberale, popolare e riformista che potrebbe attrarre una parte del centrosinistra in sofferenza rispetto alla linea del Pd nazionale e, contemporaneamente, allontanare Forza Italia dalle componenti più identitarie del centrodestra
Cottarelli, per storia e profilo, rappresenterebbe il punto di equilibrio ideale di questo schema. Proprio per questo la candidatura di Tatarella rischia di essere percepita dagli azzurri come un ritorno dentro i confini consueti della coalizione, mentre il partito di Antonio Tajani sembra interessato a forzarli.
Azione: “Una convergenza è possibile”
A rendere meno teorico questo scenario sono state le parole della vicepresidente di Azione Giulia Pastorella. La deputata ha esplicitamente aperto a un’intesa tra forze moderate e riformatrici (LINK: https://www.affaritaliani.it/milano/milano-2027-azione-rilancia-lidea-di-un-grande-centro-pd-e-forza-italia-lascino-gli-alleati-estremisti.html), proponendo anche a Milano lo schema politico che sostiene le istituzioni europee. “La posizione di Azione rimane la stessa di sempre: siamo disponibili a dialogare con tutte le forze moderate e riformatrici del Paese per portare in Italia, anche a Milano, lo schema di governo dell’Unione Europea“, ha dichiarato. Pastorella ha inoltre fissato una condizione politica precisa: “Una convergenza è possibile, ma devono essere Pd e Forza Italia a lasciare indietro i propri alleati estremisti”. Il primo banco di prova sarà la festa metropolitana di Azione del 29 giugno, alla quale sono stati invitati rappresentanti di Forza Italia, Partito Democratico, partiti liberali e forze civiche. L’appuntamento servirà a capire se l’area centrale sia soltanto uno spazio di discussione o possa diventare un vero progetto elettorale..
Il dialogo tra riformiste dem e fuoriuscite dal Pd
Un altro segnale arriverà il 25 giugno a Milano. Pina Picierno, Marianna Madia ed Elisabetta Gualmini, uscite recentemente dal Partito Democratico e approdate su percorsi differenti, incontreranno Lia Quartapelle e Simona Malpezzi, esponenti della minoranza riformista rimaste nel partito. L’iniziativa, intitolata “C’è ancora domani – Quattro strade per combattere populismo e estremismo”, prova a mantenere aperto il confronto tra chi ha lasciato il Pd e chi ritiene ancora possibile rappresentare al suo interno una linea europeista e riformatrice. Gualmini ha scelto Azione, Madia è diventata indipendente nel gruppo di Italia Viva, mentre Picierno ha dato vita all’associazione Spazio Pubblico. Quartapelle e Malpezzi, invece, continuano a muoversi dentro il Pd.
“Marianna, Elisabetta, Pina hanno deciso di lasciare il Pd, Simona e io pensiamo che serva continuare a rappresentare posizioni riformatrici all’interno. Tutte, però, riteniamo che sarebbe imperdonabile se nel 2027 dovessero prevalere le forze populiste e nazionaliste. Per questo non vogliamo lasciar cadere il filo del dialogo e ci ritroviamo per discutere di proposte e programma per battere la destra nel 2027″, ha spiegato Quartapelle. L’incontro non riguarda formalmente soltanto Milano, ma arriva mentre nel capoluogo lombardo si discute proprio della possibilità di un’alleanza tra mondi politici oggi separati.

