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Milano
Pinocchio/La Madonnina e quel piccolo sfregio alla storia di Milano

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C'era una volta un Paese nel quale non si rispettavano neppure i santi e le madonne. Ancora una volta, devo dirla tutta, Milano mi stupisce, purtroppo in negativo. Perché se non si capisce l'importanza di tutelare il Duomo, di valorizzare la Madonnina, di continuare ad avere un filo doppio e triplo con una storia pluricentenaria che passa anche e soprattutto dalla religione, beh, vuol dire non capire nulla. Ovviamente questa favola di oggi, amara e triste, non è la storia di un fallimento epocale, ma quella di uno sfregio. Piccolo, se vogliamo, come può esserlo solo un rifiuto. Ma grande, perché quando si parla di simboli non c'è da scherzare. Il caso è quello della copia della statua della Madonnina. La Veneranda Fabbrica del Duomo, con il direttore Gianni Baratta (che - tra parentesi - è sotto inchiesta della Procura per la gestione dei fondi Expo), aveva deciso di commissionare a una fonderia una copia della madonnina, da esporre poi in occasione delle Esposizioni. La Veneranda Fabbrica aveva chiesto al Comune di poter usare piazzetta Reale per creare lo spazio espositivo, con un percorso storico e di luci. E il Comune che cosa fa? Decide di dire no. Niente copia della madonnina di fianco al duomo. Apriti cielo, è il caso di dirlo. Scoppia il caso. Perchè il Comune dice no alla Madonnina? Pare perché la gente che affollerà l'entrata di Palazzo Reale avrebbe dato problemi logistici. Pisapia prova a metterci una pietra sopra dicendo che "il Comune non ha mai dato parere negativo all'esposizione della copia della statua della Madonnina per Expo". Peccato che però la bocciatura di piazzetta Reale c'è, ed è nero su bianco. Alla fine la Veneranda Fabbrica si ritira sdegnata: la Madonnina resta in Duomo. Anzi, ne resteranno due. Una, lassù in alto, che guarda queste miserie mortali e amministrative. L'altra, la copia, esposta nell'angolo destro rispetto all'ingresso. Magari l'Expo sarà diffusa in città. Non altrettanto la Madonnina, una volta simbolo di una Milano felice, contenta e anche un po' più rispettosa della sua tradizione.

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