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Milano
Pinocchio/Scala, Pisapia l'inflessibile: "Pereira via. Anzi, qui per altri cinque anni"

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C’era una volta un Paese nel quale le decisioni erano assolutamente irrevocabili. Il sindaco di questa città, Giuliano Pisapia, si muoveva con mano sicura e inflessibile. Una volta che aveva preso una decisione, nulla poteva smuovere le sue incrollabili certezze. E infatti, quando scoprì che il sovrintendente del teatro più prestigioso del Paese, la Scala, aveva comprato con una modalità poco chiara alcune produzioni da Salisburgo, il suo precedente posto di lavoro, aveva fatto tutti gli accertamenti del caso. Prima aveva spedito un gruppo di esperti in Austria a studiare tutte le carte. Poi aveva chiamato gli avvocati suoi colleghi per capire come fare a buttare fuori il nuovo sovrintendente, che tra parentesi si chiamava (e si chiama) Pereira. Alla fine, visto che mandare via Pereira avrebbe voluto dire imbarcarsi in una causa legale infinita proprio alla vigilia di Expo, il sindaco di Milano ebbe una grande idea: fare in modo di avere le dimissioni del sovrintendente in mano, già firmate, per il 31 dicembre 2015. In questo modo si sarebbero salvati, come si dice in gergo, capra e cavoli. La Scala avrebbe potuto avere una programmazione decente per Expo, sempre che gli orchestrali decidano di suonare e non di tenere chiusi i sipari per motivi sindacali. Ma questa è un’altra storia. Si diceva, dunque, che Pisapia prese la sua decisione: dimissioni anticipate. Una decisione irrevocabile. Talmente irrevocabile, infatti, che nel consiglio di amministrazione di lunedì Pereira ha ottenuto la riconferma per altri cinque anni. E visse, lui, felice e contento.

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