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Milano
Pinocchio/Pisapia e quel vizio della passerella

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C’era una volta un Paese nel quale, anche se il vento si diceva che sarebbe cambiato nel 2011, con l’avvento di Pisapia, certe brutte abitudini rimanevano pervicacemente al loro posto. Immutabili. Una di queste, penso, una delle più deleterie, è il vizio della passerella. Lo fanno gli amministratori, lo fanno i politici, talvolta gli intellettuali, qualche altra gli industriali. Gli altri lavorano, loro fanno le passerelle. E’ il caso di Giuliano Pisapia, sindaco per un quinquennio e niente più del Comune di Milano. Tanto per ricordare un po’ il passato: prese il posto di Letizia Moratti che aveva fatto un po’ di cose buone, un po’ di cose cattive ma soprattutto aveva vinto l’Expo per Milano. Solo che i milanesi, dell’Expo, se ne fregarono altamente: c’era la crisi che arrivava, i problemi insoluti, le troppe incertezze e i troppi cortigiani. E quindi, appunto, vinse Pisapia. Che sull’Expo è sempre stato molto, molto freddo. Al punto che, se avesse potuto, si sarebbe tirato indietro. E parzialmente l’ha fatto, rifiutando di essere commissario straordinario. Insomma, fosse stato per lui, Expo non si sarebbe mai tenuta a Milano. Ora però, il giorno di Pasquetta, indossa un bel giubbino fosforescente, individuabile per i fotografi anche da due-tre chilometri di distanza, prende un elmetto e va in giro con Giuseppe Sala, che se nessuno lo indaga potrebbe anche essere il suo successore. Si fa una bella passerella, visita l’immenso cantiere e serafico spiega: “Ritardi? Forse ci saranno, ma tutto sarà fruibile”. E per fortuna, ci mancava solo che non riuscivamo ad aprirla, questa Expo. Vabbè, è la politica, si potrebbe dire. Sarà, ma per la coerenza meglio aspettare (e sperare) nel prossimo cambio di vento.

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