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Milano

di Fabio Massa

Da qualunque punto la si voglia guardare, la vicenda dell'Imu di Milano è un pasticcio di dimensioni colossali. Partiamo da un assunto: è un'assurdità che, nell'anno in cui l'Imu viene eliminata, nel capoluogo lombardo la vadano a pagare proprio quelli che ne erano stati esentati in virtù di case molto piccole o di famiglie numerose. Insomma, quei ceti "deboli" ai quali l'esenzione serviva, per i quali l'esenzione era un pallido segno, ma importante, di giustizia sociale.

Ma di chi è la colpa di questa assurdità? In primis, e su questo sono un po' tutti d'accordo, del governo centrale. Il quale, in barba alla severa spending review attuata dagli enti locali, continua a spremere i territori. Un po' come faceva Roma con le colonie - e non ci deve essere nessuna eco leghista in questa analisi - Letta oggi, e ieri Monti, pensano di fare cassa facendo fare gli esattori ai sindaci. Atteggiamento assurdo, che un collega del sud definiva icasticamente "giocare a fotticompagno". Esiste però un problema politico. Ed è ineludibile, altrimenti si finisce a chiacchiere mediatiche, in un muro contro muro tutto verbale.

Prima questione: a Roma chi governa? Il "nemico" Berlusconi? Oppure quel Letta che, solo poco più di un annetto fa, sorseggiava tranquillo birra alla Festa del Partito Democratico al Carroponte? Possibile che, se non il sindaco, quantomeno qualche notabile milanese che siede in parlamento (qualche esempio: Francesco Laforgia, ex coordinatore cittadino. Oppure Franco Mirabelli, leader di Area Dem. Oppure Lorenzo Guerini, ex sindaco di Lodi e capo dei renziani lombardi. Ma ce ne sono tanti ed è facile dimenticare qualcuno...), non possa farsi promotore delle istanze del territorio? Ma incredibilmente, prima con il professor Monti, milanese doc, e adesso con Letta, che con Milano ha un rapporto strettissimo, non si cava un ragno dal buco. Se ne deduce che Milano, almeno negli ultimi dieci anni, è assolutamente irrilevante a livello centrale. Questo è un problema della politica prima ancora che delle questioni di bilancio. Quasi quasi vien nostalgia della prima repubblica, dove quantomeno gli eletti di un territorio si facevano in quattro (a volte anche troppo), per difenderlo.

Seconda questione: Milano è stata derisa e umiliata negli ultimi anni. Non solo negli ultimi giorni. E questo qualche cosa dovrebbe averlo insegnato. Allora perché, in fase di stesura di bilancio (a proposito, era il bilancio di previsione 2013: roba da matti. Il consuntivo quando lo facciamo, all'inaugurazione dell'Expo nel 2015?), ci si è fidati ancora di Roma? Perché ci si è fidati della promessa che sarebbe arrivato il rimborso? Non era meglio cercare soluzioni alternative oppure lanciare subito l'allarme e il segnale di avvio della pugna? Non era meglio coinvolgere le opposizioni e presentarsi compatti fin da subito? Potrebbe essere un semplice errore di valutazione. Ma questa è la politica, e bisogna pensare male per cercare di capirci qualcosa: sarà mica che la giunta di Milano abbia detto "aumentiamo pure le aliquote tanto poi lo Stato ci rimborsa e se non lo fa è colpa sua"? Vale a dire: forse si è scelta la via più semplice, quella politicamente meno impegnativa. Tanto alla fine pagano i cittadini.

Terza questione: sono mesi che sentiamo gli appelli dell'Anci al governo. E' mai stato ottenuto qualcosa? Perché altrimenti vien da chiedersi quale sia l'efficacia di questa associazione di sindaci. Perché la spending review non può essere solo sulle cose che costano soldi, ma anche su quelle che costano tempo.

Quarta questione: Pisapia dice che sfiducerà Letta. Il problema è capire come. Per il resto, il titolo sui giornali è stato conquistato, no?

@FabioAMassa

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pisapia







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