La morte del 28enne peruviano annegato nella notte nella piscina comunale “Guido Romano” apre ora un fronte politico sulla sicurezza dell’impianto di via Ponzio. Secondo esponenti del centrodestra milanese, le intrusioni notturne nella struttura di Città Studi sarebbero note e segnalate da anni. Da qui la domanda che alimenta la polemica: la tragedia si sarebbe potuta evitare?
Il giovane si era introdotto nella piscina insieme ad alcuni amici quando il centro balneare era già chiuso al pubblico. Durante il bagno avrebbe iniziato ad annaspare, finendo poi sott’acqua. A chiamare il 112 sono stati gli amici presenti con lui. Sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118, i Vigili del fuoco, la Polizia di Stato e la Polizia locale. Il 28enne è stato recuperato e trasportato in codice rosso al Policlinico, ma è morto durante il tragitto in ambulanza.
Fratelli d’Italia: “Anni di segnalazioni cadute nel vuoto”
Tra i primi a sollevare il caso è Francesco Rocca, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, che annuncia un’interrogazione alla Giunta Sala. Secondo Rocca, i residenti avrebbero segnalato per anni accessi abusivi notturni all’interno dell’impianto senza che venissero adottate misure sufficienti. “Il dramma accaduto questa notte alla piscina Romano si poteva certamente evitare, partendo dall’ascolto dei residenti che da anni segnalano intrusioni notturne presso il centro balneare di Città Studi”, afferma il consigliere. Rocca chiede perché non sia stata potenziata la vigilanza durante gli orari di chiusura e perché non siano state utilizzate maggiormente tecnologie di controllo e sistemi di sicurezza. “Anni di segnalazioni cadute nel vuoto”, denuncia, chiedendo ora quali provvedimenti intenda assumere Palazzo Marino per mettere in sicurezza una delle poche piscine pubbliche aperte in città.
Verri: “Se il fenomeno era noto, perché non si è intervenuti per impedirlo?”
Sulla stessa linea anche Alessandro Verri, capogruppo della Lega in Consiglio comunale, che esprime il proprio cordoglio alla famiglia e agli amici della vittima ma punta il dito contro l’amministrazione. “Si tratta di una tragedia che impone una riflessione seria sulle responsabilità di chi avrebbe dovuto prevenire situazioni di questo tipo”, dichiara. Per Verri, le intrusioni notturne nella piscina Romano non sarebbero state episodi isolati, ma un fenomeno conosciuto e ripetuto. “Se il fenomeno era noto, perché non si è intervenuti per impedirlo? Perché non è stato rafforzato il sistema di sicurezza e messo realmente in sicurezza il perimetro dell’impianto?”, domanda il consigliere leghista.
Anche Verri annuncia un’interrogazione per conoscere il numero degli accessi abusivi registrati negli ultimi anni, le segnalazioni ricevute dal Comune e gli interventi eventualmente programmati o realizzati. “Oggi piangiamo una vittima e non possiamo limitarci a parlare di fatalità quando esistevano segnali che avrebbero dovuto indurre ad agire molto prima”, conclude.
La sicurezza dell’impianto finisce sotto esame
La vicenda si sposta dunque dal piano della cronaca a quello delle responsabilità amministrative. Le opposizioni chiedono ora alla Giunta di chiarire se vi fossero precedenti documentati, se il perimetro della piscina fosse adeguatamente protetto e quali sistemi di controllo fossero attivi durante la notte. Resta da accertare la dinamica completa dell’accaduto e capire in che modo il gruppo sia riuscito a entrare nell’impianto. Ma intanto, dopo la morte del giovane, la piscina Romano diventa il nuovo terreno di scontro sulla sicurezza degli impianti comunali milanesi.

