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Rongioletti (San Raffaele): “Il sole lascia il segno. Ecco le immagini che dimostrano perché la protezione fa la differenza”

I casi clinici del noto dermatologo evidenziano come la fotoprotezione prevenga il fotoinvecchiamento e i tumori della pelle

Rongioletti (San Raffaele): “Il sole lascia il segno. Ecco le immagini che dimostrano perché la protezione fa la differenza”

Le fotografie raccontano meglio di qualsiasi slogan gli effetti del sole sulla pelle. Il Prof. Franco Rongioletti, Professore Ordinario di Dermatologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, spiega perché la fotoprotezione quotidiana rappresenta uno degli strumenti più efficaci per prevenire l’invecchiamento cutaneo e i tumori della pelle.

In un’epoca in cui sui social network si moltiplicano messaggi che minimizzano i danni dell’esposizione solare o mettono addirittura in dubbio l’utilità delle creme protettive, due immagini raccontano una verità che la dermatologia conosce da decenni. Il sole lascia il segno e la fotoprotezione quotidiana può cambiare profondamente la storia della pelle.

A commentarle è il Prof. Franco Rongioletti, Professore Ordinario di Dermatologia e Chairman dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, tra i maggiori esperti internazionali di dermatologia, che utilizza questi casi clinici per ricordare quanto sia fondamentale proteggere la pelle non soltanto per ragioni estetiche, ma soprattutto per prevenire le lesioni precancerose e i tumori cutanei.

“La medicina si basa sulle evidenze scientifiche, non sulle opinioni o sulle mode che circolano sui social”

“La medicina si basa sulle evidenze scientifiche, non sulle opinioni o sulle mode che circolano sui social”, spiega Rongioletti. “Queste immagini rappresentano una dimostrazione straordinariamente efficace di ciò che l’esposizione cronica ai raggi ultravioletti provoca nel corso della vita e di quanto, invece, una corretta fotoprotezione possa fare la differenza.”

La prima fotografia, pubblicata dal professor Christian Posch dell’Università di Vienna nell’articolo What makes dermatological images go viral? A social media analysis (Sitaru S., Posch C., Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology, 2023), documenta quello che gli specialisti definiscono un vero e proprio esperimento naturale.

La protagonista è una donna che, per circa quarant’anni, ha applicato quotidianamente la crema solare esclusivamente sul volto, estendendola fino al margine mandibolare ma senza proteggere il collo.

Il confronto è impressionante. La cute del viso conserva un aspetto sorprendentemente giovane, mentre quella del collo presenta un marcato fotoinvecchiamento con rughe profonde, perdita di elasticità, numerose lentigo solari e cheratosi attiniche, le più comuni lesioni cutanee precancerose provocate dall’esposizione cronica ai raggi ultravioletti.

“Questa fotografia rappresenta uno dei più efficaci esempi di quello che definiamo un esperimento naturale”, osserva Rongioletti. “Non esiste alcuna differenza genetica tra la pelle del volto e quella del collo di questa paziente. L’unica differenza è rappresentata da quarant’anni di fotoprotezione quotidiana sul viso e dalla totale assenza di protezione sul collo. Il risultato dimostra in maniera inequivocabile quanto il danno solare sia cumulativo e quanto la crema solare sia réellement efficace nel preservare la salute della pelle.”

Secondo lo specialista, il messaggio è chiaro e va ben oltre l’aspetto estetico.

“Per molti la crema solare è ancora considerata un prodotto cosmetico da utilizzare soltanto in vacanza. In realtà rappresenta uno dei più importanti strumenti di prevenzione dermatologica. Riduce il fotoinvecchiamento, limita il danno cellulare provocato dai raggi UV e contribuisce in modo significativo a prevenire lo sviluppo dei tumori cutanei.”

La seconda fotografia, appartenente alla collezione clinica personale del professor Rongioletti, mostra invece il cuoio capelluto completamente calvo di un agricoltore che ha trascorso una vita lavorando all’aperto senza alcuna protezione.

L’immagine evidenzia una cute disseminata di numerose cheratosi attiniche, lesioni precancerose dall’aspetto crostoso, insieme a molteplici carcinomi cutanei sviluppatisi nel corso degli anni come conseguenza dell’esposizione cronica al sole.

“È il risultato di decenni di esposizione intensa ai raggi UV senza alcuna protezione”, spiega Rongioletti. “Le cheratosi attiniche non sono semplici macchie della pelle. Sono vere lesioni precancerose che devono essere riconosciute e trattate precocemente perché possono evolvere in carcinoma squamocellulare. Il danno provocato dal sole è cumulativo: ogni esposizione lascia un’impronta biologica che si somma a quella precedente.”

Secondo il professore, uno degli errori più frequenti consiste nel limitare la protezione al solo volto.

“Il collo, le orecchie, il décolleté e, negli uomini calvi, il cuoio capelluto sono aree frequentemente dimenticate ma estremamente vulnerabili al danno attinico cronico. È proprio in queste sedi che osserviamo con maggiore frequenza cheratosi attiniche, carcinomi cutanei e un fotoinvecchiamento molto marcato.”

“La fotoprotezione serve a ridurre il danno biologico e abbassare il rischio di tumori”

Per Rongioletti il messaggio che emerge da queste immagini è semplice quanto importante.

“La fotoprotezione non serve soltanto a rallentare la comparsa delle rughe. Serve soprattutto a ridurre il danno biologico causato dai raggi ultravioletti, a prevenire le lesioni precancerose e ad abbassare concretamente il rischio di sviluppare tumori della pelle. Applicare ogni giorno una crema solare sulle aree esposte è uno dei gesti di prevenzione più semplici ed efficaci che abbiamo a disposizione.”

Le due fotografie valgono più di molte campagne informative. Da una parte mostrano come quarant’anni di fotoprotezione possano preservare la qualità della pelle e rallentarne l’invecchiamento; dall’altra ricordano le conseguenze di una vita trascorsa sotto il sole senza adeguate difese. Un messaggio che la scienza documenta da tempo e che oggi, di fronte alla crescente disinformazione, merita di essere ribadito con ancora maggiore forza.

La battaglia contro la disinformazione in tema di esposizione solare, portata avanti da anni dal professor Franco Rongioletti, è condivisa da numerosi dermatologi italiani. Tra questi anche gli specialisti dell’Istituto Dermatologico Europeo (IDE) di Milano, che ogni giorno osservano nella pratica clinica le conseguenze di decenni di esposizione non protetta ai raggi ultravioletti.

“Le fake news in ambito sanitario non sono mai innocue”, spiegano i dermatologi dell’IDE. “Quando si diffondono messaggi che minimizzano i danni del sole o mettono in dubbio l’efficacia delle creme solari, il rischio è che molte persone adottino comportamenti pericolosi le cui conseguenze possono manifestarsi anche molti anni dopo. Il sole è un alleato della salute e del benessere, ma deve essere vissuto con equilibrio e consapevolezza.”

Gli specialisti raccomandano quindi un’esposizione solare moderata, evitando quando possibile le ore centrali della giornata, utilizzando cappelli, occhiali e indumenti protettivi nelle esposizioni prolungate e applicando regolarmente creme solari ad ampio spettro con un fattore di protezione adeguato al proprio fototipo e alle condizioni di esposizione.

“Godersi il sole è possibile”, concludono i dermatologi dell’Istituto Dermatologico Europeo, “ma sempre con le giuste precauzioni. La prevenzione resta lo strumento più efficace per ridurre il rischio di fotoinvecchiamento, cheratosi attiniche e tumori della pelle. Contrastare la disinformazione significa proteggere la salute delle persone.”