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Urbanistica a Milano, il Tar dà ragione al Comune: “Giusto adeguarsi alla Procura”. Un rebus sempre più intricato

I giudici amministrativi promuovono la linea prudenziale di Palazzo Marino dopo le indagini della Procura. Intanto si moltiplicano i ricorsi e restano aperti i fronti giudiziari e amministrativi

Urbanistica a Milano, il Tar dà ragione al Comune: “Giusto adeguarsi alla Procura”. Un rebus sempre più intricato
milano skyline

Nella complessa partita dell’urbanistica milanese arriva una decisione destinata a pesare anche su altri contenziosi. Il Tar della Lombardia ha respinto il ricorso presentato da una società immobiliare contro la scelta del Comune di Milano di modificare la qualificazione urbanistica di un intervento edilizio, adeguandosi a un’interpretazione più restrittiva delle norme emersa nel corso delle indagini della Procura.

Secondo i giudici amministrativi non si tratta di una “supina adesione” alle tesi accusatorie dei magistrati, ma di una decisione prudenziale e responsabile da parte dell’amministrazione. Nella sentenza si legge infatti che Palazzo Marino ha preso atto “di un potenziale contrasto tra le prassi seguite e l’interpretazione delle norme propugnata dall’autorità giudiziaria”, scegliendo quindi di adeguarsi agli indirizzi più restrittivi.

Il caso Lambrate e la questione dei titoli edilizi

Il contenzioso riguarda un progetto residenziale tra via Trentacoste e via Gualdo Priorato, nel quartiere Lambrate. L’intervento prevede la realizzazione di un edificio di otto piani fuori terra e due interrati dopo la demolizione di tre edifici precedentemente destinati a uffici. Nel 2023 la società costruttrice aveva avviato l’operazione tramite una Scia, la segnalazione certificata di inizio attività. Successivamente, alla luce delle criticità emerse nelle indagini sull’urbanistica milanese, gli uffici comunali hanno ritenuto che l’intervento dovesse essere qualificato come “nuova costruzione” e non come semplice ristrutturazione, invitando quindi la società a presentare una richiesta di permesso di costruire.

La società ha accolto la richiesta del Comune depositando nel maggio 2024 la nuova istanza, ma ha comunque impugnato la decisione davanti al Tar sostenendo che Palazzo Marino avesse modificato arbitrariamente prassi consolidate, creando una disparità di trattamento.

La sentenza e il possibile effetto su decine di ricorsi

Il Tar ha respinto questa ricostruzione, richiamando la giurisprudenza precedente e ritenendo legittima la scelta dell’amministrazione di adottare un indirizzo più restrittivo “in via cautelativa per il futuro”, pur ribadendo la plausibilità delle prassi adottate in passato. I giudici hanno inoltre confermato la correttezza della richiesta di oltre 1,6 milioni di euro per la monetizzazione degli oneri di urbanizzazione, motivata con l’“assoluta inattualità” dei valori delle aree stabiliti dal Consiglio comunale nel 1997. La decisione potrebbe rappresentare un precedente importante per gli altri contenziosi in corso: sono circa settanta i ricorsi pendenti davanti al Tar presentati da costruttori contro le misure adottate dal Comune dopo l’esplosione delle inchieste sull’urbanistica. Parallelamente sono una trentina le istanze già presentate per modificare i titoli edilizi dei progetti.

Nel frattempo la vicesindaca Anna Scavuzzo, che ha la delega all’urbanistica, continua a chiedere un intervento legislativo nazionale per chiarire il quadro normativo. Una richiesta condivisa anche dal comitato delle “Famiglie sospese”, formato da cittadini che hanno acquistato case ma non possono ancora entrarvi a causa delle vicende giudiziarie che hanno colpito alcuni interventi immobiliari.

Urbanistica Milano: le indagini e i fronti aperti

La situazione resta però tutt’altro che lineare, anche sul fronte giudiziario. Proprio mentre si moltiplicano i contenziosi amministrativi, proseguono i diversi filoni dell’inchiesta della Procura di Milano sulla gestione urbanistica della città. Come raccontato ieri da Affaritaliani.it, i magistrati si preparano a chiedere l’archiviazione per quattro posizioni emerse nell’ambito della maxi indagine che lo scorso luglio aveva portato a sei arresti. Tra queste figura anche quella di Giampiero Benedetto Schiavo, amministratore delegato di Castello Sgr, indagato per l’ipotesi di corruzione in relazione al progetto immobiliare Torre Futura di via Calvino.

Lo stralcio firmato dai pm Paolo Filippini, Mauro Clerici e Giordano Petruzzella riguarda anche gli architetti Antonio Citterio e Patricia Viel dello studio Acpv Architects e Paolo Facchini della società Lombardini22. Secondo la Procura gli elementi raccolti nei loro confronti non sarebbero “suscettibili di ulteriori utili sviluppi investigativi e processuali”.

Nello stesso contesto i magistrati hanno deciso di non ricorrere in Cassazione contro la decisione del Tribunale del Riesame che aveva respinto la richiesta di misure cautelari nei confronti dell’ex assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi e del ceo di Coima Manfredi Catella per il filone legato al progetto del Pirellino. A complicare ulteriormente il quadro è arrivato anche il sequestro preventivo del cantiere di viale Papiniano 48 disposto dal Tribunale del Riesame, che ha accolto il ricorso della Procura ribaltando la decisione del gip. Secondo i giudici l’intervento sarebbe stato avviato tramite Scia come ristrutturazione mentre avrebbe richiesto un permesso di costruire preceduto da un piano attuativo.

Tra sentenze amministrative, indagini penali e cantieri finiti sotto sequestro, il dossier urbanistico milanese continua quindi ad accumulare nuovi capitoli, delineando una situazione sempre più complessa e ancora lontana da una linea di condotta uniforme.

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