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Urbanistica Milano, dal dissequestro di via Zecca Vecchia una possibile svolta anche per le altre indagini

Il Riesame restituisce l’area alla società proprietaria: il permesso di costruire non era mai stato rilasciato e il progetto risultava già bloccato dal Comune. Un passaggio che potrebbe incidere sul perimetro delle inchieste, anche se le motivazioni dei giudici devono ancora essere depositate

Urbanistica Milano, dal dissequestro di via Zecca Vecchia una possibile svolta anche per le altre indagini

Non è ancora la sentenza destinata a stabilire chi abbia ragione nel lungo scontro sull’urbanistica milanese. Ma il dissequestro dell’area di via Zecca Vecchia, nel cuore delle Cinque Vie, potrebbe diventare uno dei passaggi più rilevanti nella ridefinizione del perimetro entro il quale si stanno muovendo Procura, tribunali, Comune e operatori immobiliari. Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso presentato dalla difesa e ha restituito il cantiere a Ca Thorr srl, la società proprietaria dell’area sulla quale dovrebbe essere realizzato un albergo di cinque piani con 199 camere. I sigilli erano stati apposti il 30 aprile dalla Guardia di Finanza, in esecuzione di un’ordinanza del gip Mattia Fiorentini.

La decisione è stata assunta dai giudici Luisa Savoia, Monica Amicone e Vittorio Natale. Le motivazioni non sono ancora state depositate e saranno proprio quelle a chiarire se il dissequestro riguardi aspetti strettamente procedurali oppure investa alcuni dei presupposti sui quali era stato costruito il provvedimento del gip.

La particolarità del caso: il permesso di costruire non era stato rilasciato

L’elemento che rende via Zecca Vecchia diverso da buona parte degli altri progetti coinvolti nelle indagini milanesi è apparentemente semplice: il permesso di costruire non era mai stato rilasciato. Il progetto era quindi ancora fermo sul piano amministrativo e la società non avrebbe potuto avviare la costruzione del nuovo hotel. Prima dell’intervento della Procura era già arrivato il dietrofront di Palazzo Marino, che aveva scelto di non concedere il titolo edilizio.

Questo passaggio potrebbe avere un peso nella valutazione del Riesame. In molti dei procedimenti sull’urbanistica milanese, le contestazioni riguardano infatti edifici già costruiti, cantieri avviati o interventi autorizzati attraverso procedure che la Procura considera illegittime. In via Zecca Vecchia, invece, il procedimento non aveva ancora prodotto l’autorizzazione finale necessaria per edificare. La domanda giuridica diventa quindi particolarmente delicata: quale rischio concreto doveva impedire il sequestro preventivo, se la società non disponeva ancora del titolo per costruire e il Comune aveva già bloccato il progetto? La risposta potrà essere ricavata soltanto dalle motivazioni del Tribunale.

Dal garage Sanremo al progetto dell’hotel

L’area si estende per circa settemila metri quadrati in uno dei punti più delicati del centro storico milanese, all’incrocio tra il cardo e il decumano della città antica. Per anni ha ospitato il garage Sanremo, successivamente demolito. Il terreno rientrava nel Piano di alienazione e valorizzazione immobiliare, il programma con il quale il Comune aveva individuato una serie di beni pubblici da cedere ai privati per ottenere risorse e favorirne la riqualificazione. La procedura per l’assegnazione risale agli anni delle amministrazioni precedenti. Nel 2017 l’area venne acquistata e negli anni successivi fu sviluppato il progetto immobiliare. L’operazione prevedeva la demolizione del vecchio garage, la bonifica del terreno e la costruzione dell’albergo.

Durante gli scavi erano inoltre emersi resti di epoca romana, circostanza che aveva imposto modifiche e ulteriori approfondimenti sul progetto. L’iter aveva attraversato diversi passaggi amministrativi, compreso l’esame della Commissione per il paesaggio, fino alla firma della convenzione con il Comune.

La società avrebbe quindi versato circa otto milioni di euro di oneri di urbanizzazione, attendendo il rilascio del permesso di costruire. Autorizzazione che, tuttavia, non è mai arrivata.

Le contestazioni del gip sull’area della città romana

Nel provvedimento di sequestro, il gip Mattia Fiorentini aveva attribuito un ruolo centrale alla natura storica e archeologica dell’area. Secondo il giudice, Palazzo Marino, “con la sua inerzia”, avrebbe consentito alle imprese l’”occupazione” del “foro della città antica romana“, sottraendolo “alla popolazione della città”. L’area, secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, avrebbe dovuto essere recuperata come spazio aperto destinato alla fruizione pubblica, tenendo conto della sua “monumentalità e importanza archeologica e storica“.

È quindi possibile che il contrasto non riguardi soltanto il titolo edilizio, ma anche la destinazione urbanistica dell’area, il valore delle convenzioni sottoscritte, gli impegni assunti dal Comune e la compatibilità tra la valorizzazione immobiliare e la tutela del patrimonio storico.

Il dissequestro non cancella automaticamente questi interrogativi. Potrebbe però indicare che, secondo il Riesame, non sussistevano le condizioni per mantenere la misura cautelare reale prima ancora che il procedimento amministrativo fosse concluso.

I 39 indagati per il progetto dell’hotel

L’inchiesta, coordinata dalla pm Marina Petruzzella, coinvolge 39 persone, accusate a vario titolo di reati che vanno dalla lottizzazione abusiva al falso. Tra gli indagati figurano imprenditori, tecnici, ex dirigenti e funzionari comunali, alcuni dei quali coinvolti anche in altri filoni delle indagini sull’urbanistica. Tra i nomi compaiono l’ex dirigente di Palazzo Marino ed ex vicepresidente della Commissione per il paesaggio Giovanni Oggioni e l’architetto Marco Cerri. Ca Thorr srl, proprietaria dell’area, non risulta invece indagata. Anche questo elemento contribuisce a rendere il caso particolare: il bene era stato sequestrato nell’ambito di un’inchiesta molto ampia, ma la società alla quale il Riesame ha ora restituito il cantiere non è destinataria di contestazioni penali.

Il possibile effetto sugli altri cantieri sotto sequestro

Il dissequestro di via Zecca Vecchia arriva dopo quello della torre residenziale Unico-Brera di via Anfiteatro, disposto alla fine di gennaio. La geografia dei cantieri fermati dalle inchieste della Procura comincia quindi a modificarsi. Sarebbe tuttavia prematuro parlare di un effetto domino. Ogni intervento presenta caratteristiche urbanistiche, amministrative e giudiziarie differenti. Le ragioni che hanno portato alla restituzione di un’area non possono essere trasferite automaticamente agli altri procedimenti.

La decisione assume però un valore che va oltre il singolo terreno. Il Riesame potrebbe avere introdotto un primo limite all’uso del sequestro preventivo nei casi in cui l’attività edilizia non sia ancora concretamente iniziata o sia già impedita dalla mancata concessione del permesso.

Se questa lettura fosse confermata dalle motivazioni, il provvedimento offrirebbe alle difese un nuovo argomento per contestare altre misure cautelari. Al tempo stesso costringerebbe Procura e Comune a distinguere con maggiore precisione tra irregolarità amministrative, ipotesi di reato e concreto pericolo di prosecuzione dell’attività contestata.

Le famiglie sospese: “Quando dissequestreranno le nostre vite?”

La notizia è stata accolta con attenzione anche dal Comitato famiglie sospese, che riunisce gli acquirenti di abitazioni rimaste bloccate dopo il sequestro dei cantieri. “Non entriamo nel merito di decisioni tecniche della magistratura, ma non possiamo non porci, e porre alla città, una domanda inevitabile: quando arriverà il momento di annullare il sequestro delle nostre vite?“, ha dichiarato il portavoce Filippo Borsellino. Nella mappa degli interventi ancora fermi rimangono, tra gli altri, le Residenze Lac di via Cancano, il Giardino Segreto e Scalo House, entrambi in via Lepontina. Secondo Borsellino, la paralisi prolungata rischia inoltre di favorire i grandi gruppi immobiliari, consentendo loro di acquisire a prezzi ridotti le realtà più piccole messe in difficoltà dal blocco dei progetti. Un effetto economico che si aggiungerebbe alle conseguenze già subite dagli acquirenti, dalle imprese e dai lavoratori.

L’attesa per le motivazioni, all’orizzonte la sentenza su Torre Milano

Il vero significato del dissequestro sarà leggibile soltanto quando il Tribunale depositerà le motivazioni. Fino a quel momento non è possibile stabilire se i giudici abbiano rilevato una carenza specifica nel provvedimento del gip o se abbiano messo in discussione un punto più generale dell’impostazione accusatoria. Sullo sfondo resta poi la sentenza di primo grado sul caso Torre Milano, attesa come il primo banco di prova decisivo per le tesi contrapposte della Procura e delle difese. Sarà quella decisione a misurare sul piano del merito la tenuta delle contestazioni che hanno travolto il modello di sviluppo edilizio seguito dalla città negli ultimi anni. Via Zecca Vecchia, tuttavia, pone già una questione destinata a restare centrale: fino a che punto è possibile trattare come un abuso edilizio compiuto un progetto che il Comune non aveva ancora autorizzato a partire?

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