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Auto elettriche, Italia in crescita ma lontana dall’Europa

Auto elettriche, Italia in crescita ma lontana dall’Europa

Le auto elettriche crescono in Italia a maggio, ma il divario con Francia, Germania e Regno Unito resta molto ampio.

Il mercato italiano delle auto elettriche continua a crescere, ma il divario con i principali Paesi europei resta ampio. A maggio le immatricolazioni di vetture full electric hanno raggiunto 13.164 unità, con un aumento dell’84,8% rispetto allo stesso mese del 2025 e una quota di mercato salita all’8,8%. È l’undicesimo mese consecutivo di crescita, un segnale importante per il settore automotive, ma non ancora sufficiente per avvicinare l’Italia ai livelli di Germania, Francia e Regno Unito, dove l’elettrico pesa ormai oltre un quarto del mercato.

Il dato italiano va letto con attenzione. La crescita è reale, ma resta in parte condizionata dalle consegne delle vetture acquistate con gli incentivi auto messi a disposizione lo scorso ottobre ed esauriti in un solo giorno. Questo significa che il mercato risponde quando esistono strumenti di sostegno chiari, ma conferma anche la fragilità di una domanda ancora troppo legata a misure episodiche. Per una transizione stabile servono continuità, programmazione e una politica industriale capace di collegare mobilità elettrica, energia, infrastrutture e filiera automotive.

Nei primi cinque mesi del 2026, le immatricolazioni di auto elettriche in Italia sono arrivate a 64.102 unità, con una crescita del 74,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. La market share è salita all’8,1%, contro il 5,1% registrato tra gennaio e maggio dello scorso anno. Al 31 maggio, il parco circolante elettrico italiano ha raggiunto quota 421.487 vetture. Sono numeri in progresso, ma ancora limitati se confrontati con il potenziale del mercato nazionale e con il peso storico dell’Italia nell’industria automobilistica europea.

Il mercato auto complessivo, intanto, mostra un andamento positivo. A maggio le immatricolazioni totali sono state 149.934, in crescita del 7% rispetto a maggio 2025. Nei primi cinque mesi dell’anno il totale è salito a 791.963 registrazioni, con un incremento del 9,1%. Il recupero generale aiuta anche l’elettrico, ma non basta a risolvere il problema strutturale: l’Italia cresce, però parte da livelli molto più bassi rispetto ai grandi mercati europei.

Il confronto internazionale resta il punto più delicato. Ad aprile 2026, ultimo mese disponibile per il raffronto tra i principali mercati europei, la quota delle auto elettriche era al 26,2% in Francia, al 25,9% in Germania, al 26,2% nel Regno Unito e al 9,4% in Spagna. L’Italia, nello stesso mese, si fermava all’8,5%. La distanza non è marginale: segnala un ritardo industriale e commerciale che può incidere sulla capacità del Paese di attrarre investimenti, sviluppare competenze e mantenere un ruolo rilevante nella nuova catena del valore dell’auto.

Il presidente di Motus-EFabio Pressi, parla di un confronto “impietoso” con i grandi d’Europa e richiama la necessità di un piano d’azione strutturale. Il rischio indicato dall’associazione è che l’Italia diventi un mercato di seconda fascia nella transizione elettrica, perdendo centralità proprio mentre l’automotive europeo ridisegna piattaforme, fabbriche, forniture e servizi legati alla batteria.

Il tema non riguarda solo il cliente privato. Una delle leve principali è rappresentata dalle flotte aziendali, che nei mercati più maturi hanno spesso accelerato la diffusione dell’elettrico e alimentato, dopo pochi anni, il mercato dell’usato elettrico. Pressi sottolinea che la reattività delle immatricolazioni plug-in dopo l’intervento sui fringe benefit del 2025 dimostra l’elasticità di questo canale. In altre parole, quando il quadro fiscale cambia in modo coerente, imprese e utilizzatori professionali si muovono rapidamente.

Proprio la fiscalità sulle flotte viene indicata come uno dei nodi da sciogliere. Secondo Motus-E, un sistema ancora legato a logiche datate non aiuta l’Italia ad allinearsi agli standard europei. Una revisione profonda potrebbe spingere le aziende a rinnovare i parchi auto con veicoli a basse emissioni, aumentando nel tempo la disponibilità di modelli elettrici usati anche per le famiglie. È un passaggio cruciale, perché il prezzo d’accesso resta una delle principali barriere alla diffusione dell’elettrico nel mercato privato.

C’è poi il tema energetico. La crescita delle auto elettriche non può essere separata dallo sviluppo delle fonti rinnovabilie delle infrastrutture di ricarica. In una fase segnata dal ritorno degli shock petroliferi e dall’aumento dei costi per famiglie e imprese, l’elettrificazione del trasporto può diventare anche una leva di sicurezza energetica. Ma perché questo accada serve una strategia coordinata tra trasporti, rete elettrica, produzione di energia pulita e pianificazione industriale.

Il messaggio che arriva dai dati di maggio è quindi doppio. Da un lato, l’Italia dimostra che la domanda di mobilità elettrica esiste e può crescere rapidamente. Dall’altro, il ritardo rispetto all’Europa conferma che il mercato non può essere guidato solo da incentivi occasionali. Senza una politica stabile su flotte, fiscalità, ricarica, energia e filiera, il rischio è che la crescita resti intermittente e che l’Italia perda terreno proprio nella fase in cui si definisce il futuro dell’automotive europeo.

Scheda 

Mercato analizzato: auto elettriche in Italia
Mese: maggio 2026
Immatricolazioni BEV a maggio: 13.164 unità
Crescita annua BEV: +84,8%
Quota di mercato BEV a maggio: 8,8%
Immatricolazioni BEV gennaio-maggio: 64.102 unità
Crescita gennaio-maggio: +74,5%
Quota BEV gennaio-maggio: 8,1%
Parco circolante elettrico: 421.487 auto al 31 maggio
Mercato auto totale a maggio: 149.934 immatricolazioni, +7%
Mercato totale gennaio-maggio: 791.963 immatricolazioni, +9,1%
Confronto europeo ad aprile: Francia 26,2%, Germania 25,9%, Regno Unito 26,2%, Spagna 9,4%, Italia 8,5%
Fonte del comunicato: Motus-E
Nodo strategico: pianificazione, flotte aziendali, fiscalità, rinnovabili e infrastrutture di ricarica