Dakar 2026 tappa 4: Al-Attiyah 2° e Dacia riapre la lotta nel deserto - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 21:05

Dakar 2026 tappa 4: Al-Attiyah 2° e Dacia riapre la lotta nel deserto

Nella quarta tappa Marathon del Dakar 2026 i Dacia Sandriders accelerano: Al-Attiyah è 2° e sale 2° assoluto, Loebchiude in top 5.

di Giovanni Alessi

Una tappa che pesa: 452 km di speciale e i primi veri “conti” in classifica

La tappa 4 del Rally Dakar 2026, da AlUla al bivacco Marathon, è una di quelle giornate che non si raccontano con un solo colpo di scena, ma con una somma di dettagli. In 452 km di speciale (più 78 km di collegamento) ogni scelta si amplifica: un sorpasso in polvere, una pietra che non vedi, un set-up gomme troppo ottimista. Qui non basta andare forte: bisogna arrivare forti. E con la prima giornata Marathon, la parola chiave diventa gestione, perché la Dakar non punisce soltanto gli errori: punisce anche la fretta.

Al-Attiyah/Lurquin: secondo tempo e salto al 2° posto assoluto

Per i Dacia Sandriders la giornata ha il volto di Nasser Al-Attiyah e Fabian Lurquin. Il duo firma il secondo miglior tempo in 4h54m11s e, soprattutto, risale dal 10° al 2° posto nella classifica generale, portandosi a soli 3m55s dalla vetta (martedì sera erano a 11m39s dal primo). Non è stata una prova “pulita”: visibilità ridotta dalla polvere e una gomma danneggiata in avvio hanno obbligato a scegliere con lucidità quando insistere e quando preservare. In un Dakar che cambia umore a ogni controllo, la sua rimonta vale doppio anche per un altro dettaglio: è la decima volta che, da quando corre con la squadra, centra un 2° o 3° posto di tappa nel Mondiale FIA Rally-Raid.

Loeb/Boulanger: rimonta ragionata, top 5 di tappa e 8° assoluto

L’altra storia forte è quella di Sébastien Loeb ed Édouard Boulanger. Partiti dalla 24ª posizione dopo le forature del giorno precedente, chiudono quinti in 5h05m02s e risalgono all’8° posto assoluto a +19m57s. L’avvio aveva anche il sapore dell’impresa: al primo punto di controllo, intorno al km 43, erano davanti a tutti. Poi il terreno ha presentato il conto: nuove forature e, soprattutto, il rischio di restare senza margine gomme con oltre 300 km ancora da macinare. È qui che la velocità diventa secondaria rispetto alla sopravvivenza sportiva: “La priorità era finire la tappa e riportare indietro l’auto”, è il senso del messaggio. Una rimonta, sì, ma con la testa prima che col piede.

Gutiérrez e Moraes: inciampi, ma il pacchetto resta competitivo

Dietro alle due punte, la fotografia è comunque compatta. Cristina Gutiérrez con Pablo Moreno paga una giornata meno lineare: 19° tempo di tappa in 5h21m14s, ma 10° posto nella generale a +25m18s. Non è il tipo di risultato che accende i titoli, però è quello che tiene la gara aperta quando le tappe iniziano a “mordere”. Per Lucas Moraes e Dennis Zenz il ritmo si sporca per problemi agli pneumatici: 21° tempo (5h22m55s) e 12° assoluto a +26m16s. Moraes racconta una Marathon “durissima”, con troppo traffico e una foratura presto che ha imposto prudenza; nel finale, quando ha provato a rilanciare, ha scelto anche la soluzione più intelligente: farsi “traghettare” seguendo un riferimento esperto negli ultimi chilometri.

Notte Marathon: quando la strategia diventa sopravvivenza

Il vero bivio arriva quando si spengono i motori. Al bivacco Marathon non ci sono scorciatoie: equipaggi che montano la tenda da soli, coperte e materassino, pasti da razioni. L’assistenza ufficiale resta fuori dal deserto: se serve intervenire, si lavora con ciò che si ha e, al massimo, con l’aiuto di un compagno di gara. Non ci sono limiti di tempo per le riparazioni prima della ripartenza, ma ci sono limiti molto più duri: energie, lucidità, materiali. In questo scenario, il punto non è fare gli eroi: è restare nel match. E il dato che fotografa meglio la solidità del momento è semplice: tutte le vetture della squadra sono dentro le prime 12.

Tappa 5 (8 gennaio): percorsi separati e navigazione più cattiva

Giovedì 8 gennaio la tappa 5 mette sul tavolo 371 km di speciale e 56 km di collegamento (427 km totali). Per il secondo giorno consecutivo auto e moto correranno su percorsi separati: niente tracce lasciate dalle due ruote da “leggere” e più responsabilità per chi naviga, tra cambi di direzione frequenti e tratti rocciosi. In altre parole: si può perdere tutto con un errore di lettura, o guadagnare tanto con una linea pulita e la calma giusta. Dopo una tappa 4 che ha rimesso i Dacia Sandriders in piena scia, il Dakar 2026 entra nella zona in cui non vince chi fa più rumore, ma chi sbaglia meno.