Nissan torna in utile nel primo trimestre grazie al piano Re:Nissan, ma taglia le stime di vendita 2026 per le difficoltà in Cina.
Nissan chiude il primo trimestre dell’anno fiscale 2026 con un utile operativo tornato in territorio positivo, a 77,9 miliardi di yen, dopo una perdita di 79,1 miliardi nello stesso periodo dello scorso anno. Il dato conta perché arriva a distanza di mesi dall’avvio del piano di ristrutturazione Re:Nissan, e rappresenta la prima conferma concreta che le misure di riduzione dei costi e riorganizzazione industriale stiano effettivamente producendo un effetto misurabile sui conti, in un momento in cui il costruttore giapponese resta sotto stretta osservazione da parte del mercato dopo un periodo di risultati finanziari fortemente negativi.
Il miglioramento dell’utile operativo, pari a 157 miliardi di yen rispetto all’anno precedente, viene attribuito da Nissan a una combinazione di fattori: progressi nella produzione e riduzione dei costi dei veicoli, un andamento favorevole dei cambi, un miglioramento delle prestazioni di vendita e una gestione più rigorosa dei costi complessivi. A questo si sono aggiunti proventi straordinari legati ai dazi statunitensi relativi all’anno fiscale 2025, una componente non ricorrente che ha contribuito positivamente al risultato del trimestre. Anche l’utile netto è tornato positivo, seppur di entità contenuta — 3,8 miliardi di yen, con un miglioramento di 119,5 miliardi rispetto alla perdita dello stesso periodo 2025 — un segnale che il percorso di risanamento resta ancora nelle sue fasi iniziali, con margini di redditività distanti dagli standard dei principali competitor del settore.
Sul fronte dei ricavi, il trimestre si è chiuso a 2,964 trilioni di yen, in crescita di 257 miliardi rispetto all’anno precedente, sostenuti da vendite globali pari a 701.000 unità. Il margine operativo è salito al 2,6%, un recupero di 5,5 punti percentuali rispetto al -2,9% dello stesso periodo 2025, un progresso che pur restando su livelli contenuti in termini assoluti conferma la direzione intrapresa dal piano di ristrutturazione.
Il capitolo più delicato dell’aggiornamento riguarda tuttavia le previsioni per l’intero anno fiscale 2026: Nissan ha rivisto al ribasso l’obiettivo di volume delle vendite, portandolo da 3,3 milioni a 3,15 milioni di unità, un taglio di 150.000 veicoli che riflette le difficoltà persistenti sul mercato cinese, dove la pressione competitiva dei costruttori locali sui veicoli elettrici resta particolarmente intensa. Nonostante questa revisione, l’azienda ha confermato le proprie previsioni finanziarie complessive per l’anno, sostenendo che i risultati negli altri mercati chiave restano in linea con gli obiettivi fissati, un bilanciamento che il gruppo intende ottenere attraverso il proseguimento rigoroso delle misure di contenimento dei costi e il rafforzamento della competitività nei mercati dove la domanda mostra segnali più solidi.
Proprio gli Stati Uniti rappresentano oggi il mercato più performante per Nissan, grazie alla strategia “Built in the U.S. for the U.S.”, che punta a rafforzare la produzione locale come leva competitiva e di posizionamento. Il costruttore rivendica la crescita più rapida tra i principali produttori negli ultimi dieci mesi e 16 mesi consecutivi di crescita delle vendite retail rispetto all’anno precedente, con un incremento di circa il 10% nell’ultimo trimestre. È un dato che assume particolare rilievo in un contesto in cui la produzione localizzata negli Stati Uniti riduce l’esposizione del gruppo a eventuali tensioni tariffarie, un tema che ha già generato proventi straordinari nel trimestre appena concluso e che resta una variabile geopolitica rilevante per l’intero settore automotive globale.
In Giappone, il rinnovamento della gamma di prodotto sta generando i primi segnali di ripresa della domanda interna: i nuovi modelli Kicks ed Elgrand hanno raccolto rispettivamente 11.000 e 8.000 ordini cumulativi, numeri che il gruppo interpreta come conferma di un rinnovato interesse dei consumatori giapponesi verso il marchio, dopo un periodo in cui la gamma aveva mostrato segnali di invecchiamento rispetto alla concorrenza diretta.
Il mercato cinese resta invece il vero nodo strategico del piano di rilancio. Nissan sta portando avanti una gestione più rigorosa delle scorte, un’accelerazione delle vendite nel segmento dei veicoli elettrici (NEV) trainata dai modelli N6, N7, NX8 e Frontier Pro, e un’espansione verso i mercati esteri come leva di compensazione. Secondo l’azienda, queste azioni pongono le basi per una ripresa della crescita a partire dal 2027, un orizzonte che segnala implicitamente come il mercato cinese resti, nel breve periodo, un fattore di freno più che di traino per i risultati complessivi del gruppo.
Sul fronte dell’efficienza interna, il piano Re:Nissan ha generato risparmi per circa 60 miliardi di yen nel solo primo trimestre, principalmente attraverso la riduzione dei costi variabili, un risultato che riflette interventi su produzione, acquisti, ricerca e sviluppo e altre funzioni aziendali. Il CEO Ivan Espinosa ha descritto il contesto operativo come ancora sfidante, in particolare in Cina e Medio Oriente, sottolineando la necessità di gestire ogni mercato con un approccio differenziato: “Stiamo adattando le nostre strategie alle mutevoli condizioni, rafforzando la competitività dei prodotti, migliorando la nostra struttura dei costi e diventando un’azienda più agile”, ha dichiarato, ribadendo che l’obiettivo di fondo resta la costruzione di una redditività più solida e di un flusso di cassa disponibile più robusto nel lungo periodo.
Per l’intero comparto automotive, i numeri di Nissan offrono un caso di studio rilevante su come un grande costruttore generalista stia cercando di gestire contemporaneamente una ristrutturazione dei costi, una revisione dell’esposizione geografica e una transizione tecnologica verso l’elettrico a velocità molto diverse tra i vari mercati, in un contesto dove tariffe commerciali, tensioni geopolitiche e concorrenza cinese sui veicoli elettrici si sommano rendendo la pianificazione industriale sensibilmente più complessa rispetto al passato.

