Nel 2001 Opel portò il metano sulla Zafira a sette posti, con bombole sotto il pianale, 97 CV e circa 500 km di autonomia totale.
Opel Zafira EcoM anticipò di molti anni il dibattito sulla mobilità a basse emissioni, portando nel 2001 il metano su una monovolume compatta a sette posti senza sacrificare spazio, versatilità e autonomia. In un mercato allora dominato da benzina e turbodiesel, la Casa tedesca scelse una strada tecnica originale: non una semplice trasformazione bifuel, ma un motore progettato per funzionare principalmente a gas naturale.
A venticinque anni dal debutto, quella soluzione rappresenta un capitolo significativo nell’evoluzione delle alimentazioni alternative. Prima dell’affermazione delle ibride e delle elettriche, il metano offriva ai clienti un modo concreto per contenere i costi di utilizzo e ridurre le emissioni, senza modificare radicalmente le abitudini di guida. La Zafira 1.6 CNG, commercializzata in Italia con la denominazione EcoM, dimostrava inoltre che i serbatoi del gas potevano essere integrati senza compromettere uno degli elementi decisivi per una vettura familiare: la capacità dell’abitacolo.
Il progetto partiva dalla prima generazione di Opel Zafira, uno dei modelli che contribuirono a diffondere in Europa la formula della monovolume compatta. Il sistema Flex7 permetteva di riconfigurare i sedili e di passare rapidamente da una configurazione a sette posti a una maggiore capacità di carico. Anche nella variante a metano questa caratteristica rimaneva disponibile, perché le bombole non occupavano il bagagliaio ma erano state sistemate sotto il pianale.
La scelta progettuale fu resa possibile anche dalla configurazione delle sospensioni posteriori, sufficientemente compatta da lasciare lo spazio necessario per installare quattro serbatoi pressurizzati. Le bombole, fissate a una struttura tubolare in acciaio, potevano contenere complessivamente 19 kg di metano a 200 bar. L’autonomia dichiarata raggiungeva circa 350 chilometri, ai quali si aggiungevano altri 150 chilometri garantiti da un serbatoio di riserva contenente 15 litri di benzina.
La presenza del carburante tradizionale aveva soprattutto una funzione di emergenza. La Zafira EcoM era infatti sviluppata come vettura prevalentemente monovalente: il funzionamento del motore era stato ottimizzato per sfruttare le caratteristiche del metano, mentre la benzina consentiva di proseguire il viaggio quando non era disponibile una stazione di rifornimento.
Sotto il cofano lavorava il quattro cilindri ECOTEC 1.6 16 valvole, derivato dall’unità a benzina da 101 CV. Per adattarlo al gas naturale, gli ingegneri Opel intervennero sull’alimentazione, sui pistoni e sulle valvole. Nella configurazione a metano il propulsore sviluppava 97 CV, equivalenti a 71 kW, e una coppia massima di 140 Nm.
La limitata differenza rispetto al motore di origine era uno degli aspetti più rilevanti del progetto. Le vetture a gas dell’epoca erano spesso associate a prestazioni inferiori e a una risposta meno brillante. Opel cercò invece di mantenere caratteristiche di marcia vicine a quelle della versione a benzina, sfruttando l’elevato potere antidetonante del metano.
Il gas naturale dispone infatti di un numero di ottano indicato in circa 130, sensibilmente superiore ai 95 ottani della benzina. Questa proprietà consentì di adottare un rapporto di compressione di 12,5:1, aumentando l’efficienza della combustione e compensando in parte il minore contenuto energetico volumetrico del carburante. Non si trattava quindi soltanto di aggiungere bombole e iniettori, ma di adeguare il motore alle caratteristiche chimiche del combustibile.
La Zafira EcoM offriva così costi chilometrici più contenuti, particolarmente interessanti per famiglie, professionisti e utilizzatori con percorrenze elevate. Il vantaggio economico dipendeva dal prezzo del metano, allora decisamente inferiore rispetto a benzina e gasolio, ma anche dalla buona efficienza ottenuta attraverso l’ottimizzazione del propulsore.
Sul piano ambientale, la monovolume dichiarava emissioni di anidride carbonica inferiori del 30% rispetto a un equivalente modello a benzina. Anche le emissioni di monossido di carbonio e ossidi di azoto risultavano contenute. La vettura rispettava già i limiti della normativa Euro 4, che sarebbe diventata obbligatoria soltanto nel 2005: un anticipo importante in una fase nella quale i costruttori europei stavano iniziando a investire con maggiore decisione nella riduzione degli inquinanti.
Particolare attenzione era stata dedicata anche alla sicurezza. Ciascun serbatoio disponeva di specifiche valvole di protezione e l’intero sistema era inserito in una struttura resistente. Il metano, essendo più leggero dell’aria, tende inoltre a disperdersi verso l’alto in caso di fuoriuscita, invece di accumularsi al suolo. Per questa ragione le automobili alimentate a gas naturale potevano essere parcheggiate anche nelle autorimesse, senza le limitazioni che all’epoca interessavano alcune vetture a GPL.
La Opel Zafira EcoM non modificò gli equilibri del mercato europeo, anche per la diffusione ancora limitata delle stazioni di rifornimento in molti Paesi. Rappresentò però una risposta tecnicamente coerente alla necessità di ridurre consumi ed emissioni senza rinunciare alla praticità. La sua architettura anticipava inoltre un principio diventato centrale negli anni successivi: integrare i componenti delle alimentazioni alternative fin dall’origine, invece di adattarli successivamente a piattaforme nate per motori convenzionali.
Oggi, mentre l’industria concentra gli investimenti sull’elettrificazione, la Zafira a metano racconta una fase diversa della transizione energetica. Un periodo nel quale i costruttori sperimentavano soluzioni multiple e il gas naturale sembrava poter diventare uno dei principali ponti tra i motori tradizionali e una mobilità più efficiente.
Scheda
Modello: Opel Zafira 1.6 CNG – EcoM
Anno di presentazione: 2001
Motore: quattro cilindri ECOTEC 1.6 16 valvole
Potenza: 97 CV – 71 kW
Coppia massima: 140 Nm
Rapporto di compressione: 12,5:1
Serbatoi metano: quattro
Capacità metano: 19 kg a 200 bar
Autonomia a metano: circa 350 km
Serbatoio benzina: 15 litri
Autonomia a benzina: circa 150 km
Posti: sette con sistema Flex7
Normativa: Euro 4
Riduzione dichiarata della CO₂: circa 30%


