Stellantis, dopo il crollo in Borsa il test è industriale: numeri, impianti e futuro dell’Italia - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 12:02

Stellantis, dopo il crollo in Borsa il test è industriale: numeri, impianti e futuro dell’Italia

Dopo il crollo in Borsa legato alle svalutazioni sull’elettrico, il titolo Stellantis rimbalza leggermente. Gli analisti restano cauti su investimenti, fabbriche e occupazione in Italia.

di Giovanni Alessi

Il crollo del titolo Stellantis, innescato dalla revisione della strategia sull’auto elettrica e da svalutazioni per oltre 20 miliardi di euro,

ha riportato il gruppo al centro dell’attenzione dei mercati e della politica industriale. La reazione della Borsa è stata violenta, ma il vero nodo si gioca ora sul terreno produttivo e occupazionale, in particolare in Italia e in Europa. Dal punto di vista finanziario, le svalutazioni hanno inciso pesantemente sull’utile netto atteso e sulla guidance di medio periodo. Gli analisti stimano un ridimensionamento dei margini operativi nel biennio 2025-2026 e una fase di maggiore disciplina sugli investimenti. Tuttavia, una parte rilevante degli oneri è di natura non cash, elemento che ha spinto il consensus a mantenere un approccio prudente ma non apertamente negativo sul valore intrinseco del gruppo.

Il titolo e la lettura dei mercati

Dopo il ribasso, il consensus degli analisti colloca il prezzo obiettivo medio tra 9,4 e 9,6 euro, con un range molto ampio (5–13 euro), segnale di elevata incertezza sulle prospettive industriali. Il rating prevalente resta Hold/Neutrale: il mercato non prezza un collasso strutturale, ma richiede maggiore visibilità su flussi di cassa, volumi e ritorni sugli investimenti. In questo quadro, la credibilità del nuovo piano industriale diventa centrale anche per la valutazione del titolo.

Italia: capacità produttiva e occupazione sotto osservazione

In Italia, Stellantis mantiene una base industriale ampia, con diversi stabilimenti strategici e decine di migliaia di addetti diretti e indiretti. La revisione della strategia EV ha effetti immediati soprattutto sul mix produttivo, più che sui volumi complessivi nel breve termine. Il gruppo punta ora su piattaforme multi-energia e su una maggiore incidenza di modelli ibridi, considerati più coerenti con l’attuale domanda europea. Questa scelta, secondo diversi osservatori, riduce il rischio di sottoutilizzo degli impianti italiani nel breve periodo, ma rinvia il tema della competitività di lungo termine nella catena del valore elettrica.

Il rallentamento o la cancellazione di alcuni progetti legati alle batterie in Europa – inclusa l’Italia – rappresenta uno dei principali fattori di incertezza: senza una filiera locale competitiva, il valore aggiunto industriale rischia di ridursi.

La linea del management

Il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa ha indicato un cambio di approccio: meno obiettivi rigidi sull’elettrico puro e maggiore attenzione alla sostenibilità economica dei singoli mercati. Filosa ha ribadito che l’Italia resta centralenella strategia del gruppo, ma ha anche sottolineato la necessità di allineare investimenti e capacità produttiva alla domanda reale. Per i mercati, questo significa una fase di transizione più lunga, con ritorni sugli investimenti diluiti nel tempo ma potenzialmente meno rischiosi rispetto a una conversione accelerata.

Il ruolo delle politiche pubbliche

Per l’Italia, la partita non è solo aziendale. Gli analisti evidenziano come la competitività degli impianti dipenda anche da costo dell’energia, incentivi stabili e politiche industriali coerenti. L’assenza di un quadro regolatorio prevedibile sull’elettrico è uno degli elementi che ha spinto il gruppo a rivedere i piani. Nel breve periodo, la strategia più prudente di Stellantis potrebbe contribuire a preservare occupazione e capacità produttiva. Nel medio-lungo termine, però, senza nuovi investimenti ad alto contenuto tecnologico, il rischio è una progressiva marginalizzazione industriale.

Una partita ancora aperta

Il crollo del titolo ha segnato uno spartiacque, ma non una conclusione. I mercati attendono numeri: volumi, margini, investimenti e ritorni. L’Italia resta un asset rilevante per Stellantis, ma il suo peso futuro dipenderà dalla capacità di trasformare la fase di rallentamento dell’elettrico in una strategia industriale credibile e finanziariamente sostenibile. Per ora, la valutazione degli analisti è chiara: il rischio è aumentato, ma il valore non è azzerato. La differenza la faranno esecuzione e contesto macroeconomico.