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Politica
Autonomia, esplode la Lega Calabria: "Questa riforma è un pasticciaccio"

"La critica è nella velocità in cui è stata approvata la legge senza valutare anche le richieste che venivano dalla Calabria"

 

Nella Lega esplode il caso Calabria. L'ok definitivo all’autonomia regionale alla Camera crea un nuovo fronte di lacerazione e divisione interna al Carroccio calabrese, che pure alle Europee ha “tenuto”. Ieri la parlamentare Simona Loizzo alla Camera ha sventolato la bandiera della Regione Calabria in segno di giubilo per l’ok all’autonomia differenziata, ricevendo il plauso del collega Domenico Furgiuele, ma oggi sono arrivate le parole del presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, che ha definito senza mezzi termini un "pasticciaccio" la riforma, a causa del mancato approfondimento delle ricadute sui territori, manifestando perplessità per certe scene di giubilo a Montecitorio. Una distanza che non più essere derubricata a semplice schermaglia interna e locale – Loizzo e Mancuso sono stati candidati alle Europee con la Lega, con Mancuso che alla fine ha vinto il derby territoriale – ma che evidentemente è sintomatica delle tensioni che la Lega vive. Lo scrive il sito internet www.corrieredellacalabria.it.

Intervistato a margine di un’iniziativa in Cittadella, Filippo Mancuso usa toni meno bruschi rispetto alla nota di ieri ma il merito resta quello: "L’autonomia differenziata – evidenzia Mancuso – si è approvata in un modo troppo veloce. Noi in Consiglio regionale ci eravamo già determinati – come suol dirsi carta canta – con un documento approvato in Consiglio regionale che dice “va bene l’autonomia differenziata, è un’opportunità per la Calabria e per il Sud, ma dobbiamo stare attenti alle materie dove non sono previsti finanziamenti per la determinazione dei Lep” e volevamo che fosse fatto uno studio adeguato per capire la ricaduta sui nostri territori. Questo chiedevamo. La critica è nella velocità in cui è stata approvata la legge senza valutare anche le richieste che venivano dalla Calabria. Però penso che i nostri parlamentari vigileranno su questo, siamo in tempo a presentare emendamenti o variazioni di legge". Quanto alla bandiera della Calabria sventolata alla Camera, Mancuso osserva: "Consentitemi una piccola critica, penso siamo in democrazia, Io avrei voluto vedere la bandiera sventolare quando sono stati messi i 3 miliardi per la Statale 106 perché rappresenta un grande risultato, avrei voluto vedere sventolare la bandiera della Calabria quando ci hanno finanziato la fine dei lavori sulla trasversale delle Serre. Ecco, di queste cose dobbiamo essere contenti, di vedere il nostro vessillo perché siamo stati rispettati e vengono raccolte le nostre esigenze. In questo caso una piccola critica mi sia consentita, siamo in democrazia. E io penso di essere un uomo libero: sono nato libero e penso che morirò libero".

Un concetto “forte”, questo finale citate da Mancuso, che si riallaccia con quanto lo stesso Mancuso ha detto in un articolo riportato oggi da “Repubblica.it”. Nel servizio a firma Lorenzo De Cicco, dal titolo “Autonomia, la Lega ora rischia il big bang in Calabria: ‘Con Salvini troppi servi sciocchi’”, “Repubblica.it” scrive: «I leghisti del Nord stappano il prosecco, preparano la “festa dell’autonomia” domani a Montecchio Maggiore, nel Vicentino, con Salvini e Zaia. Ma in Calabria il partito dello spadone di Alberto da Giussano rischia il Big bang. Perché la riforma Calderoli, appena bollinata dalla Camera, dopo il Senato, e dunque legge nazionale, nella punta dello Stivale viene accolta con un misto di frustrazione e recriminazioni nei confronti di via Bellerio. E dire che la Calabria, dove Salvini a febbraio ha spedito come commissario il fedelissimo Claudio Durigon, è la regione del Sud dove il Carroccio ha fatto meglio, alle ultime Europee: 9,19%. … Eppure l’autonomia rischia di diventare un grosso guaio, per il vicepremier. Il primo a esporsi è stato il presidente del Consiglio regionale, leghista di ferro, in teoria: Filippo Mancuso. Al di là dei galloni istituzionali, è stato il campione delle preferenze della Lega in Calabria: 22mila voti personali nelle urne dell’8 e 9 giugno.

Il triplo di Roberto Vannacci nella regione, per dire. Eppure – prosegue “Repubblica.it” – Mancuso parla dell’autonomia come di un “pasticciaccio difficile persino da decifrare”, di un testo che “certamente non è in linea con i bisogni reali del Mezzogiorno”, insomma di un “pennacchio” buono per i nordisti. Contattato da Repubblica, continua a rammaricarsi: “Con Salvini non abbiamo nemmeno avuto il tempo di confrontarci, visto che hanno accelerato alla Camera”. Sui colleghi deputati della Lega, come l’onorevole Simona Loizzo, che hanno sventolato nell’emiciclo di Montecitorio la bandiera calabrese, Mancuso reagisce così: “Ci sono tanti servi sciocchi”. La frattura si sta facendo profonda. La delegazione leghista-calabrese alla Camera, che annovera il vice-capogruppo Domenico Furgiuele, pare tenere sulla linea del Capo. Ma nei territori il partito rischia di esplodere.

Nell’articolo quindi “Repubblica.it” aggiunge: «Da mesi, proprio per le bizze preliminari sull’autonomia, in Calabria si parla di un possibile fuggi fuggi dalla Lega, direzione Forza Italia. E adesso Mancuso non esclude un possibile addio: “Possibile che mi caccino, dopo quello che ho detto. Ma sinceramente, non è il primo dei miei problemi”. Il clima è questo». Secondo fonti del centrodestra calabrese, sarebbero in sintonia con Mancuso, cioè contro il ddl sull’autonomia differenziata approvato l’altro ieri, 4-5 consiglieri regionali sui 6 iscritti alla Lega. Insomma, se Durigon non riuscirà a ricucire lo strappo, il partito rischia quasi di sparire in Consiglio regionale. “Se sono entusiasta di questa legge? No. Non faccio festa”, ammette Pietro Molinaro, un altro consigliere della Lega in Regione Calabria. “Come Consiglio avevamo votato un documento che chiedeva correzioni e approfondimenti. Auspico che il governo adesso riesca a gestirli”. Ci saranno traslochi dalla Lega? “Non credo, non ho sentito voci in questo senso. Poi in politica, mai dire mai”».






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