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Ecco perché Berlusconi non si può permettere di far cadere Letta

Ecco perché Berlusconi non si può permettere di far cadere Letta

Di Tommaso Cinquemani
 twitter@Tommaso5mani

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Quando Napolitano accettò la rielezione fu molto chiaro con Monti, Bersani e Berlusconi: ‘accetto, ma le regole le detto io. Massima priorità alle riforme e se qualcuno sgarra io me ne tiro fuori’. E’ con questo avvertimento bene in testa che Berlusconi sta affrontando le fibrillazioni all’interno del governo e soprattutto le vicende giudiziarie che lo hanno colpito.

Il Cavaliere sa che se facesse cadere l’esecutivo Letta, Napolitano non chiamerebbe nuove elezioni, sciogliendo le Camere. Piuttosto si dimetterebbe. A quel punto il Parlamento in seduta comune dovrebbe scegliere un nuovo Capo dello Stato. Il terrore di Berlusconi è che a quel punto il Partito Democratico, con un nuovo segretario e nuovi equilibri interni, potrebbe trovare una convergenza con il Movimento 5 Stelle per eleggere un loro uomo al Quirinale, magari proprio quel Romano Prodi che i franchi tiratori avevano fatto fuori. A quel punto, come lo è stato tra Pd e Pdl, si aprirebbe una stagione di larghe intese a sinistra, con un esecutivo targato Pd-Sel-M5S.

E’ per questo che Berlusconi ha tarpato le ali ai suoi falchi, impedendogli di sparare troppo sui ‘magistrati rossi al soldo dei comunisti al governo’. Ed è per questo che in più di una occasione ha tenuto a dire che vuole tenere il piano della giustizia separato da quello della politica di governo. La manifestazione di sabato ha lo scopo di alzare i toni dello scontro, ma non intaccherà la stabilità del governo, anche perché Letta non ha alcuna intenzione di essere trascinato sul tema della giustizia, un pantano da cui è impossibile uscirne. Ed è per questo che negli ultimi giorni si stanno moltiplicando i contatti dei due partiti di governo con il Quirinale per esplorare la strada della nomina di Berlusconi a senatore a vita, una mossa che metterebbe il Cavaliere al sicuro, ma che gli libererebbe le mani dalla parte del governo.

Intanto Berlusconi procede alla ristrutturazione del partito. Ristrutturazione che partirà dal nuovo coordinatore nazionale. Secondo quanto può riferire Affaritaliani.it il nome in pole position è quello di Paolo Romani. L’unico uomo vicino al Cavaliere che è stato tenuto fuori dagli incarichi di governo, proprio per in vista del difficile compito di guidare il partito. Non ci dovrebbero essere novità invece per Angelino Alfano che continuerà ad essere segretario.